In San Nicolao 16 secoli di storia. E spunta Petronilla Guinigi
I ritrovamenti degli archeologi nel cantiere aperto per il Paladini-Civitali
LUCCA. A un certo punto, sotto le mani degli archeologi è apparsa anche la placca di ferro con un’iscrizione che potrebbe essere quella della sepoltura di Petronilla Guinigi, esponente della celebre famiglia lucchese, che fu anche badessa del convento di San Nicolao. Perché è proprio qui, nel grande cantiere per ristrutturare la sede del Paladini-Civitali che sono stati trovati i segni di 16 secoli di storia lucchesi.
A spiegare i tesori di quello che il presidente della Provincia Luca Menesini ha chiamato «un complesso ricco di storia, nel quale i ragazzi torneranno già da fine anno» è stata Neva Chiarenza, funzionaria della Soprintendenza. Che ha spiegato che, dopo i primi ritrovamenti, è stata subito attivata un task force di archeologi e antropologi che ha consentito di valutare e rimuovere i reperti senza bloccare il cantiere.
«Abbiamo sempre tenuto la necessità di andare avanti con i lavori», spiega Chiarenza, che poi illustra come nei giorni scorsi è avvenuta la scoperta più antica nel tempo: una strada glareata del IV secolo dopo Cristo: si trattava di uno dei collegamenti esterni alle mura romana che connettevano con le campagne. La maggior parte dei ritrovamenti va riferita, invece, al complesso conventuale di San Nicolao, documentato all’interno delle mura medievali fin dal XII-XIII secolo. Lo scavo archeologico, infatti, ha riportato alla luce le strutture del primo nucleo del convento, riferibili agli edifici donati dalla potente famiglia lucchese dei Busdraghi alle agostiniane di Santa Maria della Croce.
Ed è proprio dall’ambiente del convento, nel XVII secolo, che sono arrivate le scoperte più importanti. Nell’ambiente posto a nord est del chiostro, limitrofo alla parte absidale della chiesa di San Nicolao, la rimozione del pavimento ha permesso di scoprire un piccolo vano centrale con botola e tre ambienti paralleli e allineati, di maggiori dimensioni, a pianta rettangolare allungata: si tratta di “sepolture murate”, che hanno ospitato, nel corso del tempo, le salme di individui femminili appartenenti all’istituzione religiosa. Il numero di inumati, adulti e infantili, e gli oggetti di corredo permetteranno di ricostruire aspetti inediti del microcosmo femminile nella Lucca del XVII secolo.
Nella prima camera aperta, infatti, gli esperti hanno contato almeno 24 corpi. «Si tratta di tombe sigillate – spiega Chiarenza – che ci restituiscono la situazione dell’epoca: per mole di dati e caratteristiche del complesso, è qualcosa di unico. Abbiamo deciso di fare un intervento in urgenza per preservare i ritrovamenti, vista l’alterazione del micoclima».
Nello scavo non sono stati rinvenuti soltanto scheletri: ci sono anche rosari, fibbie, medagliette in bronzo, crocifissi in ferro, ceramiche medievali.
E poi è stata rinvenuta la placca con quella che sembra l’incisione del nome di Petronilla Guinigi: «Sapevamo che era stata in questo convento – spiega Chiarenza – e che per tre anni aveva ricoperto anche il ruolo di badessa. Ora dovremo fare ulteriori ricerche per capire se la targa si riferisce proprio al periodo in cui guidava la struttura».
«Sapevamo che i lavori allo storico ex convento erano complessi, anche perché la possibilità di ritrovamenti importanti era alta, come nei fatti è stato – commenta il presidente Menesini – . Ringrazio la Soprintendenza e le archeologhe per la collaborazione: riuscire a conciliare il loro compito e il lavoro della ditta che sta riqualificando la scuola per restituirla agli studenti del Paladini durante le vacanze di Natale non era semplice, richiedeva impegno da ambo le parti e abbiamo incontrato grande disponibilità e sensibilità».
Da citare anche l’équipe di professionisti da mesi impegnata nei lavori: Elisabetta Abela, Domenica Barreca, Letizia Cavallini, Ivana Fusco, Luca Grassi, Giovanni Sodi e Maria Scalici della direzione operativa del restauro.
Cosa ne sarà dei reperti rinvenuti e asportati in questa fase? Da una parte andranno incontro a un periodo di studio – anche con l’intervento di istituzioni universitarie – che ci diranno molto di più sulla loro storia.
Dall’altra si pensa a una «restituzione», come dice la dottoressa Chiarenza, alla comunità: «L’ipotesi è di realizzare un ambiente espositivo nei locali sopra le sepolture, che nel progetto saranno destinati a diventare la biblioteca della scuola, Ovviamente dovremo decidere cosa esporre, anche a seconda dei vari stati di conservazione dei reperti».
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