Il Tirreno

Lucca

Morto in cava, l’addio a Ugo Antonio Giusti. Lutto cittadino a Minucciano

La cava teatro della tragedia di sabato mattina
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La cava teatro della tragedia di sabato mattina

A Gorfigliano il funerale dell’uomo morto in una cava a Orto di Donna

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MINUCCIANO. Mentre prosegue l’indagine sulle cause della tragedia, oggi è il momento del commiato. Alle 15.30 nella chiesa di San Giusto e Clemente a Gorfigliano sarà officiato il funerale di Ugo Antonio Giusti, il cavatore di 55 anni morto sabato mattina, dopo essere stato colpito da una roccia mentre si trovava nella cava F del bacino Orto di Donna, sulle Apuane nel territorio di Minucciano. L’uomo viveva nella frazione di Gorfigliano con la moglie Simona Giovannini, e lascia tre figli, Giancarlo, Jessica Elena e Margherita, e il fratello Claudio.

Come aveva anticipato all’indomani della tragedia il sindaco di Minucciano Nicola Poli ha proclamato, per l’occasione, il lutto cittadino, per il profondo cordoglio suscitato in tutti da questa tragedia e per far sentire la vicinanza dell’intera comunità ai familiari di Orsi. Per questo l’amministrazione comunale parteciperà alla cerimonia funebre con il gonfalone listato a lutto, mentre in municipio sarà esposta la bandiera a mezz’asta, mentre nel prossimo consiglio comunale sarà osservato un minuto di silenzio in memoria dell’uomo.

Inoltre da parte del Comune vengono invitati tutti i cittadini, le istituzioni e le associazioni a manifestare il proprio cordoglio nelle forme che verranno ritenute più opportune e, più in particolare, le attività commerciali sono invitate a partecipare al lutto cittadino tenendo abbassate le serrande dei locali dalle 15 fino alla fine della cerimonia funebre.


Ma la tragedia di Minucciano ha riacceso i riflettori sulla questione della sicurezza sui luoghi di lavoro, un tema di cui si tende troppo spesso a parlare solo a dramma avvenuto. «Registrare nella nostra provincia un morto sul lavoro in questi giorni è una tragedia immensa – è il commento del segretario della Uil Nord Toscana Massimiliano Bindocci – che non può risolversi con i comunicati della politica, e delle organizzazioni sindacali, fino al prossimo incidente. Spesso la sicurezza nelle aziende è solo di carta, sono solo procedure e modelli da compilare e a un pericolo e a una procedura ufficiale si affianca una procedura non scritta “per far prima”, che tutti conoscono. È una sicurezza più a discorsi che a fatti. Funziona decentemente solo in alcune grandi aziende, dove c’è anche il sindacato presente, ma non sempre, mentre nelle realtà piccole il sistema è decisamente fallimentare, le aziende fanno quello che vogliono e chi protesta viene messo ai margini. I lavoratori hanno sovente la paura di subire ritorsioni se segnalano problemi, c’è sempre il timore di perdere il posto, sopratutto per i precari, ma anche tra i fissi l’omertà prevale anche perché, dopo l’abolizione del vecchio articolo 18, in alcune aziende viene anche fatto capire che costa meno licenziare qualcuno che rispettare i costi della sicurezza. La frase “se non ti sta bene qualcosa quella è la porta” è sempre attuale. L’Asl con il dipartimento che dovrebbe occuparsi di sicurezza, anche a Lucca di fatto non esiste, ha organici ridottissimi, la Regione in questi anni ha tagliato tutto, riducendo il settore ai minimi termini. A Lucca non c’è nemmeno un numero da chiamare a cui sei sicuro che qualcuno risponda, riteniamo che debba esserci una modalità di richiesta di intervento immediato, diffusa e accessibile a tutti, che tuteli anche l’anonimato, o anche per avere consigli. Mancano organici adeguati e distribuiti nel territorio e forse un po’ di buona volontà».

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