Sicurezza
Servizio civile, associazioni in crisi: «I giovani preferiscono i Comuni»
E in tanti vedono anche la responsabilità del reddito di cittadinanza
LUCCA. 2023: giovani in fuga dal servizio civile promosso dagli enti di volontariato. A meno di un mese dalla scadenza delle domande, fissata per le 14 di venerdì 10 febbraio, nessuna associazione cittadina tra Croce Verde, Croce Rossa e Misericordia ha occupato almeno la metà dei posti messi a disposizione. Un trend al ribasso iniziato, non a caso, quando è stata allargata la platea degli enti che possiedono i requisiti per presentare i loro progetti. L'ingresso sulla scena di Comuni e di comparti del settore pubblico hanno generato una sorta di concorrenza sleale nei confronti delle sopracitate associazioni o esercitato, a seconda dei punti di vista, un maggiore appeal nei confronti degli aspiranti candidati. La verità sta nel mezzo. Appare assodato come, al netto di eventuali interventi del governo Meloni, i tempi nei quali le associazioni si trovavano costrette a fare perfino selezione delle richieste arrivate, sono diventati un ricordo.
«Trovare sei volontari da inserire nel nostro servizio civile è veramente un'impresa – è l'amara constatazione di Fabio Bocca, presidente della Croce Rossa di Lucca –. Finora ci sono arrivate solo due domande, confermando una tendenza sorta tre anni fa. Poca voglia dei giovani di fare un'esperienza intensa come può essere la vita quotidiana di un volontario? Non credo. Ritengo che sia cambiato, invece, il mondo del lavoro. L’ingresso sulla scena degli enti comunali ha ampliato il ventaglio di scelte. Questo cambio di abitudine può essere un’onda lunga». Per Bocca, in carica dal febbraio 2020, un altro fattore di questa disaffezione deve essere ricercato nel reddito di cittadinanza. «Questo strumento non incentiva la voglia di trovare un impiego, per quanto temporaneo, per chi ne avrebbe bisogno – chiosa Bocca –. Nei prossimi giorni ci sentiremo con i presidenti delle altre associazioni per capire come ovviare alla situazione».
Elisa Ricci, coordinatrice del servizio civile della Croce Verde, sottolinea come sia necessaria una svolta culturale: «Sarebbe un errore considerare questo come un lavoro. L’anno di servizio civile, in associazioni come la nostra, permette di arricchire il proprio bagaglio umano. Dobbiamo staccare i ragazzi dai loro monitor, pc e tablet. Farli uscire dalla loro comfort zone, per proiettarli in una realtà diversa ma comunque seguita da tanti operatori. Sarebbe una grossa opportunità anche per quei ragazzi che, finite le superiori, si prendono un anno sabatico per capire il loro futuro. Del resto, il nostro servizio civile ha orari compatibili con lo studio e interessi sportivi». Anche per la rappresentante della Croce Verde, sono due motivi di questo allontanamento dall’associazione di volontariato: «Tenete presente che sui 23 posti disponibili, tra Lucca, Piana e Valle del Serchio, sono arrivate delle domande inferiori alla metà. Reddito di cittadinanza e allargamento dei bandi ad altri attori, vedi Comuni, pesa notevolmente. In tanti scelgono più volentieri quest’ultima opzione, restando al caldo in un ufficio anziché affrontare un’attività che richiede più sacrificio».
Luca Papeschi, presidente della Misericordia di Lucca, propone due soluzioni: «Lasciare il servizio civile soltanto al terzo settore e rendere obbligatoria questa esperienze. So bene che questa seconda proposta è difficile attuazione, però qualcosa deve essere fatto. I giovani preferiscono fare domanda agli enti comunali, dove magari sono ventesimi in lista, perché sono alla ricerca del posto fisso. Le cinque domande arrivate per i nostri 27 posti la dicono lunga. Probabilmente verrà concessa una proroga di altri 15 giorni rispetto alla scadenza originaria, ma si tratta di una goccia in mezzo all’Oceano. L'ultima cosa che ci rimane da fare è potenziare la nostra campagna pubblicitaria. Un’altra complicazione è rappresentata dall’eccessiva burocratizzazione per la fase di iscrizione. Fino a quattro anni fa era tutto più semplice».l
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