Il Tirreno

Lucca

Tribunale

Capannori, la gang dei furti assolta in tribunale per carenza di prove

di Luca Tronchetti
Capannori, la gang dei furti assolta in tribunale per carenza di prove

Dal gup arriva l’unica condanna al capo banda

3 MINUTI DI LETTURA





CAPANNORI. Alla fine della banda degli albanesi che nella Primavera del 2018 mise a segno nove furti in case, appartamenti e auto nella Piana soltanto il capo della gang, Flori Sejdini, 31 anni, di Montecatini e in passato detenuto nel carcere di La Spezia, subisce una condanna: un patteggiamento alla pena di 3 anni e 6 mesi di reclusione davanti al gup avvenuto alcuni anni fa. La sua posizione infatti era stata stralciata da quelli dei complici della rapina a Lammari e dei furti nelle abitazioni. Perché quattro anni e mezzo dopo gli accadimenti gli altri due imputati – Renato Cenaj, all’epoca 21 anni, residente in Lucchesia e Robert Gjoka, che aveva 29 anni ed era residente a Pistoia – vengono assolti dal collegio giudicante (presidente Riccardo Nerucci, a latere Matteo Marini e Lucrezia Fantechi). Il motivo? I loro nomi – assieme a quelli di Aurel Nuzi e Emiljano Kulla, entrambi latitanti e non processabili – vennero fatti dal capo della gang Sejdini nel corso degli interrogatori davanti al gip poco tempo dopo il suo arresto. Ma la sua deposizione da sola non è sufficiente per ottenere la condanna. Servono altre prove della presenza degli altri indagati sui luoghi dove sono stati commessi i furti e le rapina. E nonostante l’ottimo lavoro svolto dai carabinieri del reparto investigativo – che sequestrarono anche i cellulari della gang – non è emersa la prova della presenza di Cenaj e Gjoka nei raid della Piana. Dalle celle telefoniche risulta che fossero in luoghi diversi da quelli in cui furono commessi i reati. Dodici le parti offese interessate al procedimento: operai, impiegati, professionisti e casalinghe residenti nel Capannorese e nella Valdinievole e vittime del raid della gang dell'Est Europa. Nessuno però si costituì parte civile. Gjoka, Nuzi e Kulla erano accusati di furto aggravato commesso in un'abitazione Segromigno in Piano nel marzo 2018. In quella circostanza avrebbero asportato un borsello fuggendo con un furgone del padrone di casa. Cenaj e Nuzi, in concorso con Sejdini, erano accusati di aver aggredito e minacciato una coppia di Lammari che li aveva scoperti all'interno della loro casa procurando lesioni guaribili in tre giorni ad uno dei coniugi. Era il 30 marzo 2018. Nella stessa giornata per l’accusa danneggiarono il sistema d'allarme e l'illuminazione esterna di una casa a Segromigno non riuscendo a compiere il furto perché messi in fuga dall'antifurto collegato con i carabinieri e cercarono di sfondare la porta di una villetta a Zone per rubare non riuscendo nell’intento perché messi in fuga dai padroni di casa. Il terzetto, per l’accusa, venne poi inseguito da una pattuglia dei carabinieri del radiomobile e la folle corse terminò sulla via Pesciatina a Gragnano con i banditi che speronarono l'auto dei militari, costretti a ricorrere alle cure del pronto soccorso, e fuggirono a piedi attraverso i campi lasciando in mezzo alla carreggiata la Clio rubata a Pescia al cui interno viene recuperata numerosa refurtiva.
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web