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Cartiere, colpo d’acceleratore sulla sostenibilità grazie al Pnrr

di Luca Cinotti
Cartiere, colpo d’acceleratore sulla sostenibilità grazie al Pnrr

Si sono aggiudicate i fondi le aziende lucchesi Lucart e Ds Smith. Le imprese si doteranno di impianti in grado di spingere ancora sul riutilizzo di carta e cartone all’interno della catena produttiva

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È il Pnrr la nuova frontiera della sostenibilità nel settore della produzione di carta e cartone. In queste settimane il ministero dell’Ambiente sta predisponendo i decreti di dettaglio che distribuiranno complessivamente 130 milioni di euro per 70 progetti presentati da aziende grandi e medie della filiera. Nella graduatoria generale – pubblicata a ridosso di Capodanno – compaiono i nomi di due protagonisti di primissimo livello nel distretto lucchese: Lucart e Ds Smith. La prima si è aggiudicata un finanziamento di 4,361 milioni, mentre la seconda porta a casa 1,723 milioni con Ds Smith Paper Italia e 776mila euro con Ds Smith Recycling Italia, due aziende del gruppo. In attesa di entrare nel dettaglio dei progetti, con i decreti ad hoc (che contengono anche le tempistiche per aver diritto ai fondi Pnrr), si può comunque anticipare che riguarderanno infrastrutture tecnologiche: in sostanza, le cartiere (ma nella lista ci sono anche aziende pubbliche dei rifiuti, come la viareggina Sea Risorse) si doteranno di impianti in grado di spingere ancora sul riutilizzo di carta e cartone all’interno della catena produttiva. I numeri sono già alti. Nel 2021 – l’ultimo anno del quale è disponibile il consuntivo – le cartiere italiane hanno utilizzato nei loro cicli produttivi oltre sei milioni di tonnellate di materiale di recupero (cioè 12 tonnellate al minuto). E questo – unito ai buoni risultati della raccolta differenziata – porta a un riciclo complessivo che va oltre l’85 per cento previsto come traguardo dall’Unione Europea nel 2035. Si tratta, però, solo di un lato della questione. E infatti sia Lucart sia Ds Smith sono pronte ad aggiungere altri investimenti propri ai soldi che arriveranno dal Pnrr. Perché da una parte c’è il materiale e il suo recupero. Dall’altra c’è l’energia (tanta, tantissima) che serve alle cartiere durante tutto il ciclo produttivo. Come detto dal direttore di Assocarta Massimo Medugno, «l’industria cartaria è quindi ora impegnata nell’adeguamento della propria dotazione impiantistica per poter impiegare i combustibili rinnovabili, la parziale elettrificazione dei processi e il recupero dei propri scarti di lavorazione». Gli investimenti Lucart

Risparmio e sostenibilità ecologica, dunque. Su questo punto fa scuola il recentissimo progetto di Lucart che, insieme a Enel X, ha potenziato il proprio impianto fotovoltaico sul tetto della cartiera di Diecimo, nel comune di Borgo a Mozzano, lungo il corso del fiume Serchio. L’installazione di Diecimo genererà oltre 3 GWh l’anno di energia rinnovabile e la conseguente riduzione delle emissioni di CO2 in atmosfera a circa 1.160 tonnellate l’anno. È inoltre prevista un’espansione attraverso l’installazione di un secondo impianto di circa 3.800 moduli fotovoltaici che permetterà di generare un totale di 4.3 GWh/anno, pari a circa il 4 per cento del fabbisogno annuale dello stabilimento. Un intervento, questo, che ha pochi eguali in tutta Italia: «Con il progetto di energia rinnovabile avviato nello stabilimento di Diecimo – spiega infatti l’amministratore delegato del gruppo Lucart, Massimo Pasquini –, siamo riusciti a realizzare uno degli impianti privati più grandi mai installati in Toscana. L’obiettivo di Lucart è quello di porsi come modello di riferimento nel guidare il percorso verso la transizione energetica in tutta la filiera cartaria». Investimenti propri delle aziende, dicevamo. Per i quali, però, servono soldi. Per questo proprio Lucart, nell’autunno dello scorso anno, ha beneficiato di un finanziamento di 101,4 milioni concesso da un pool di banche, con capofila Unicredit e composto anche da Bnl, Bnp Paribas, Banco Bpm, Bper Banca, Crédit Agricole Italia, Intesa Sanpaolo e Mps Capital Services. Un’operazione che ha goduto della garanzia di Sace, la società controllata dal ministero dell’Economia. Si tratta di finanziamenti che dureranno sei anni e che sono divisi in quattro linee, due delle quali esplicitamente legati al tema della sostenibilità. Gli obiettivi individuati riguardano temi rilevanti per Lucart e per il settore di appartenenza, anche alla luce del Pnrr, come la riduzione dei consumi idrici e il recupero dei rifiuti.

La ricerca di Ds Smith

Come sempre in economia, però, il processo non può essere distinto dal prodotto. Detto altrimenti: deve essere “verde” sia il processo che realizza un oggetto, sia l’oggetto stesso. E questo vale in particolare per articoli che vengono utilizzati in quantità astronomiche, come gli imballaggi. Ds Smith, multinazionale inglese del settore con fabbriche a Porcari, ha stimato in una sua recentissima ricerca che ogni anno vengono consegnati nelle case degli italiani 64 milioni di metri cubi di aria, contenuta in imballaggi troppo grandi per gli articoli custoditi all’interno. Uno spreco di materiale ma anche un’accelerazione dell’inquinamento per i viaggi dei corrieri, che potrebbero essere meglio organizzati. «I consumatori vogliono sempre meno imballaggi – ragiona Stefano Rossi, amministratore delegato di Ds Smith Packacing –. Le materie prime sono sempre più costose e i vantaggi per l'ambiente sono significativi, quindi è giunto il momento di eliminare l'aria dagli acquisti online». Per fare questo bisogna studiare fin dalla progettazione la forma e la materia dell’imballaggio che, inoltre, deve “rimanere in vita” il maggior tempo possibile. Per questo Ds Smith sta formando centinaia di designer per individuare l’imballaggio del futuro. Sostenibile, ovviamente.

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