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Il disegnatore a Lucca: «Io e Tex, da 30 anni lo metto in copertina e cerco di tenerlo al passo coi tempi»
Si celebrano i 75 anni del fumetto Bonelli
LUCCA. Settantacinque anni: tanti ne sono passati da quando uscì il primo numero di un albo che avrebbe fatto la storia del fumetto italiano conquistando i cuori di intere generazioni. E l’edizione 2023 di Collezionando non poteva dimenticarsi di Tex Willer. E questa ricorrenza porterà oggi a Lucca due matite che a quel personaggio hanno dato forma, lo spagnolo Alfonso Font e Claudio Villa, ossia colui che da quasi 30 anni crea la prima immagine che gli appassionati del ranger texano si trovano davanti andando in edicola, avendo raccolto l’eredità di Galep, al secolo Aurelio Galleppini, autore delle prime 400 copertine di Tex.
Un onore, ma anche una bella responsabilità.
«In effetti diventare copertinista di Tex è stata una cosa importante, una cosa che dava gioia, ma che si portava dietro anche un sacco di preoccupazioni. Non lo puoi maneggiare tranquillo, anche perché come stile, venendo da diverse generazioni di disegnatori, ci sono molte differenze. Bisognava prendere bene le misure per portare un Tex più vicino ai tempi ma senza stravolgere il personaggio. Facile a dirsi, ma difficile a farsi».
Ma ci è riuscito visto che ormai siamo ben oltre i 300 numeri “copertinati” da Villa, ma come riesce ogni mese a trovare un’idea nuova?
«È difficile, si tratta di trovare al tempo stesso un’immagine nuova, ma anche fedele al personaggio stesso. Difficile, ma è uno sforzo che è necessario fare per rispetto del personaggio e dei lettori».
Dal 1994, anno della sua prima copertina, a oggi, è passato attraverso diversi sceneggiatori, partendo dallo stesso Sergio Bonelli e passando da autori come Nizza o Boselli. Trova che il personaggio sia cambiato nel tempo?
«Diciamo che lui tende a rimanere la stessa persona ma raccontato da diverse teste. Le sue avventure sono scritte da autori che sono cresciuti leggendo Tex, e Tex è sempre colui che è forte con i prepotenti, quello che raddrizza i torti. È il primo personaggio nella cultura western a non considerare gli indiani come persone inferiori, e questo molto, ma molto prima che questa nuova lettura si diffondesse (film come “Il piccolo grande uomo” o “Soldato blu” arriveranno solo più di venti anni dopo ndr). Quando lavori per Tex sei tu che stai servendo Tex, non il contrario».
Dopo un lungo periodo di “dimenticatoio” negli ultimi anni, anche al cinema, si assiste a una riscoperta del genere western. Come giudica questa cosa?
«Beh, c’è solo da esserne contenti. E poi c’è un aspetto che ci rende orgogliosi, ossia che Tex rappresenta una sorta di miracolo, visto che è riuscito a sopravvivere al lungo periodo di crisi del genere. Quando è nato c’era una cultura che assorbiva questo tipo di intrattenimento. Il cinema western aveva un grande seguito, anche se si trattava spesso di film di serie B, che non andavano oltre la filosofia del “spara spara”. Anche in questo Tex rappresentava una sorta di eccezione e anche di precursore. Adesso assistiamo a una riscoperta del genere. Probabilmente si tratta di un’ondata culturale, ma c’è da dire che il livello attuale è superiore, si tiene molto più conto dell’impianto storico, il cinema di oggi è molto più pronto a cogliere gli sviluppi più sottili, la personalità dei protagonisti. Come in Tex».
Da appassionato di supereroi, visto che gli stessi da tempo sono protagonisti al cinema, come vedrebbe una versione di Tex sul grande schermo?
«È sempre un grande rischio. C’è stato un precedente, il film di Tessari “Tex il signore degli abissi” del 1985, con Giuliano Gemma. Quel film non fu apprezzato dai lettori, perché ognuno di loro ha un proprio immaginario del personaggio. E un film lo “solidifica” in qualcosa che non sempre riflette ciò che i lettori hanno creato nella loro mente. Per fare un esempio, se chiedo a dieci lettori diversi come si immaginano la voce di Tex, probabilmente otterrei dieci risposte diverse. Spero comunque che un domani possa realizzarsi, anche se al momento non sono a conoscenza di progetti del genere».
Quale storia o quale personaggio che non ha mai rappresentato le piacerebbe disegnare?
«Beh, abbiamo parlato prima della mia passione per i supereroi, quindi Batman. Ma poi chi glielo dice a Tex?».
A Lucca è stato più volte in occasione delle manifestazioni dedicate al fumetto. Che rapporto ha con la città?
«La trovo splendida. Purtroppo però quando mi capita di esserci non ho mai il tempo di godermela. Una volta o l’altra voglio venire in un periodo al di fuori delle manifestazioni, per poterla scoprire e viverla in tranquillità».
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