Sicurezza
Coppia lucchese nei guai per i fallimenti pilotati: i nomi e le accuse
I due sono rimasti coinvolti anche nell’inchiesta della procura di Lucca sul fallimento della “Azzurrina acque”
LUCCA. Ci sono anche due lucchesi coinvolti nell’inchiesta della procura di Bologna su una serie di fallimenti che sarebbero stati pilotati per depredare le società del loro patrimonio: si tratta di Marco Gherardi, 49 anni di Castelnuovo Garfagnana e di Tamara Tilocca, 46 anni di Lucca. Per il primo il gip ha disposto – su richiesta del pm – la custodia cautelare in carcere, mentre per Tilocca la misura è quella dell’obbligo di dimora nel Comune di residenza. Per entrambi le accuse sono di associazione a delinquere, bancarotta fraudolenta e riciclaggio. La coppia, pochi mesi fa, era rimasta coinvolta anche nell’inchiesta della procura di Lucca sul fallimento della “Azzurrina acque”.
Sono complessivamente 32 gli indagati, fra i quali 14 arrestati: tra loro anche il viareggino Massimo Vivoli, ex presidente nazionale di Confesercenti, per i quali sono stati disposti i domiciliari. Secondo la tesi degli investigatori – che dovrà essere provata in tribunale – facevano tutti parte, a vario titolo, di un’organizzazione che, tramite società di comodo (e talvolta usando prestanome), svuotava conti e magazzini di aziende in difficoltà, avviandole al fallimento; in un secondo tempo si procedeva al riciclaggio, con la collaborazione di imprenditori cinesi.
Nel dettaglio, Gherardi e la moglie Tilocca, il primo come amministratore di fatto della Rigemex e la seconda come amministratrice di diritto della stessa società, avrebbero sottratto alla società Armonie Srl almeno 1 milione mezzo, sulla base di fatture emesse per lavori e servizi mai effettuati. La Armonie era una società proprietaria di 32 supermercati (tutti nel nord Italia, a eccezione di un paio di punti vendita a Livorno), poi portata al fallimento. E – secondo quanto ricostruiti dalla Finanza – nei suoi confronti la Rigemex avrebbe ricevuto i soldi per lavori di giardinaggio, manutenzione e ristrutturazione. Lavori che però mai erano stati fatti e anzi, in alcuni casi, si riferivano a supermercati già chiusi o che neppure appartenevano alla Armonie.
La seconda parte dell’accusa riguarda il reato di riciclaggio. Secondo gli inquirenti 193.500 euro sarebbero stati inviati con bonifici dalla Rigemex alla società inesistente Import-export Liu, a titolo di pagamento di fatture mai emesse. Successivamente, gli amministratori della Liu avrebbero fatto tornare i soldi a Gherardi e Tilocca, dietro pagamento di una commissione. Stesso schema per altri 264mila euro, stavolta utilizzando la società Twenty srl.
Infine, 578mila euro sarebbero stati versati dalla Rigemex alla società spagnola Rienic, facente dopo sempre a Gherardi, con motivazioni generiche come saldo/acconta fattura, saldo forniture e così via. Di questi, 100mila euro sarebbero poi stati invitati tramite bonifico a D. M. M., figlio di Fiore, uno dei presunti promotori dell’associazione a delinquere. Per giustificare il trasferimento era stato approntato un fittizio preliminare di compravendita di un terreno a Crotone che pochi giorni prima dell’atto era passato da M. padre a M. figlio.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
