Sicurezza
Codice rosa, a Lucca un caso ogni 36 ore: «Non stanchiamoci di informare»
Parla Piera Banti, coordinatrice dell’Asl per il servizio nei pronto soccorso. Nel 2022 sono stati denunciati in provincia di Lucca sei abusi sui minori
LUCCA. Un vento nuovo ha fatto alzare la nuvola di coriandoli arancioni sopra la Passeggiata di Viareggio sabato 25 febbraio, pochi minuti prima dell’ultimo corso del Carnevale dei 150 anni. Non c’entrano gli spostamenti di masse d’aria; non c’entra il meteo e nemmeno le leggi della fisica.
C’entrano quanti si trovavano dentro a quella nuvola – l’evento si chiamava Orangemob e si svolgeva in contemporanea a Nizza –, ideata per catalizzare l’attenzione di quante più persone possibile sulla violenza subita in modo atroce e gratuito soprattutto dalle donne, ma anche da anziani, minori, tutte coloro che, con i segni della violenza nel corpo e nell’anima bussano alla porta degli ambulatori del codice rosa.
L’evento organizzato a Viareggio da Piera Banti, coordinatrice medica dell’Asl Toscana nord ovest dei referenti medici di Pronto Soccorso per il codice rosa e presidentessa della commissione Pari Opportunità della Provincia di Lucca (ideato dalla stessa commissione con la giornalista Ilaria Bonuccelli), ha prodotto un risultato forse insperato: riunire in modo estemporaneo quanti, sul territorio della nostra provincia, lavorano ogni giorno per combattere la violenza e tutelare le vittime. E coinvolgere una moltitudine di persone di varia età arrivate per godere dello spettacolo unico dei carri di cartapesta sullo sfondo, ma anche maschere, figuranti e addetti ai lavori del Carnevale che fino fine corso hanno continuato, anche con la pioggia, a lanciare i coriandoli arancioni, colore internazionale simbolo della lotta alla violenza di genere.
«L’iniziativa di Viareggio – spiega la dottoressa Banti – è stata un successo perché le infermiere dell’Usl Toscana nordovest insieme alle operatrici dei tre centri antiviolenza della provincia si sono ritrovate tutte insieme per la prima volta; hanno distribuito migliaia di volantini a donne e ragazze ma anche a uomini e ragazzi che passavano. E la cosa che più ha entusiasmato era il modo in cui le persone accoglievano con piacere l’evento e ascoltavano con interesse quello che la rete antiviolenza offre sul nostro territorio. Facevano domande e ricevevano risposte. Penso che un evento di questa portata valga di più di tanti convegni sulla violenza di genere, che di norma vengono soprattutto frequentati da esperti del settore. In questo modo invece siamo riusciti coinvolgere le persone informandole, gettando davvero le fondamenta per quel cambiamento culturale che è alla base della lotta alla violenza di genere. E non escludendo nessuno, neppure i bambini che erano insieme alle madri e che quasi per gioco ci richiedevano di indossare le rose arancioni fatte all’uncinetto dalle infermiere, dalle loro mamme, nonne e amiche quale simbolo di un personale formato sulla violenza contro le donne».
Cosa l’ha colpita di più?
«Il clima che si è instaurato. mai come all’Orangemob di Viareggio i tre centri antiviolenza della provincia (Luna onlus di Lucca, L’una per L’altra alla Casa delle Donne di Viareggio, Non ti scordar di te a Gallicano, ndr) si erano ritrovati a operare insieme. Un messaggio importante: le operatrici ci mettevano la faccia per far capire che ci sono luoghi dove le donne possono essere ascoltate e non giudicate, supportate e aiutate a uscire dalla spirale della violenza. Mai come all’Orangemob abbiamo visto tante persone avvicinarsi ai gazebo dei centri antiviolenza. Credo che ne sia nato un modello, un esempio di approccio per informare. Si sono avvicinati moltissimi giovani. Questo rafforza la mia idea che sempre di più dovremo improntare il nostro lavoro di informazione e prevenzione alla violenza partendo dalle scuole, fino da quelle dell’infanzia e dalle primarie».
I numeri della violenza di genere continuano a essere alti, però.
«Sì, e non dobbiamo mai abbassare la guardia. Se andiamo a guardare anche dati degli anni passati emerge come in provincia di Lucca siano importanti. I codici rosa totali dal 2013 al 2021 in Toscana sono stati 5.275: di questi 1.758, poco più di un terzo, sono stati registrati nella provincia di Lucca. Nello stesso periodo, nell’Asl Toscana Nord Ovest i codici rosa riguardanti minori sono stati 921, di cui 307 in provincia di Lucca; di questi 156 erano riconducibili a minori di sesso femminile. Tra gli adulti, i casi che arrivano al codice rosa riguardano le donne per l’82 per cento».
Qual è stato l’andamento dei casi nel 2022, gli ultimi dati disponibili?
«Nell’ultimo anno sul territorio provinciale di Lucca, vale a dire Versilia più Piana più Valle del Serchio, al codice rosa si sono presentati 238 casi, di cui sei riconducibili a violenza sessuale su donne, sei i maltrattamenti sui minori, due gli abusi su minori. I restanti 224 casi riguardano tutti maltrattamenti su adulti: l'82 per cento sono di sesso femminile; fra gli adulti e i soggetti di sesso maschile vittima di violenza sono spesso anziani o persone con fragilità legate a discriminazioni sessuali, etniche o religiose i cosiddetti “crimini di odio“».
Dai numeri che lei fornisce, sul territorio provinciale c’è un caso di codice rosa ogni circa 36 ore. E sono solo i casi che vengono alla luce. Cosa possiamo fare in più per combattere questa guerra?
«Non dobbiamo mai stancarci di parlare, informare. L’Ordine dei medici con la Usl e il codice rosa da dodici anni formano personale capace di riconoscere le violenze anche quando non sono dichiarate. lavorando con altre istituzioni come forze dell’ordine, Procura, Provincia, Comuni, centri antiviolenza, si offre alle donne vittima di violenza un mezzo per reagire. Il più delle volte la violenza si consuma tra le mura domestiche».
Oltre al personale sanitario e dei centri, oltre al suo impegno, chi ha avuto un ruolo per l’Orangemob?
«La Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca ci ha donato ottomila euro, Assocarta e le cartiere Favini hanno prodotto, e ci hanno regalato, dieci tonnellate di carta da cui sono stati prodotti i coriandoli arancioni. Non ultima ringrazio la Fondazione Carnevale di Viareggio e la commissione pari opportunità della Regione Toscana per avere compreso il messaggio che volevamo veicolare e averci aiutato a raggiungere l’obiettivo».
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