Italia
Geal, duello sul caso Mancini: slitta la nomina del suo successore
Per il sindaco Pardini l’ormai ex presidente non era incompatibile. Ma Raspini cita la legge Severino
LUCCA. Un’ora e mezza di commissione di controllo e garanzia all’insegna del botta e risposta. Due tesi che si scontravano: da una parte la maggioranza che smentiva l’inconferibilità della nomina a presidente Geal, dall’altra la minoranza che invece muoveva a sostegno delle convinzione l’articolo 2359 della legge Severino. Il tutto mentre il Godot di questo ultimo mese della politica lucchese, al secolo il dimissionario presidente di Geal Gianmarco Mancini, ascoltava il dibattito in rigoroso silenzio ma seguendolo con espressioni facciali che variavano in base a quanto dicevano gli interlocutori. Poco dopo, poi, il sindaco Mario Pardini avrebbe dato la notizia che il successore di Mancini arriverà dopo Pasqua: qualche giorno in più del previsto visto che, ha detto il sindaco, non c’è più fretta di dare l’ok al bilancio, che è già stato approvato.
Chissà cosa avrebbe dato l’ex parlamentare leghista per poter confrontarsi con chi, vedi il capogruppo consiliare del Pd Francesco Raspini, ha sollevato la questione relativa, in prima battuta, alla piscina istallata nella sua casa di Vecoli, poi per la presunta incompatibilità di incarichi (Mancini è tuttora amministratore unico di ATM Piombino e vice presidente di Tiemme spa Grosseto), ordine del giorno di questa seduta.
A prendere le difese di Mancini ci ha pensato subito il sindaco: «Le dimissioni di Mancini non sono state un atto dovuto bensì un gesto da gran signore. Non c'era motivo per cui avrebbe dovuto lasciare il suo incarico, però lui l'ha fatto anteponendo la tutela dell'interesse pubblico a quello personale. A nostro avviso sono assenti elementi per parlare di un'incompatibilità di ruolo. Mancini e io, da persone libere quali siamo, ci siamo dimessi dai ruoli che ricoprivamo (Pardini si riferisce al suo passo indietro del settembre 2020 alla guida di Lucca Crea, ndr) per tutelare gli interessi delle società da noi presedute».
Una tesi supportata dai pareri dei tecnici comunali presenti, il segretario generale Fulvio Spatarella e il responsabile delle società partecipate Lino Paoli. Entrambi hanno asserito come, ripercorrendo alcuni passaggi durante la prima giunta Tambellini, la gestione di Geal è particolare: «Essendo il Comune proprietario di Geal per il 52% mentre il restante 48% è nelle mani del socio privato Acea, stiamo parlando di un controllo congiunto– spiegano i tecnici –. Non ci sono, a nostro avviso, gli estremi per l'inconferibilità del ruolo a Mancini».
Immediata la replica di Raspini (presidente della commissione di controllo e garanzia) che ha accusato la giunta Pardini di superficialità in materia di nomine. «Se si osserva la Legge Severino, vale l'articolo 2359 del codice civile: per controllare una società il socio deve disporre dei voti in assemblea ordinaria. Lucca Holding detiene il 52% e quindi ha nelle sue corde questa possibilità. Riconosco come quella di Geal sia una situazione particolare, però sulla Legge Severino resta poco da obiettare. L'amministrazione comunale sta cercando delle scorciatoie per definire questa società partecipata al di fuori del controllo pubblico. La giunta Pardini deve riconoscere i suoi errori. Ci sono due organi, Anac e Corte dei Conti, preposti ai controlli; se verificassero l'inconferibilità, potrebbero esserci delle sanzioni a carico dell'amministrazione».
Così, tra la richiesta di dimissioni da presidente della commissione controllo e garanzia allo stesso Raspini lanciata dal consigliere Armando Pasquinelli e l'accusa di aver cavalcato mediaticamente la vicenda, si chiude un nuovo capitolo di questa querelle. Ma sarà veramente la parola fine?
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