Nuovo 118 e guardia medica, la sforbiciata della Regione: come cambieranno i servizi in Lucchesia
Sindaci sul piede di guerra, soprattutto in Valle, per la riforma del sistema di emergenza
LUCCA. Riforma della guardia medica e del 118: la Regione toglie i medici dalle ambulanze e taglia la continuità assistenziale notturna, sindaci sul piede di guerra (soprattutto in Valle). Entro fine marzo si decide. Ma procediamo con ordine. C’è fermento nel mondo della sanità. Il 12 dicembre la Regione ha approvato due importanti delibere che di fatto danno il via alla riorganizzazione del servizio di emergenza territoriale (118) e della continuità assistenziale (l’ex guardia medica). La materia è sul tavolo da anni, ma ora è il momento di decidere.
L’emergenza
Partiamo dal 118: qui la novità maggiore riguarda la presenza dei medici sulle ambulanze. Saranno sempre di meno, sostituiti da personale infermieristico o da volontari preparati all’uso del defibrillatore. Secondo la riforma in discussione, a livello regionale il numero di ambulanze rimarrebbe pressoché lo stesso, ma solo dieci (contro le 32 attuali) avrebbero il medico a bordo. I dottori “risparmiati” verrebbero così utilizzati per dar man forte ai Pronto soccorso, che da tempo sono in grave carenza di personale. Per questo motivo, la delibera prevede lo spostamento, presso gli ospedali, del punto di partenza di alcune automediche. A garantire la copertura dei Pet (Punti emergenza territoriali da cui partono le ambulanze) resterebbero dunque i mezzi con il solo personale infermieristico.
L’ex guardia medica
In tale processo è previsto anche il coinvolgimento dei medici della continuità assistenziale, altro servizio in grave sofferenza che la Regione si prefigge di riorganizzare. Nel nuovo modello operativo il servizio di ex guardia medica nei territori periferici o montani chiuderà alla mezzanotte e riprenderà alle 8 del mattino. Dopo le ventiquattro ci si potrà rivolgere solo al numero 116 117: risponderà un medico per la cosiddetta “consulenza telefonica” e in caso di emergenza la chiamata verrà girata al 118. I motivi per cui la Regione opera questa riorganizzazione sono noti: ci sono pochi soldi ma soprattutto mancano medici un po’ ovunque, sia in ospedale che sul territorio. In questo quadro si punta a rafforzare i Pronto soccorso, evitando di tenere in servizio medici in zone dove il numero di missioni è ridotto. Anche l’iter è già segnato: entro 120 giorni dall’approvazione delle delibere il nuovo modello organizzativo deve essere delineato nel dettaglio dalle singole Asl, dopodiché ci sarà una sperimentazione di un anno.
Le conseguenze
L’impatto sui territori sarà significativo, ma varierà da zona a zona. Su Lucca e Piana, ad esempio, gli effetti dovrebbero essere limitati: nel capoluogo al momento ci sono un’automedica (medico e infermiere) e un’ambulanza India (con infermiere) mentre al Turchetto c’è un’ambulanza Mike (con medico) e dunque solo quest’ultima potrebbe essere a rischio. In Valle invece la situazione è più complicata: ci sono tre Pet con ambulanze col medico a bordo (Piazza al Serchio, Castelnuovo, Borgo a Mozzano) e un’automedica. Il rischio è che i medici in servizio siano dimezzati (da 4 a 2), con lo spostamento dell’automedica a Castelnuovo (per la presenza del Pronto soccorso), lasciando un’ambulanza infermieristica a Piazza al Serchio e una sola ambulanza col medico a districarsi tra Barga, Gallicano, Fornaci e Borgo a Mozzano. Alla Regione basta che vi siano ambulanze con volontari formati all’uso del defibrillatore in grado di raggiungere località con oltre 1.000 abitanti entro otto minuti dall’attivazione e le aree più periferiche e disagiate entro 20 minuti. Il resto interessa poco. È questo il parametro che guida la riorganizzazione e ora le singole Asl dovranno calarlo sui territori. Le linee guida della riorganizzazione sono state illustrate dalla Regione ai presidenti delle conferenze dei sindaci.
I dubbi dei sindaci
A quell’incontro era presente Caterina Campani, sindaca di Barga e presidente della conferenza dei sindaci della Valle del Serchio. «Ho fatto presente – dice –che territori come il nostro, che per la loro conformazione orografica sono più difficili da raggiungere e quindi più “fragili”, vanno salvaguardati. Mi spiego meglio: da alcuni paesi dell’Alta Garfagnana per raggiungere l’ospedale di Castelnuovo occorrono più di 50 minuti. Se ci si mette che in inverno piove e spesso ci sono frane è facile comprendere quanto sia importante avere medici distribuiti in maniera capillare sul territorio. Vogliamo capire bene quali sono le intenzioni dell’azienda sanitaria, ma di certo faremo sentire la nostra voce». Il problema è che in Valle la carenza di medici è già un fatto: sia a Barga che a Piazza al Serchio il 118 fatica a coprire i turni con un medico. Per non parlare poi della guardia medica: il 1° gennaio non c’erano medici per coprire il turno e quindi gli utenti che chiamavano il numero di riferimento venivano dirottati a Livorno.
La coperta, dunque, è corta e comunque la si tiri, lascerà scoperto qualcosa: l’ospedale, il territorio, i servizi di emergenza, la continuità assistenziale. All’Asl l’ingrato compito di decidere dove contrare le poche risorse a disposizione. «Niente è stato deciso – frena Luigi Rossi, direttore della zona distretto della Valle –. La Regione ha dato delle indicazioni, niente di più. Stiamo raccogliendo i dati per avere una fotografia chiara dello stato dell’arte. A metà gennaio faremo le valutazioni all’interno dell’Asl, dopodiché elaboreremo una proposta che verrà discussa e condivisa con le conferenze dei sindaci e con le associazioni. Il dialogo non mancherà».
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