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Appalti senza regole, a Lucca è allarme per il cartario

di Luca Cinotti
Appalti senza regole, a Lucca è allarme per il cartario

Riva (Fiom-Cgil): «Tendenza preoccupante nel meccanico, nascono false imprese artigiane con centinaia di dipendenti». E in Valle del Serchio si addensano le nubi sulla Kme di Fornaci

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LUCCA. False imprese artigiane che hanno a libro paga centinaia di persone. Una rete di appalti e subappalti che “asciuga” le imprese di molti dipendenti diretti per affidarsi a realtà che pagano i propri dipendenti attraverso i rimborsi spese. Scarsa tutela della sicurezza sul lavoro e di quella retributiva e contributiva. È il male oscuro che sta dietro un settore fondamentale dell’economia lucchese, quello del meccanico per le cartiere: a lanciare l’allarme è Nicola Riva, segretario provinciale della Fiom Cgil.

Un paesaggio che Riva conosce bene, dalla sua esperienza alla guida della Fiom versiliese: la giungla degli appalti è infatti il più grande punto di debolezza della nautica viareggina. Ma si farebbe un errore a pensare che questo sistema si sia fermato ai piedi del Monte Quiesa: «Ormai il ricorso agli appalti anziché ai dipendenti diretti – spiega il sindacalista – è ampiamente diffuso nelle aziende meccaniche che lavorano per le cartiere. Ed è una situazione che è assolutamente peggiorata nel corso degli anni».

In sostanza si tratta di un esternalizzazione di alcune fasi del processo produttivo ad aziende esterne: «Si parla di installazioni all’estero, o di montaggi. Ma attenzione: in alcuni casi vengono appaltate parti organiche del ciclo produttivo vero e proprio».

Il punto di caduta sono le condizioni di lavoro e retributive dei dipendenti delle aziende in appalto: «Ci sono pseudoimprese artigiane che hanno centinaia di dipendenti, che regolarmente gonfiano le trasferte retribuite per pagare i dipendenti». Una pratica che ha un effetto importante di possibile evasione dal punto di vista fiscale e contributivo. «Purtroppo – ragiona Riva – le strutture di controllo sono ridotte all’osso e questo rende difficile le verifiche che sarebbero necessarie e renderebbero evidente l’evasione, della quale risponderebbe anche il committente, visto che sono lavori in appalto».

L'altra grossa preoccupazione è per la sicurezza: «Finora abbiamo avuto tanta fortuna – dice il segretario della Fiom – perché non è accaduto niente di particolarmente grave. Ma è chiaro che si tratta di una situazione a rischio: vengono fatte lavorare in ambienti pericolosi persone che non sono adeguatamente formate. E, per di più, lavorano spalla a spalla i dipendenti del committente con quelli della ditta in appalto».

Un sistema che secondo Riva non è nemmeno scontato produca risparmi per le imprese committenti, ma che sta diventando una tendenza stabile, creando anche una concorrenza sleale con le aziende (che per fortuna ci sono) che si comportano correttamente: «E per il sindacato è difficile entrare in queste realtà. Dobbiamo tener conto che vengono a lavorare qui anche imprese da fuori provincia e da fuori regione. Il che vuol dire che hanno dipendenti sparsi ovunque, non sono radicate in un territorio e non hanno nemmeno una sede stabile dove poter organizzare un’assemblea. Alla fine sono i dipendenti che ci vengono a cercare, ma questo significa che la situazione ha già preso una brutta piega».

Ma come viaggia, nel suo insieme, il settore metalmeccanico della Lucchesia? Riva tratteggia la situazione del cartario con un numero: «Il settore, tra il 2022 e il 2021, ha visto un aumento dei ricavi del 14 per cento. Si tratta senz’altro di un risultato importante, confermato anche dal fatto che che ci sono investimenti importanti nei macchinari da parte delle cartiere della Piana e della Valle. E poi c’è la parte dei ricambi, che non soffre mai. Ma va anche segnalato che gli utili sono calati. Questo perché le aziende si stanno facendo la guerra, anche con politiche commerciali aggressive. Questo può essere un problema, in prospettiva: avere una marginalità minore può portare a minori investimenti».

E mentre i rapporti sindacali si muovono a macchia di leopardo («stiamo rinnovando gli accordi aziendali: ci sono situazioni con tensioni, ma anche altre con rapporti distesi»), c’è un caso che crea preoccupazione al segretario della Fiom: la Kme di Fornaci di Barga, che sta vivendo mesi di cali di produzione e, a seguire, di cassa integrazione per i dipendenti. «Siamo in credito di informazioni da parte dell’azienda. La commissione economica congiunta che abbiamo chiesto anche pochi giorni fa andava convocata a marzo: siamo a maggio e ancora non si è vista».

Vicenda complicata, quella di Kme. E non solo dal punto di vista produttivo, ma anche da quello finanziario. Kme group, infatti, ha in corso un’offerta pubblica di acquisto per rastrellare tutte le azioni proprio sul mercato. L’operazione, svolta con il supporto della banca d’affari JP Morgan, punta al delisting, cioè a uscire dalla quotazione della borsa di Milano.

«Non riusciamo però a capire – dice Riva – come e se questa operazione sia collegata allo stato degli stabilimenti e alle richieste reali del mercato: la ripresa c’è e quindi ci dovrebbe essere un rilancio della produzione». Nessuno, però, sulle sponde del Serchio ha per il momento visto traccia di questo rilancio.


 

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