Il Tirreno

Lucca

Toscana salute
Liste d’attesa

Esami, attendi o vai fuori provincia: a Lucca 312 giorni per un risonanza

Esami, attendi o vai fuori provincia: a Lucca 312 giorni per un risonanza

Costretti a pagare treni e taxi per spostarsi, così in tanti rinunciano a curarsi

4 MINUTI DI LETTURA





LUCCA. O si aspetta tanto, quasi un anno. Oppure si fa subito, ma fuori provincia: Fivizzano, Cecina, Livorno le mete più gettonate. Di cosa parliamo? Di sanità, esami diagnostici e liste d’attesa. Sempre le stesse cose, verrebbe da dire. E in effetti è così. L’Asl sta lavorando per cercare di ridurre i tempi di attesa e non è facile, vista anche l’enorme mole di prestazioni da smaltire, accumulate durante il periodo del Covid. I monitoraggi svolti dall’azienda sono puntuali ed evidenziano lo sforzo in atto per rientrare nei parametri. A ottobre ad esempio l’81% delle 8.749 prestazioni erogate ha ottenuto una prima disponibilità entro i tempi previsti, un dato in miglioramento rispetto alla nostra ultima analisi che risaliva a giugno (67,6%). Ma l’articolato metodo di valutazione utilizzato consente sì di verificare la prima disponibilità per un esame ma tace due informazioni altrettanto importanti: dove lo si può fare e quanti accettano quella sede. Il problema, infatti, è che spesso gli esami sono si disponibili entro i tempi previsti dalle varie classi di priorità segnate sulla ricetta (72 ore Urgente, 10 giorni Breve, da 15 a 30 giorni per visite e da 30 a 60 per gli esami Differibile; 120 Programmata) ma in località piuttosto lontane da quelle in cui vive il richiedente, che per questo motivo spesso preferisce non prenotare il primo appuntamento per aspettare di averlo vicino casa. Se Asl monitorasse anche i tempi per l’effettivo svolgimento di una prestazione (fino a qualche mese fa lo faceva, adesso ha smesso) noteremo una significativa discrasia rispetto al dato sulla prima disponibilità. La tabella a corredo dell’articolo rende bene l’idea del problema. Mostra la disponibilità per una serie di esami: su Lucca le prime disponibilità sono quasi tra un anno per risonanze ed eco mammaria. Per altri esami, invece, la disponibilità, è quasi immediata (10-12 giorni) ma bisogna spostarsi: Livorno, Cecina, Fivizzano.

E non per tutti è semplice farlo. Lo spiega Marco Sodini, 76enne pensionato residente a San Gennaro. «Sia io che mia moglie a metà 2021 siamo stati operati di cataratta – racconta –. Dopo sei mesi avremmo dovuto fare la visita di controllo. Ce l’hanno fissata a fine novembre dandoci due opzioni: Livorno o Castelnuovo. Ora io capisco che c’è il Cup di area vasta, ma qui si sta esagerando e soprattutto mi sembra che non ci si immedesimi nelle persone che usufruiscono di questi servizi. Un anziano che da San Gennaro deve andare a Livorno o a Castelnuovo deve alzarsi la mattina all’alba, pagare treno, pullman o taxi e magari non arriva ugualmente in tempo perché gli esami spesso sono al mattino presto. L’alternativa è prendere un albergo per farsi trovare lì già al mattino. Ma quanto viene a costare una trasferta del genere? Il tutto ammesso che uno sia in grado di farcela da solo. È normale e probabilmente anche più economico rivolgersi al privato. E poi il funzionamento del Cup è misterioso. Un giorno mi trovavo all’ospedale di Pescia per un controllo e ho provato a vedere se lì era possibile avere un appuntamento più comodo. Vuol sapere che è successo? Me lo hanno dato per i primi di dicembre a... Lucca! Vai a capire».

Di certo l’aumento del costo della vita unito a questi disagi incide sulle scelte delle persone: «Purtroppo – spiega Stefano Santi, referente di Assosanità Confesercenti – la congiuntura economica attuale ha aggravato la situazione sanitaria. Pandemia, recessione, guerra in Ucraina e “caro bollette” hanno aumentato timori e incertezze. Risultato? Il fenomeno della “rinuncia a curarsi” sta aumentando. Tutte le strutture sanitarie denunciano una riduzione delle richieste in regime “privato”, riduzione che in alcuni casi, arriva al 25/30%. Essendo rimasti invariati i tetti di spesa assegnati dalla nostra Asl alle strutture private è chiaro che oggi ci troviamo di fronte a una situazione del tipo “o mangio o mi curo”. Tutto questo porterà, nel tempo, a un ulteriore incremento della spesa sanitaria pubblica in quanto ci troveremo a curare pazienti con patologie avanzate o cronicizzate e non malati in fase iniziale. Per il triennio 2023/2025 la regione Toscana ha stanziato fondi aggiuntivi che, spero, siano utili a contenere questo disagio sociale. Ancora però non sappiamo come questi stessi fondi verranno distribuiti sul territorio». l

© RIPRODUZIONE RISERVATA


 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Lutto

Addio a Fabio Vantaggiato, direttore generale di Gesam Reti

di Redazione Lucca