Il dolore
Turismo, la lunga notte del Covid è finita: Lucca torna a livelli pre 2020
Nel 2022 siamo già sopra i 253mila arrivi e la permanenza è aumentata. Mancano un po’ di stranieri (cinesi in particolare) ma il peggio è alle spalle
LUCCA. È finita la lunga notte del turismo iniziata col Covid. Lucca torna a numeri pre-pandemici recuperando la totalità dei visitatori italiani e quasi tutti gli stranieri (mancano i cinesi). Con una nota positiva: la permanenza media si allunga, segno che il nuovo turista è meno “mordi e fuggi”. Ma andiamo con ordine.
I dati illustrati nell’infografica raccontano tanto di ciò che è successo tra il 2019 e il 2022. Ma prendiamola larga e torniamo ancora più indietro. Alla fine degli anni ’10 Lucca ha raggiunto l’apice del suo appeal come metà turistica, toccando la cifra record di 276mila arrivi e 682mila presenze (il numero di notti trascorse nelle strutture dai turisti). È il punto più alto di una trasformazione cominciata alla fine del millennio precedente. Basti pensare che nel 1991 gli arrivi a Lucca erano appena 70.772 e gli stranieri (27mila) rappresentavano meno della metà del bacino. In meno di 30 anni la situazione si è capovolta: nel 2019 il numero degli arrivi è quadruplicato e gli stranieri rappresentano la fetta maggiore (170mila contro 105mila).
Poi nel 2020 arriva il Covid che sposta indietro le lancette dell’orologio: nel 2020 gli arrivi precipitano a quota 78.000 per effetto dei vari lockdown imposti dai governi e soprattutto quelli da oltre confine si riducono all’osso (29mila). È uno choc per una città che nel frattempo ha costruito parte della sua nuova ricchezza proprio sulla vocazione all’accoglienza. La crescita ha interessato soprattutto due ambiti: la ristorazione e l’extra-alberghiero. La proliferazione di ristoranti e case private date in affitto ai turisti è perfino eccessiva. Il Comune prova a metterci mano: per la ristorazione in centro viene varato un blocco delle licenze (limitazione rinnovata e resa più articolata da una recente delibera della giunta Pardini). Arginare il fenomeno “Airbnb”, invece, è più complicato ma ci pensa il Covid a ridimensionarlo.
Arriviamo all’oggi e facciamo parlare i numeri. Dopo un 2020 da tregenda, il 2021 dà i primi timidi segnali di risalita mentre il 2022 vede una ripresa prepotente del turismo. Premessa: i dati di quest’anno vanno da gennaio a novembre, sono provvisori, e non ancora validati dalla Regione. In particolare molte strutture ricettive devono sempre inviare i resoconti di settembre, ottobre e novembre. Fatta questa precisazione poco cambia, il trend è evidente. Rispetto al 2019 sono stati recuperati quasi tutti i turisti italiani (101mila contro 105mila) e le regioni di provenienza non si sono modificate: nel 2019 la top five era Lombardia, Lazio, Toscana, Emilia-Romagna e Piemonte e nel 2022 è identica. Sugli stranieri invece siamo in lieve ritardo. Erano 170mila nel 2019 e ora sono 152mila. Chi manca? Per capirlo basta scorrere l’elenco delle provenienze. Quattro anni fa Stati Uniti (24.901) Gran Bretagna (21.939), Germania (17.776), Francia (13.806) e Cina (12.554) nella top 5. Oggi la classifica recita Germania (23.185), Stati Uniti (22.399), Gran Bretagna (16.540), Francia (15.027) e Olanda (11.334). In pratica sono cresciuti i tedeschi (+4.500), sono leggermente calati Usa e Francia (-2.500) ma soprattutto sono crollati Gran Bretagna (crescente effetto Brexit) e Cina, che fino al 2019 rappresentava il Paese più in crescita.
La buona notizia è data dal fatto che aumenta la permanenza sul territorio: nel 2022 è di 2,71 notti mentre nel 2019 era di 2,48. Sembra poco ma non lo è. Tant’è che siamo a 687mila, record che batte perfino il 2019. Come ovvio i turisti stranieri hanno una permanenza media più alta rispetto agli italiani. Per quanto riguarda il tipo di alloggio tra il 2019 e il 2021 la preferenza è andata alle strutture alberghiere mentre nel 2022 gli stranieri hanno optato più spesso per l’extralberghiero (b&b, alloggi su Airbnb) mentre gli italiani sono stati fedeli agli alberghi.
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