Gioco
Giovanni Di Lorenzo e le partite nel piazzale sotto casa. Il fratello: «All’inizio segnava tanto, era stato chiamato “Batigol”»
La passione per il difensore del Napoli è stata una questione di famiglia: il racconto del fratello Diego
La passione per il calcio per Giovanni Di Lorenzo è stata una questione di famiglia. Un amore per il gioco trasmesso dai genitori Vincenzo e Sonia e dal fratello Diego, di quattro anni più grande. Fratello che proprio giovedì ha compiuto il suo 34° compleanno, ricevendo il regalo del tricolore.
«Passavamo i pomeriggi a giocare, assieme agli altri bambini del paese, nel piazzale sotto casa nostra – racconta Diego, apprezzato mediano di diverse formazioni dilettantistiche della Valle del Serchio – appena usciti da scuola davamo vita a partite interminabili, con le porte fatte con mezzi di fortuna. Non sono passati 50 anni, ma dispiace che i ragazzini di oggi abbiano perso queste piacevoli abitudini. Il legame con Ghivizzano, nonostante sia partito da casa giovanissimo, non si è mai spezzato. Anzi si è rafforzato sempre più con lo scorrere del tempo. Dato che all’epoca non aveva ancora l’età giusta per iscriversi alla scuola calcio, Giovanni assisteva spesso ai miei allenamenti con la maglia della Fiorentina. Siccome quando ha iniziato a giocare era un attaccante prolifico, mio fratello era stato soprannominato Batigol, in onore del suo idolo d’infanzia Gabriel Omar Batistuta».
Arrivata finalmente l’età adatta, il più piccolo dei fratelli Di Lorenzo indossa la maglia bianconera del Valle di Ottavo, club che ha lanciato nel professionismo anche Paolo Bartolomei, Federico Mattiello e Niccolò Fazzi. «Giovanni ha militato in questa società fino al secondo anno dei Pulcini, quando poi è arrivata la chiamata della Lucchese – ricorda Diego – ancor prima di approdare in rossonero, comunque, i suoi istruttori gli avevano già cambiato il ruolo, schierandolo dapprima dietro le punte poi come centrocampista centrale. In quella posizione è stato notato dagli osservatori della Lucchese. Mi vengono i brividi a pensare che mio fratello sia stato il secondo capitano del Napoli, dopo un certo Diego Armando Maradona, ad alzare il trofeo dello scudetto. Per i sacrifici fatti e la costanza con cui ha voluto fortemente i suoi obiettivi, si merita tutti i grandi successi che ha ottenuto».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
