Sicurezza
Riforma del reddito di cittadinanza. Una preoccupazione per 2mila persone
L’ipotesi di rivedere le condizioni del sussidio fa discutere: a rischio gli “occupabili”
LUCCA. Le annunciate intenzioni di riforma del reddito di cittadinanza tengono col fiato sospeso diverse migliaia di cittadini lucchesi. Il governo Meloni ha più volte manifestato l’intenzione di apportare delle modifiche ai criteri di erogazione di questa misura che in provincia di Lucca, secondo i dati dell’Inps aggiornati a settembre, rappresenta un sostegno per 3.424 famiglie, per un totale di 6.983 singoli individui, che percepiscono un reddito medio di 523 euro.
Le ipotesi
Si cambia, questa è l’unica certezza. Ma ancora non si sa come. Il nuovo governo non cancellerà il sussidio ma la misura verrà rinnovata con una serie di novità introdotte strada facendo. L'ipotesi che al momento va per la maggiore è quella di mantenere il sostegno economico ma solo per i soggetti che non sono nella condizione di lavorare: si tratta delle persone con più di 60 anni ma non ancora pensionate, gli invalidi, coloro che non hanno reddito e chi ha figli minori di cui farsi carico. Poco o niente, invece, per chi è in grado di lavorare. Ma quante sono le persone in questa condizione? Una domanda a cui non è facile rispondere. Un indizio arriva dal rapporto di Anpal, l’agenzia nazionale per il lavoro. In Italia i percettori di reddito considerati in grado di lavorare sono 660mila su una platea complessiva di circa 2,3 milioni di persone intercettate da questa misura. Gli occupabili”, dunque, rappresentano poco meno del 30% del totale (il 28,69% per la precisione). In realtà il loro numero sarebbe anche più alto (920mila) ma quando si sono presentati al Centro impiego per l’orientamento e l’avvio delle politiche attive per la ricerca di un lavoro, una quota di significativa di percettori del reddito è stata esonerata dai cosiddetti “obblighi di condizionalità” (7,3%) e un’altra rinviata è stata rinviata ai servizi sociali (2,1%). In pratica non possono lavorare. Le cose interessanti non finiscono qui: tra i 660mila “occupabili” la quota di utenti presi effettivamente in carico, ovvero che hanno sottoscritto il “Patto per il lavoro” e hanno seguito il percorso per un reinserimento, è pari a 280mila soggetti (42,5%). Vale a dire che in 380mila (57,5%) non si sono nemmeno presentati all’appello nel Centro impiego per collaborare con l'operatore addetto alla redazione del bilancio delle competenze e rispettare gli impegni previsti (accettare almeno una di due offerte di lavoro congrue). C’è poi una quota di “occupabili” circa il (18%) che un lavoro effettivamente ce l’ha ma continua a percepire il reddito di cittadinanza. Motivo? Sono lavoratori poveri, con un reddito familiare inferiore a 6mila euro annui moltiplicato per la scala di equivalenza (che si calcola in base al numero di componenti del nucleo familiare). La soglia del reddito è elevata a 9.360 euro se il nucleo familiare risiede in una abitazione in affitto. Se queste proporzioni valgono anche per la nostra provincia, gli occupabili che rischiano di perdere il reddito sono circa 2mila.
Le valutazioni
Secondo le associazioni imprenditoriali lucchesi, il reddito di cittadinanza è una delle cause – se non la causa principale – della carenza di personale da impiegare nelle attività turistiche-ricettive. Sono bar e ristoranti in particolare, che faticano a trovare manodopera (camerieri, aiuto cuochi, baristi). I sindacati, dal canto loro, ribattono che è un falso problema: basta aumentare gli stipendi e fare contratti regolari per trovare persone da impiegare. Questo è anche il punto di vista della Cgil: «Il reddito di cittadinanza – spiega Rossano Rossi, segretario generale della Cgil in provincia di Lucca – è stato ingiustamente demonizzato. Sembrava la causa dell’evasione fiscale in Italia quando i numeri ci dicono che le cose stanno diversamente. Questo è un Paese in cui tra elusione ed evasione fiscale si superano i 200 miliardi di euro. Eppure si punta il dito contro il milione scarso del reddito di cittadinanza. Si è scatenata una campagna ideologica che rischia di mettere in discussione un provvedimento che ha aiutato tante famiglie. Famiglie che altrimenti avrebbero fatto fatica ad andare avanti, visti i livelli di povertà assoluta e relativa del nostro Paese. Riformarlo? Certo, tutto si può migliorare ma quando sento dire che verrà tolto a chi può lavorare mi scappa da ridere: conosco un sacco di gente che può lavorare ma il lavoro non lo trova. E parlo di un’occupazione dignitosa e remunerata in modo equo non di posti sottopagati e poco tutelati. È su questo – conclude Rossi – che bisogna interrogarsi: sul tipo di lavoro offerto alle persone».
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