Il Tirreno

Lucca

In tribunale

L’investimento a rischio va in fumo, richiedono i soldi alla loro banca

di Luca Tronchetti
L’investimento a rischio va in fumo, richiedono i soldi alla loro banca

Ma la coppia di risparmiatori viene condannata a pagare le spese all’istituto di credito

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LUCCA. Un’operazione di speculazione finanziaria ad alto rischio – attraverso l’acquisto di un numero considerevole di obbligazioni di società in grave situazione di dissesto – finisce per essere un boomerang per la coppia residente in Lucchesia, lui 56 anni, lei 50 anni, che quattro anni dopo l’operazione – con il primo che si espose per 170mila euro e la seconda per 105mila euro – si rivolge al tribunale civile per chiedere di condannare la banca (Credit Suisse Italy) e in solido il promotore finanziario a cui si erano rivolti, al risarcimento del danno subito per lo stesso importo dell’investimento.

Rischi e benefici

Il 20 gennaio 2015 la coppia stipula due contratti di apertura rapporti bancari, consulenza ed attivazione di servizi esecutivi, ed investe una cifra complessiva pari a 275mila euro acquistando obbligazioni Abengoa, Air Berlin, Marcolin, Magnolia, Boardriders, Rickmars e Portugal Telecom per poi cessare ogni relazione contrattuale a fine 2015. Quattro anni dopo la coppia cita a giudizio la banca con conseguente richiesta di risarcimento danni per violazione dei principi di trasparenza, perizia, correttezza e buona fede e per aver agito in conflitto di interesse percependo una commissione proporzionata all’entità degli investimenti.

Gli atti di causa

Ma dagli atti emerge che i due risparmiatori hanno sottoscritto sia i contratti di consulenza ed attivazione di servizi esecutivi sia il “client advisory form”, da cui si desume che erano pienamente a conoscenza dell’elevata rischiosità degli investimenti. Non solo hanno esposto di possedere un patrimonio di 1,3 milioni con sostanziose entrate annue, ma anche di avere maturato esperienza in materia di strumenti finanziari e di accettare perdite fino al 30% del capitale investito, ed obiettivi di investimento con crescita aggressiva, esprimendo una preferenza per gli investimenti di carattere prevalentemente azionario o a rischio elevato. Così, viste le dichiarazioni degli investitori, la banca comunicava l’attribuzione di un profilo di rischio “elevato” senza mai ricevere alcuna contestazione. Quindi l’asserito inadempimento dell’obbligo informativo non è stato provato e, al contrario, risulta che i due investitori erano a conoscenza della possibilità di non recuperare il capitale investito e tali investimenti erano in linea con i prospetti d’offerta. La banca non era poi tenuta ad informare periodicamente gli attori dell’andamento dei titoli. Inoltre Credit Suisse Italy non ha mai avuto alcun rapporto obbligatorio con le società emittenti i titoli obbligazionari in cui gli attori hanno investito ed è infondata la violazione di conflitto di interessi. E il giudice civile, Giacomo Lucente, nel rigettare la richiesta di risarcimento dei due investitori li condanna al rimborso delle spese di lite in favore della Credit Suisse Italy liquidate in 1241 euro. l




 

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