Il dolore
Lucca, studentessa uccisa da un’overdose: non si può fare il processo al pusher perché non si trova
L’imputato non ha mai ricevuto gli atti d’indagine. La causa rimane in uno stato di latenza sino a quando, eventualmente, venga rintracciato
LUCCA. Non doversi procedere per mancata conoscenza del processo da parte dell’imputato. Ecco la novità introdotta dalla riforma Cartabia che ha perseguito sia lo scopo di deflazione sia quello di recuperare efficienza visto che tale pronuncia definisce il procedimento, evitando che il giudice ogni anno debba disporre nuove ricerche dell’imputato. Un modo per ridurre i carichi pendenti che tuttavia crea non pochi imbarazzi. Un episodio eclatante è capitato al giudice dell’udienza preliminare Alessandro Trinci chiamato a pronunciare una sentenza di «non doversi procedere per mancata conoscenza del processo da parte dell’imputato». Ma in questo doloroso caso c’è di mezzo la morte di Pamela Colognori, una studentessa di 25 anni uccisa da un’overdose nella sua camera da letto a Balbano la mattina del 24 febbraio 2021. É complicato per un giudice dover dire ai genitori, ai parenti, agli amici di una giovane vittima, che il processo non si farà perché l’indagato non si trova. O meglio si potrà fare soltanto se il presunto autore del reato comparirà entro 40 anni: entro il 22 settembre 2061. Perché Dahe Rata, 25 anni, originario della Tunisia, accusato dalla procura della Repubblica di cessione di cocaina e morte in conseguenza di altro reato venne formalmente indagato il 22 settembre 2021.
Il tunisino si è reso da subito irreperibile. A indicarlo fu il fidanzato della ragazza che quel tragico mattino, rincasando, aveva trovato il cadavere della compagna, Agli inquirenti aveva raccontato di aver acquistato assieme a Pamela due grammi di coca da un pusher a San Giuliano Terme. E attraverso le fotosegnalazioni di spacciatori il giovane aveva indicato il tunisino quale fornitore dello stupefacente. Tanto era bastato alla procura, che aveva disposto l’autopsia sulla giovane uscita da una comunità di recupero. Ma Rata non è mai stato interrogato dalla polizia e non ha mai ricevuto la notifica della richiesta di rinvio a giudizio e quella del verbale d’udienza.
Il gup Trinci, come estremo tentativo, nel dicembre 2022 aveva sospeso l’udienza rinviandola di sei mesi e disponendo nuovamente un tentativo di rintracciare l’imputato attraverso la polizia giudiziaria. Ma tutto è risultato vano e sulla tragica fine di Pamela, una ragazza barghigiana, ottima studentessa e appassionata di sport, nessuno sarà chiamato a pagare. Il processo in absentia non si potrà fare, ma il legislatore ha messo il giudice nelle condizioni di non spogliarsi del processo nonostante la pronuncia del «non doversi procedere». La causa rimane in uno stato di latenza sino a quando, eventualmente, si rintracci l’imputato. Non solo. Le misure cautelari e i provvedimenti di sequestro conservano efficacia fino al momento in cui la sentenza di non luogo a procedere non sia più revocabile. E in questo, come in altri casi, le ricerche dell’imputato proseguono per un periodo di tempo che può estendersi fino al doppio dei termini stabiliti ai fini della prescrizione. Nel caso di cessione di cocaina e morte in conseguenza di altro reato si parla di 40 anni. L’attività permette di cristallizzare il materiale probatorio da utilizzare nell’eventualità in cui si provveda alla riapertura del processo perché le ricerche dell’imputato abbiano dato esito positivo e sia stata revocata la sentenza di non luogo a procedere. Ma tutti questi faldoni con persone che non si trovano dove saranno conservati e chi si ricorderà con il passare del tempo di quei casi?
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