Sicurezza
Lucca, assolto per violenza su una minore dopo un’inchiesta lunga sette anni
È emerso che l’adolescente aveva speso 360 euro di taxi per raggiungere l’innamorato
LUCCA. Per sette lunghissimi anni è finito nel tritacarne della giustizia per un reato particolarmente infamante: violenza sessuale con una minorenne, una ragazza che aveva, all’epoca dei fatti, poco più di 14 anni. La denuncia era stata presentata nel 2016 nei confronti del violentatore – 24 anni, residente nella Piana, piccoli precedenti penali – dal padre dell’adolescente che sosteneva come la ragazza fosse stata “plagiata” da quella persona che lui stesso conosceva. Il pubblico ministero che si occupò del caso portò avanti il fascicolo chiedendo il rinvio a giudizio nei confronti dell’imputato. Ma il fascicolo rimase inevaso per un po’ di tempo dato che il magistrato in pensione era stato collocato a riposo. Nel corso del processo di fronte al collegio sono emerse prove inconfutabili dell’assoluta estraneità all’accusa che era stata mossa nei confronti del giovane. La ragazza, minorenne all’epoca dei fatti, ha ammesso che il rapporto sessuale con l’adulto era totalmente consenziente. Non solo. In aula ha raccontato ai giudici che lei, fatalmente attratta dal giovane uomo più anziano di lei di dieci anni, aveva lasciato la sua abitazione di nascosto ai genitori e aveva preso un taxi pagando 360 euro affinché il conducente la accompagnasse dall’Umbria alla Lucchesia. Luogo dell’incontro, che doveva restare segreto, un albergo a ore nella Piana. Ma il padre venne subito a saperlo.
L’indagine
Non sussiste reato se una quattordicenne compie atti sessuali senza costrizione con un maggiorenne. Ma la procura puntò l’indice sul consenso prestato in maniera consapevole e davvero libera. Per gli investigatori quel rapporto era stato consumato approfittando dello stato di diminuita difesa e resistenza della vittima che, stando all’ipotesi accusatoria, vedeva nel giovane adulto della sua stessa etnia una sorta di essere superiore in grado di piegare la sua volontà. E ai fini della commissione del reato è sufficiente che la volontà risulti anche parzialmente e temporaneamente coartata senza necessariamente l’uso della violenza o della minaccia da parte del violentatore. Ma in aula le parole della ragazza, che oggi ha quasi 22 anni, hanno fugato ogni dubbi e per l’imputato è stata la fine di un incubo. Tra l’altro anche il pm in aula, Enrico Corucci, ha chiesto l’assoluzione.
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