Gioco
Il presidente dell’ordine: «Medici no-vax, il reintegro non risolve il problema del poco personale»
Quiriconi dice la sua sulle ultime previsioni del Governo: «Mi auguro non siano ricollocati in reparti a rischio»
LUCCA. È una favola pensare di colmare la scarsità di medici in Italia, riammettendo in anticipo in servizio coloro che erano stati sospesi per inadempienza all’obbligo vaccinale, visto che questi ultimi costituiscono appena lo 0,4 per cento , una percentuale irrisoria.
Lo spiega a chiare lettere il presidente dell’Ordine provinciale dei medici, Umberto Quiriconi, che aggiunge: «Mi auguro non siano ricollocati in reparti a rischio, dato che ciò costituirebbe un atteggiamento irresponsabile. Spero proprio che le direzioni sanitarie agiscano evitando situazioni pericolose ai degenti. Circa le mascherine, s’invita alla prudenza, anche in previsione di un’epidemia influenzale che si annuncia di notevole portata».
Le vaccinazioni anticovid non sono più una scelta obbligatoria bensì facoltativa. Nella varie fasi della pandemia, la profilassi è stata affrontata in vari modi. Oggi, tutto cambia. Si è voluto tener conto del mutato atteggiamento dell’opinione pubblica sempre più perplessa sull’efficacia dei vaccini, del calo della casistica e della gravità della malattia, della comparsa di continue varianti che creano timore sull’effettuazione di continui vaccini o ci sono motivazioni sociali ed economiche?
«All’inizio conoscevamo poco del virus, quindi le strategie sono state via via adeguate e hanno richiesto aggiustamenti in corso d’opera, ispirati alla prudenza, che possono aver disorientato l’opinione pubblica. Tuttavia l’efficacia dei vaccini è indubbia. Possiamo affermare con certezza che il vaccino ha salvato migliaia di vite e che conserva la salvaguardia dalla forma più grave di infezione. È determinante nel contenimento dei contagi con una percentuale di effetti collaterali gravi appena dello 0,01 per cento. Il virus tende a mutare e a determinare infezioni sempre più lievi, in modo da far sopravvivere l’ospite per avere più possibilità di replicazione. Ciò ha determinato una minore gravità della malattia almeno nei soggetti giovani e fondamentalmente sani, ma richiede un aggiornamento del vaccino, come avviene per l’antiinfluenzale che viene preparato con ceppi virali diversi da stagione a stagione. I recenti provvedimenti governativi sono stati presi considerando che l’attuale quadro di malattia è nella maggior parte dei casi assai lieve. Ciò è legato alle precedenti campagne di vaccinazione che hanno indotto la selezione d’ un virus meno aggressivo. Non credo ci siano motivazioni economiche dietro questo provvedimento; forse esistono ragioni sociali, ma legate a informazioni fuorvianti che tuttavia possono aver influenzato i decisori».
Circa l’obbligatorietà dell’uso delle mascherine in ambito sanitario può intendersi una scelta prudenziale perché si temono colpi di coda, considerati i dati che provengono dall’emisfero australe, dopo il temuto inverno?
«I colpi di coda costituiscono un’eventualità da non escludere, per cui il Governo ha giustamente mantenuto l’obbligatorietà nelle strutture sanitarie. In questi luoghi si trovano prevalentemente soggetti anziani e fragili e quindi esposti a infezioni potenzialmente gravi. Ciò senza dimenticare i dati provenienti dall’emisfero australe che depongono per una forma influenzale piuttosto diffusiva, efficacemente contrastabili con l’uso della mascherina almeno in determinati ambienti. Non dimentichiamo che la vaccinazione antiinfluenzale è statisticamente associata a una minor percentuale di ricoveri in rianimazione per Covid».
Reintegrare in servizio i medici contrari alla vaccinazione significa la necessità dello Stato di dover far fronte alle crescenti carenze dei posti di lavoro per stress e bassi stipendi oppure si giudica sufficiente un certo calo della pandemia per considerare ininfluente il messaggio antivaccini?
«La carenza di personale medico, almeno in certi ambiti, è certamente drammatica, basti pensare ai pronto soccorso, all’emergenza territoriale, alla continuità assistenziale, alla medicina generale, alla radiologia e potremmo continuare ancora. Tuttavia, pensare di colmare la scarsezza di figure professionali semplicemente riammettendo in anticipo in servizio coloro che erano stati sospesi per inadempienza all’obbligo vaccinale rappresenta una vera e propria favola considerando che questi ultimi costituiscono, secondo i dati della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici, appena lo 0,4 per cento dei medici italiani, una percentuale irrisoria. Il problema è un altro: dove verranno impiegati i medici non vaccinati e riammessi al lavoro? Mi auguro non in reparti a rischio perché ciò costituirebbe un atteggiamento irresponsabile; spero proprio che le direzioni sanitarie agiscano evitando situazioni pericolose ai degenti. Il messaggio antivaccini attualmente, per una questione di prudenza, non può essere considerato ininfluente, anche se in futuro dovremo convivere con un virus divenuto, auguriamocelo, banale come quello del raffreddore. Non abbassiamo la guardia, aspettiamo periodi migliori e studi con informazioni più accurate. Personalmente reputo la pratica vaccinale un dovere etico, deontologico, morale, educativo, sociale del medico per cui considero l’abolizione dell’obbligo vaccinale per questa figura, una sconfessione dei principi che hanno ispirato colleghi che al contrario si sono vaccinati».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
