Sicurezza
Palazzina esplosa a Lucca, ci sono 37 avvisi di garanzia
Inviati dal pm per fissare le autopsie e l’incidente probatorio. Nell’esplosione due morti e una donna ferita ancora in ospedale
LUCCA. Trentasette informazioni di garanzia sono state notificate dalla pg della squadra Mobile per conto della procura ai direttori, vertici e consiglieri del Cda, vecchi e nuovi, di Gesam Reti spa, Gesam Gas & Luce spa e Celfa srl. E inoltre agli esecutori dell’installazione dell’impianto bombola-Gpl, al proprietario e al locatario della bifamiliare e a titolare ed esecutori dei lavori degli impianti fognari nella casa al numero 7818 in località Torre sulla via per Camaiore disintegrata nella tremenda esplosione costata la vita a Luca Alberto Franceschi, 69 anni e alla sua compagna ucraina Lyudmyla Perets di 44 con una giovane mamma, Debora Pierini, ancora ricoverata in ospedale con ustioni sul 30% del corpo e che ha dato alla luce un bel bambino fortunatamente fuori pericolo.
Si tratta dell’avviso di accertamento tecnico non ripetibile: un atto dovuto a garanzia degli indagati necessario per poter svolgere le indagini fondamentali per l’accertamento della verità quali l’autopsia e la dinamica dello scoppio. Ed è molto probabile che – dopo il deposito delle consulenze del medico legale Stefano Pierotti e dell’ingegner Nicola Marotta docente universitario specializzato in sicurezza e protezione industria – per la stragrande maggioranza degli indagati la vicenda si chiuda con una richiesta di archiviazione.
Ipotesi di reato
Per tutti i 37 indagati le ipotesi di reato sono le stesse: crollo, incendio e danneggiamento colposo, duplice omicidio colposo e lesioni colpose. E, due settimane dopo la tragedia, il sostituto procuratore Antonio Mariotti ha fissato l’esame autoptico sulle vittime. Si terrà contestualmente al conferimento dell’incarico martedì 15 all’obitorio dell’ex Campo di Marte e verrà eseguito dall’anatomopatologo Stefano Pierotti. Non c’è ancora una data per quanto concerne l’incidente probatorio per chiarire la dinamica che ha provocato la detonazione e il successivo crollo dell’edificio a due piani dove vivevano due famiglie. Tra le parti offese – che potranno costituirsi in giudizio – anche l’ex moglie e la figlia di Franceschi, la sorella e la figlia minorenne della Perets, la donna ustionata nello scoppio e i due dipendenti dell’impresa edile Michele Rossi a bordo dell’autocarro Nissan che si trovava accanto alla casa che rimasero contusi.
Indagati e ipotesi
A oggi c’è una sola certezza: la fuga di gas assassina che ha provocato due morti, un ferito gravissimo e due feriti leggeri. E allora le ipotesi legate alle responsabilità possono essere di due tipi: una legata al bombolone del Gpl, l’altra alla rete dell’impianto del gas metano. Di lì non si esce. Così il magistrato inquirente – usando il medesimo criterio della Strage di Viareggio quando ricevettero le informazioni di garanzia 38 persone – nell’avviso di accertamento irripetibile ha coinvolto i vertici di Gesam Reti spa tutti residenti tra Lucca, Capannori, Viareggio e Massarosa: il direttore, il responsabile degli impianti, i direttori tecnici e responsabili dell’ufficio reti. E a questi ha aggiunto i membri, vecchi e nuovi del Cda: dai presidenti ai consiglieri tutti di Lucca e della Versilia eccezion fatta per uno residente a Pisa, uno a San Miniato e un altro a Roma. In tutto 15 persone compreso un geometra addetto a supervisionare l’intervento di allaccio della rete del metano alla casa esplosa. E allo stesso modo, sempre ipotizzando un coinvolgimento della rete del gas metano, ha inviato l’informazione di garanzia anche ad altre cinque persone – tra presidenti, consiglieri e procuratori speciali - di Gesam Gas & Luce uno nato a Carrara, uno residente a Lucca e un altro a Pisa. E nell’accertamento dei fatti è finita anche l’impresa edile Celfa incaricata di supervisionare, eseguire e saldare l’intervento di allaccio alla rete del metano il 13 ottobre scorso nella parte della casa di Torre in via per Camaiore al numero 7818 dove abitava Franceschi. A ricevere l’avviso di atto irripetibile il presidente del Cda, i consiglieri e i procuratori speciali tutti di Lucca eccezion fatta per uno abitante a Monsummano. In tutto 10 persone compresi geometri e operai che eseguirono l’intervento di allaccio uno dei quali di San Giuliano Terme.
L’odore nauseabondo
Quella mattina, verso mezzogiorno, un odore nauseabondo non solo di gas si sprigionò dietro l’abitazione poi saltata in area. E lì si innesta l’altra ipotesi accusatoria legata al bombolone Gpl e ai lavori idraulici e anche degli impianti fognari affidati all’impresa New Ennedi srl. L’informazione di garanzia viene inviata quindi sia all’impresa individuale - tre persone tra cui il coniuge della donna ferita, il padre e un dipendente che vive a Monsummano – che ristrutturò la parte di abitazione e si occupò dell’installazione del bombolone Gpl, sia il titolare ed esecutore dei lavori idraulici e fognari. Infine il magistrato invia anche l’informazione di garanzia al cingalese proprietario dell’abitazione di Torre, sia al legale rappresentante di un’associazione di volontariato locataria della casa in favore di Franceschi, sia al certificatore della tenuta dell’impianto di utenza gas.
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