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Quiriconi: «Mancano i medici, ma ce la possiamo fare»

di Gian Ugo Berti
Quiriconi: «Mancano i medici, ma ce la possiamo fare»

Parla il presidente dell’Ordine all’inizio della stagione più difficile

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Lucca Nonostante tutto, la qualità dell’assistenza sanitaria a Lucca e provincia andrà abbastanza bene durante l’estate. Quando il presidente provinciale dell’Ordine dei medici Umberto Quiriconi inquadra la situazione si riferisce al fatto che, a fronte di gravissime carenze di personale medico tutt’ora presenti, avranno senz’altro un ruolo positivo i nuovi modelli organizzativi tampone messi in atto dall’ASL e finalizzati alla presa in carico precoce in Pronto Soccorso di alcuni tipi di pazienti comunque destinati al ricovero. In ogni modo, aggiunge Quiriconi, come al solito saranno la buona volontà, lo spirito di sacrificio, il senso di responsabilità dei colleghi e di tutto il personale sanitario a tenere in piedi un’assistenza che possa considerarsi almeno sufficiente.

Secondo il ministero della Salute, attualmente mancherebbero in Italia 30mila medici e 70mila infermieri. Eppure, la risposta delle Istituzioni nazionali non appare così determinata almeno ad iniziare ad affrontare il problema. Cosa proporrebbe, come Ordine dei Medici?

«Sia il precedente che l’attuale governo, dopo anni di immobilismo, hanno aumentato in modo rilevante il numero delle borse di specializzazione e di formazione in medicina generale, l’effetto di tali provvedimenti lo vedremo tuttavia tra quattro-cinque anni e da soli non saranno sufficienti poiché da qui al 2027 andrà in pensione circa il 40 per cento dei medici attualmente in attività a vario titolo con il servizio sanitario nazionale: quindi bisognerà trovare altre soluzioni. Come Ordine proponiamo diversi provvedimenti: rivisitazione degli investimenti in sanità ad almeno il 9 per cento del Pil (invece del 6,3 cper cento previsto per il 2024), adeguamento del numero di ingressi alla facoltà di Medicina alle reali esigenze del mercato sanitario ed agli effettivi posti disponibili nelle scuole di specializzazione, rimozione delle incompatibilità (veramente anacronistiche ai giorni nostri), ricorso a personale straniero (peraltro già in atto in alcune realtà), purché in possesso di requisiti certificati secondo la normativa italiana e in possesso di padronanza della lingua, stipendi commisurati alla difficoltà dell’attività svolta, alla sede, alla responsabilità ed al carico di lavoro, reali possibilità di carriera per merito, formazione post laurea a carico del Servizio sanitario nazionale, istituzione di uno scudo penale per cautelarsi contro assurde rivalse, adeguati sistemi di sicurezza contro le aggressioni, ricorso a un uso appropriato della telemedicina».

A Lucca, prestano servizio medici “a gettone”?

«No, per quanto mi risulta. Alcuni mesi fa questa modalità di reclutamento è stata adottata all’ospedale di Castelnuovo Garfagnana a causa della grave carenza di cardiologi, ma oggi non è più vigente grazie a un accordo con la Fondazione Monasterio che garantisce la presenza degli specialisti anche se a scapito della continuità assistenziale essendo di volta in volta diversi i medici impiegati in tale servizio».

Siamo alle porte della stagione estiva più calda negli ultimi cento anni, con un aumento della popolazione turistica e con un maggior carico di lavoro per gli ospedali, Pronto soccorso e degenza. Da esperto del settore, andrà tutto bene a Lucca?

«Verosimilmente andrà abbastanza bene, sia perché l’Asl sta mettendo in atto modelli organizzativi tampone finalizzati alla presa in carico precoce in Pronto soccorso di alcuni tipi di pazienti comunque destinati al ricovero, sia soprattutto perché, a fronte di gravissime carenze di personale medico tutt’ora presenti, come al solito saranno la buona volontà, lo spirito di sacrificio, il senso di responsabilità dei colleghi e di tutto il personale sanitario a tenere in piedi un’assistenza che possa considerarsi almeno sufficiente dal punto di vista qualitativo in questo frangente. Altri strumenti da mettere urgentemente in atto, poi, al fine di evitare gli accessi impropri in ospedale, sono costituiti dalla riqualificazione della medicina territoriale e del 118, dall’educazione sanitaria del cittadino per promuovere comportamenti corretti e responsabili circa l’utilizzo delle risorse disponibili, dall’istituzione a livello comunale del Servizio di emergenza urgenza sociale, già peraltro presente in molte zone della Toscana, teso ad intercettare i bisogni di quella fascia di popolazione che si rivolge al Pronto soccorso per bisogni sociali e non sanitari».

Ogni anno, è intorno a diecimila il numero dei neolaureati italiani in Medicina e Chirurgia. Quanto tempo occorrerà per pareggiare i conti?

«Nei prossimi anni andrà in pensione circa il 40 per cento dei medici attualmente in attività, cifra peraltro ampiamente prevista da circa dieci anni. Al ritmo di circa 10mila laureati l’anno, considerando i tempi per la formazione specialistica, se tutto andrà per il meglio, temo che occorrerà almeno un decennio per colmare la carenza del personale medico. A questo proposito un’incognita è rappresentata dalle università: saranno in grado di reggere l’impatto di questo enorme carico formativo senza ricorrere alle strutture ospedaliere?».

A una paziente di 110 anni che chiedeva una visita specialistica alla propria Asl, è stato dato l’appuntamento fra sei mesi. Malasanità o un augurio di lunga vita?

«Naturalmente bisogna considerare la patologia per cui è stata richiesta la visita e la tipologia di quest’ultima (prima visita o visita di controllo); certamente, vista l’età, è principalmente da considerarsi come un augurio di lunga vita».l

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