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Il Comune premia gli operatori storici del mercato dell’antiquariato di Lucca

A sinistra la consegna della targa a Bruna Marlia l’operatrice presente da più tempo al mercato lucchese A destra in ordine: Filippo Franchi, Pietro Suffredini, Attilio Martinelli e Romano Vecci (Foto Sernacchioli)
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A sinistra la consegna della targa a Bruna Marlia l’operatrice presente da più tempo al mercato lucchese A destra in ordine: Filippo Franchi, Pietro Suffredini, Attilio Martinelli e Romano Vecci (Foto Sernacchioli)

Nato oltre mezzo secolo fa, fra i primi in Italia è un riferimento per appassionati e turisti  

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LUCCA.  È un pezzo di storia, nel vero senso del termine, della città. Un elemento che riesce nella non facile impresa di aumentare il già ricco fascino del centro storico, e di rappresentare, oltre che un punto di riferimento per gli appassionati, anche un motivo di attrazione per i turisti. Stiamo parlando del mercato dell’antiquariato di Lucca, un appuntamento fisso di ogni terzo fine settimana del mese. E no, non si tratta del solito mercatino che possiamo incontrare su e giù per l’Italia, perché pochi, nel nostro Paese, possono vantare il prestigio e la storia di quello lucchese. Intanto per la sua età, visto che stiamo parlando del secondo mercato del settore dopo quello di Arezzo, inaugurato pochi anni prima. Un’idea nata quando ancora il concetto di antiquariato non era così diffuso, almeno alle nostre latitudini. Da allora, era il 1972, Lucca è diventata un punto di riferimento per gli appassionati, passando attraverso e adeguandosi anche ai tanti cambiamenti di costume e di gusti di questi 51 anni. E per celebrare il mezzo secolo trascorso dall’inizio di questa avventura l’amministrazione comunale ha deciso di fare una sorpresa a chi in quest’avventura ha creduto sin quasi dall’inizio, e ha continuato a vivere quest’esperienza contribuendo a farla crescere.

Il sindaco Mario Pardini e l’assessora al commercio Paola Granucci («Un’eccellenza del nostro territorio di cui dobbiamo andare fieri», hanno commentato), accompagnati dalla curatrice Mariella Morotti, hanno omaggiato gli operatori che da più di 40 anni contribuiscono, con i loro pezzi di antiquariato, a mantenere viva questa eccellenza. In cinque hanno ricevuto la targa con cui l’amministrazione comunale li ringrazia del loro impegno e della loro passione. Tutti superano, alla grande, le 300 presenze tra i banchi del mercato. Un mercato che, come detto, nel corso degli anni è cambiato, per essere sempre al passo con chi lo frequenta. Come spiegato da Mariella Morotti all’inizio gli operatori erano circa 200 (attualmente sono 110 titolari fissi per 136 banchetti), e distribuiti su una superficie che comprendeva anche piazza Bernardini. Ma la scelta è stata quella di compattare l’area delle antichità, dargli un senso e un’organizzazione migliore eliminando gli spazi vuoti. L’attuale disposizione si sviluppa tra il nucleo di piazza San Martino, piazza San Giusto, piazza del Giglio, piazza San Giovanni e le strade limitrofe. «Potremmo anche aumentare il numero di banchi – spiega Morotti – ma vogliamo continuare a puntare sulla qualità, e con un aumento delle postazioni si potrebbe rischiare di abbassarla».

E proprio la qualità ha rappresentato uno dei motivi che ha permesso ai cinque operatori omaggiati ieri mattina di poter svolgere la propria attività. La qualità, assieme a un altro elemento: la passione, quella stessa passione che anima chi ama il proprio lavoro. A ricevere la targa sono stati Filippo Franchi, Pietro Suffredini, Romano Vecci, Attilio Martinelli (formalmente qui sin dal 1981, ma in realtà tra i primissimi a frequentare il mercato lucchese) e Bruna Marlia. E proprio dal banco di Bruna, e dalla sua postazione in piazza San Giovanni, è partita la consegna delle targhe. Una scelta non casuale, dal momento che la sua iscrizione alla camera di commercio per operare sul mercato antiquario lucchese è la più antica, risalendo al 1978.

Bruna ha 85 anni, anche se resta difficile da credere, visto l’aspetto e il suo spirito, ma soprattutto guardando quella luce che le si accende negli occhi quando indica gli oggetti i esposizione («Io con loro ci parlo»), perché ognuno di loro in un certo senso è carico di storie, quelle di chi li ha creati e quelle di chi li ha posseduti. E pochi, meglio di Bruna Marlia, può descrivere come è cambiato questo appuntamento nel corso degli anni: «Tutto cambia. Tanti espositori nel frattempo non sono scomparsi, e non c’è stato un grande ricambio generazionale. Sono cambiati i clienti, i compratori di un tempo non ci sono più, e quindi anche i gusti. E se all’inizio erano molto ricercati gli oggetti in stile liberty, adesso l’attenzione si è concentrata sugli anni cinquanta e sul modernariato». Quello che non cambia però è la passione: «È l’amore per le cose belle che mi circondano», sorride Bruna.

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