Il Tirreno

Lucca

Finanza

Lavori nei condomini mai eseguiti: sequestrati 2,6 milioni di euro

di Andreas Quirici
Finanza in un cantiere
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Finanza in un cantiere

Le indagini hanno riguardato anche interventi effettuati a Lucca e a Pistoia

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LUCCA. Dopo anni d’attività imprenditoriale in tutt’altro settore, tra la fine della pandemia e l’inizio dell’erogazione di crediti d’imposta per il cosiddetto “bonus facciate”, hanno aperto una società edile che, in poco tempo, ha letteralmente fatto un exploit finanziario. Il tutto senza avere maestranze o mezzi. Un quadro che ha insospettito la Guardia di finanza di Pisa, tanto da avviare un’indagine che in un anno ha portato al sequestro in via preventiva di 2,6 milioni di euro, stabilito dal Gip del tribunale di Pisa. Soldi congelati nel cassetto fiscale dallo Stato come conseguenza del reato d’indebita percezione di erogazioni pubbliche. Per questo sono stati denunciati i due amministratori della società edile che, secondo quanto appreso, si sono resi protagonisti di un numero consistente di false dichiarazioni, per attestare in maniera fittizia l’esecuzione di lavori edili per 3 milioni di euro, in prevalenza per il Bonus facciate, nei confronti di vari condòmini, in realtà mai eseguiti oppure eseguiti per importi nettamente inferiori.

La ricostruzione delle Fiamme gialle ha individuato 45 cantieri nelle province di Roma, Milano, Monza, Varese, La Spezia, Massa, Lucca, Pistoia e Pisa. Trattandosi di condomini, il numero delle persone coinvolte è molto alto, anche se non quantificato nel dettaglio. Gli accertamenti sono stati realizzati nell’ambito di controlli fiscali sulla spettanza dei bonus edilizi previsti dal decreto “Rilancio” del 2020. Tra audizioni, acquisizioni e analisi documentali e sopralluoghi su tutto il territorio italiano, i finanzieri hanno rilevato in quasi tutti i condomini coinvolti nella vicenda la mancata esecuzione dei lavori, l’assenza di ponteggi e di lavoratori all’opera, oltre alla mancata esposizione dei cartelli previsti dalle leggi relativa all’esecuzione di lavori edili.

In base a quanto spiegato dal comando provinciale della Guardia di finanza, gli abitanti delle costruzioni oggetto del presunto raggiro al centro dell’inchiesta, non solo hanno subìto la mancata realizzazione delle ristrutturazioni, ma hanno anche pagato una somma pari al 10 per cento o del 50 per cento all’impresa edile per l’esecuzione dei lavori.

Un quadro complesso da definire per gli investigatori, secondo i quali i due amministratori della società edile di Pisa avrebbero ottenuto, con la presentazione delle false dichiarazioni, denominate “comunicazioni dell’opzione relativa a interventi di recupero del patrimonio edilizio”, indebiti contributi sotto forma di crediti d’imposta, mediante il meccanismo dello sconto in fattura. Il risultato di quest’anno di lavoro da parte dei militari è stato di impedire l’introduzione e la circolazione nell’economia legale di crediti di imposta percepiti in maniera indebita e utilizzati in compensazione con debiti tributari o cedibili a terzi. Il tutto grazie al sequestro in via preventiva dei 2,6 milioni di euro disposto dalla magistratura pisana. L’indagine, comunque, sta proseguendo e non è escluso che la somma sequestrata possa diventare ulteriormente più rilevante. Così come non si escludono coinvolgimenti di altre persone in un’operazione che s’inserisce in quelle che la Guardia di finanza chiama linee strategiche del corpo nell’ambito del contrasto alle frodi fiscali per presidiare continuamente l’economia legale.

Di problemi legati al Bonus facciate o alle ristrutturazioni edilizie, negli ultimi tempi, infatti, si è parlato molto. Quello che doveva essere un volano importante per l’economia italiana, dopo il periodo buio dovuto all’emergenza sanitaria causata dal coronavirus, si è trasformato presto in una zavorra per i conti pubblici e in una serie di criticità per cittadini e imprese che seguono le regole. Sono molti i casi di aziende nate in virtù dell’erogazione dei finanziamenti per le ristrutturazioni edilizie ma che in realtà erano scatole vuote, utilizzate solo per acquisire in maniera indebita le risorse messe a disposizione dallo Stato per questo genere d’interventi.

Nel caso della società edile pisana è giusto sottolineare che siamo alle fasi d’indagine preliminare del procedimento penale. Per il principio di presunzione di innocenza, la responsabilità delle persone sottoposte a indagine sarà definitivamente accertata solo in caso di sentenza irrevocabile di condanna.

 

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