Sicurezza
«Giochi sessuali espliciti con la figlia della compagna», condannato a sei anni per violenza su una 11enne
Era la figlia della ex compagna
LUCCA. Una squallida vicenda con una bimba, che all’epoca aveva 11 anni, costretta a subire ripetute violenze e abusi sessuali dal compagno della madre. Oggi è maggiorenne e vive in una casa famiglia e ha chiesto di rimanere lì sino all’età di 21 anni perché sostiene che i suoi genitori non sono stati in grado di darle il buon esempio e l’educazione. Una storia di degrado e frustrazione che si è conclusa davanti al collegio del tribunale (presidente Nerucci, a latere Marini e Boi) con la condanna a sei anni di reclusione dell’ormai ex compagno della mamma – un uomo di 57 anni originario del Sud e con gravi problemi di alcolismo – a sei anni di reclusione per violenza sessuale ai danni della minore. L’imputato tra l’altro non si è mai presentato in aula per difendersi dall’accusa e all’epoca dell’incidente probatorio – chiesto dal pm Sara Polino e svoltosi davanti al gip e alle assistenti sociali nel corso del quale la vittima raccontò particolari raccapriccianti del rapporto con l’imputato – era detenuto per altra causa in un penitenziario fuori Toscana. Nei suoi confronti il pm in aula, Paola Rizzo, aveva chiesto sette anni di carcere.
I fatti
La vicenda oggetto del processo – ma ci sono altri procedimenti penali aperti che riguardano il nucleo familiare e coinvolgono anche la madre, oggi cinquantacinquenne, dei due ragazzi – risale al 2015 quando la vittima stava passando dalla quinta elementare alla prima media. Già la situazione era monitorata dai servizi sociali in quanto la donna, che frequentava partner diversi, spesso veniva fatta oggetto di botte e vessazioni da parte di fidanzati o compagni maneschi e con lei i suoi figli. Quella volta però a far scattare l’indagine furono gli insegnanti della scuola che frequentava il fratello dell’undicenne vedendolo entrare in classe con un occhio tumefatto. Da ulteriori segnalazioni e controlli dei servizi sociali emerse che la madre dei due minorenni viveva con un nuovo compagno con gravi problemi di alcolismo e la donna quando usciva i figli con quell’uomo spesso ubriaco. Così i minori vennero trasferiti in una casa famiglia dove l’adolescente raccontò degli strani giochi ad esplicito contenuto sessuale che l’«amico della mamma» faceva quando restava solo con lei e di cui si era accorto il fratello più grande di qualche anno indotto al silenzio con le manieri forti dall’imputato. Inizialmente la donna cercava di difendere il compagno. Poi, dopo aver avuto la certezza della veridicità delle accuse della figlia, decise di cacciare di casa l’uomo che abusato della ragazzina. Nel frattempo della vicenda era stata informata la procura che al termine degli accertamenti, compreso l’incidente probatorio, aveva disposto il rinvio a giudizio nei confronti dell’uomo nullafacente resosi irreperibile anche all’avvocato d’ufficio che ne aveva preso la difesa.
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