Il Tirreno

Lucca

L’inchiesta

Appalti pilotati sui rifiuti a Lucca: sei indagati, anche un prof dell’università di Firenze


	Un'auto della guardia di finanza (foto d'archivio)
◗
Un'auto della guardia di finanza (foto d'archivio)

Indagine della Finanza su un appalto tra una società pubblica di Lucca e un’impresa di Firenze, favorita da un bando e una commissione ad hoc. Secondo la versione degli inquirenti l'amministratore della società pubblica si era accordato con il legale rappresentante dell'operatore economico di Firenze ancora prima che la gara venisse pubblicata

4 MINUTI DI LETTURA





LUCCA.’ Sei indagati per tentata corruzione, turbata libertà degli incanti e turbata libertà del procedimento di scelta del contraente: è l’esito di un’indagine portata avanti dai finanzieri del comando provinciale di Lucca  e diretta dalla procura nel settore degli appalti pubblici, che ha visto coinvolte una società a partecipazione pubblica che si occupa di spazzamento e igiene urbana nella lucchesia e una società per azioni di Firenze, la Gorent, relativamente a una procedura di fornitura beni per un valore di oltre sei milioni di euro. I nomi degli indagati non sono per il momento stati resi noti dagli inquirenti. 

Le attività traggono origine da un’attenta analisi effettuata dagli specialisti del nucleo di polizia economica e finanziaria di Lucca per fatti dalla società lucchese, che consentiva di mettere nel mirino una procedura - riferita al noleggio di automezzi speciali per la raccolta dei rifiuti - bandita in un periodo in cui il socio privato della società pubblica (un’azienda romana in liquidazione da oltre quattro anni) era stato dichiarato fallito, rilevando, inoltre, che l’amministratore delegato della stazione appaltante era stato nominato proprio in rappresentanza della società romana.

La procedura veniva investigata anche avvalendosi di notizie emerse in altri ambiti operativi, così da fornire alla procura i necessari elementi per l’avvio di indagini tecniche, eseguite per tutto il periodo di svolgimento della gara sotto la costante direzione del pubblico ministero, il quale disponeva, successivamente, anche una serie di perquisizioni locali e personali, che consentivano di acquisire ulteriori riscontri.

L’indagine ha consentito di accertare che l’amministratore della società pubblica si era, verosimilmente, accordato con il legale rappresentante ella società di Firenze ancor prima che la gara venisse pubblicata. È stato  infatti accertato che i due si incontravano, ripetutamente, anche a pranzo, presso la sede della società fiorentina, già nei mesi di giugno e luglio del 2021, in un periodo precedente alla pubblicazione della gara durante il quale l’amministratore delegato della società pubblica stava approntando personalmente la documentazione di gara, arricchendola, di volta in volta, mediante l’introduzione di nuovi criteri di valutazione, che avrebbero dovuto essere innovativi e che, invece, come riscontrato dagli accertamenti, avrebbero poi favorito il competitor colluso.

Numerosi indizi raccolti consentivano di concludere che l’amministratore lucchese e quello fiorentino si erano accordati anche per l’individuazione dei componenti della commissione di gara, avvalendosi in ciò dell’intercessione di un professore universitario, dirigente di un dipartimento di ingegneria dell’Università di Firenze, con il quale l’imprenditore fiorentino stava sviluppando altri importanti progetti nel settore delle energie rinnovabili.

L’amministratore delegato, per garantire il successo dell’illecito accordo, restava in continuo contatto con l’imprenditore fiorentino e con il presidente della commissione di gara durante tutta la fase di svolgimento, anche incontrandosi personalmente con il primo presso la sede della società fiorentina e con il professore presso gli uffici dell’Università di Firenze.

Il puntuale riscontro dei verbali di gara consentiva di accertare che i requisiti innovativi introdotti nel disciplinare a seguito di insistenza dell’amministratore delegato, avevano consentito di ottenere punteggi aggiuntivi in favore della società di Firenze, rilevando che la commissione di gara aveva riconosciuto una premialità all’offerta presentata da quest’ultima senza eseguire alcun riscontro o approfondimento di quanto genericamente dichiarato.

In un caso veniva accertato che la Commissione attribuiva un coefficiente “Ottimo” per una riduzione dei tempi di consegna rispetto al termine massimo previsto dal disciplinare di gara di un solo giorno (209 giorni su max 210). In altri casi, invece la medesima commissione non dava alcun rilievo o comunque non approfondiva la circostanza secondo la quale in presenza di un’offerta economica per mezzi prodotti dalla stessa casa costruttrice e con analoga motorizzazione, fatta dai due principali partecipanti, il competitor fiorentino aveva indicato consumi più bassi cosicché anche l’offerta economica era più vantaggiosa. L’amministratore delegato, successivamente all’avvenuta temporanea aggiudicazione di tre dei complessivi cinque lotti in favore della società fiorentina, contattava l’amministratore colluso per concordare un appuntamento avvenuto presso la sede del competitor e al quale si presentava anche la Guardia di Finanza. Ciò determinava la scoperta degli accordi fraudolenti, l’annullamento della gara in questione e dagli elementi probatori raccolti si rilevava un possibile prezzo della tentata corruzione quantificato in 115milala euro. 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web