Il Tirreno

Lucca

Musica: l’intervista

Chitarra e melodia italiana, il musicista Pat Metheny torna al Summer Festival: «Sento un legame col vostro Paese»

di Luca Cinotti
Chitarra e melodia italiana, il musicista Pat Metheny torna al Summer Festival: «Sento un legame col vostro Paese»

Lucca, il chitarrista americano racconta la genesi dell’ultimo disco costruito con pezzi ritrovati per caso sul computer. Si esibirà in piazza Napoleone il 17 luglio: «Porto il mio lavoro con i giovani, è bellissimo suonare con loro»

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LUCCA. Il 17 luglio per la terza volta, dopo il 1999 e il 2000, Pat Metheny salirà sul palco del Summer Festival. In questa intervista il grande chitarrista americano parla di questo evento e del suo rapporto speciale con l’Italia.

Arriva in Italia con il progetto “Side-eye”, che coinvolge giovani musicisti. Quanto è importante la relazione con loro?

«Una delle grandi cose della musica è che l’età cronologica non conta quando suoni, a patto che ognuno sia fluente nel linguaggio della musica che gira intorno. Ho sempre beneficiato della generosità dei musicista, anche quando ero un ragazzino che si faceva largo nelle scene di Kansas City. Sono sempre felice di avere intorno persone che sono interessate nella musica, qualunque sia la circostanza. Ascolto regolarmente nuovi musicisti che dicono di essere stati influenzati da me e frequentemente li invito a casa mia per suonare. Molto spesso è naturale suonare con loro, perché sono letteralmente cresciuti con la mia musica. E io traggo ispirazione da come loro affrontano le sfide che arrivano dal territorio delle vecchie registrazioni e allo stesso tempo sono intrigato dalle possibilità di scrivere nuova musica per loro. La band è impostata su questo, con Joe Dysan, brillante batterista di New Orleans e il super talentuoso pianista Chris Fishman».

Lei è considerato uno dei musicisti più influenti degli ultimi decenni. È più un peso o un onore?

«Non sono cose a cui penso. Se viene a casa mia non vedrà premi o cose del genere sui muri. Sono onorato da tutto, ma penso solo a quello che accadrà domani. Questo conta, per me: cosa succederà nel futuro».

Lei ha molti fan in Italia. Qual è la sua relazione con il nostro Paese?

«L’Italia è sempre stata molto importante per me, in molte maniere. Innanzitutto perché è un posto che amo; inoltre c’è sempre stata una connessione speciale tra gli spettatori italiani e le musica che ho provato a fare. Devo ancora capire esattamente perché questo avviene, visto che il modo in cui suono è molto personale e legato al Midwest americano. Ma l’Italia è la patria della melodia in tante maniere e sicuramente sono stato influenzato da questo e ho provato a onorare gli standard melodici che, in qualche maniera, mi sembrano riposare nell’anima degli italiani».

Lei arriverà a Lucca con un nuovo lavoro, “Dream box”. Ce lo può raccontare?

«È una registrazione per me inusuale: una compilation di tracce soliste che ho suonato in diversi anni e che ho riscoperto mentre mi trovavo in tour nel 2022. In quell’occasione mi imbattei in una cartella che avevo dimenticato sul mio hard disk. Spesso faccio veloci registrazioni di nuove canzoni, nuove chitarre e così via. E le metto nel mio portatile, di solito senza mai più sentirle».

Non è stato così però per quella cartella.

«Di solito, ascolto le mie registrazioni solo in tour, quando ho più ore libere, anche se su un bus o in camera di hotel. E l’ultimo anno è stato pieno di viaggi, con circa 160 concerti in tutto il mondo. Durante quel periodo spesso mi sono trovato a tornare a quella cartella che avevo ritrovato, davvero sorpreso di quello che c’era dentro. Sono quindi passato a “setacciare” il contenuto, per far emergere qualcosa di coerente. Ho scoperto che avevo trovato, senza volerlo, una destinazione che non avevo pianificata, e sono eccitato di condividere cosa era sepolto in quel computer. Queste nove tracce erano le mie preferite e mi hanno dato qualcosa di unico. Non ho mai suonato ciascuna di loro per più di una volta. Sono dei momenti nel tempo e per la maggior parte non mi ricordo nemmeno di averle registrate. Ogni canzone, eccetto una, riflette un metodo di registrazione: una parte armonica iniziale con gli accordi seguita da una parte melodica e di improvvisazione. Il focus è sulla chitarre elettrica e, in particolare su una chitarra elettrica “tranquilla”, un’area di particolare interesse per me”.


 

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