Toscana
Il procuratore Manzione: «Pene più dure per i rave party? Già introdotte quattro anni fa»
LUCCA. Fanno discutere i primi provvedimenti del governo Meloni sul tema della giustizia: stretta sui rave party, slittamento dell’entrata in vigore della riforma Cartabia, disciplina dell’ergastolo ostativo. Specie sulla prima questione, che punisce severamente i raduni pericolosi per l’ordine pubblico, da più parti si è parlato di normativa “pericolosa” in grado di determinare «una limitazione delle libertà personali» e i partiti della sinistra hanno chiesto di ritirare la norma sulla quale alcuni accademici sollevano una questione di costituzionalità.
Sulla controversa questione abbiamo interpellato il procuratore della Repubblica, Domenico Manzione, che coglie una questione che sinora nessuno aveva rilevato: «Prima di tutto – sostiene il capo dell’ufficio requirente – sul piano tecnico-giuridico non vedo nella nuova legge pericoli di incostituzionalità o timori per la libertà di manifestazione del pensiero. Tuttavia rilevo con un certo stupore come il legislatore proprio sulla questione sia già intervenuto nel 2018 all’interno del decreto sicurezza». Evidentemente il nuovo esecutivo, composto anche da diversi protagonisti del 2018, pare non brillare in quanto a memoria visto che per il procuratore, già quattro anni fa, il governo gialloverde, aveva modificato, inasprendo le pene, l’articolo 633 del codice penale “Invasione di terreni ed edifici”: «Il secondo comma venne introdotto nel decreto sicurezza e prevede la reclusione da due a quattro anni e la multa da 206 a 2.064 euro. Reato procedibile d’ufficio e non a querela se il fatto è commesso da più di cinque persone o se è commesso da persona palesemente armata con aumento della pena per promotori e organizzatori». Ma non è tutto. «Già, perché l’articolo 266 del codice di procedura penale (quello sui limiti di ammissibilità alle intercettazioni) alla lettera F-ter primo comma tra i reati che includono le intercettazioni prevede anche l’articolo 633 con la modifica normativa del 2018».
È evidente che si corre il rischio che una norma creata per risolvere un problema ne crei parecchi altri. Il legislatore ha trasformato il reato contro il patrimonio (articolo 633, invasione di terreni ed edifici) introducendo con l’articolo 434bis (invasione arbitraria di terreni o edifici) un reato contro l’ordine pubblico. «Oltretutto – sottolinea il procuratore – il vecchio reato con la modifica del 2018 indicava la punibilità del fatto quando era commesso da più di cinque persone mentre per il nuovo serve un numero superiore a 50. La pena prevede la reclusione da tre a sei anni e la multa da mille a 10mila euro mentre per il solo fatto di partecipare all'invasione la pena è diminuita. Si potrebbero presentare perplessità costituzionali in relazione al deficit di tassatività e nel caso in cui il Parlamento riportasse la pena a un livello inferiore si creerebbe il duplicato di una norma, l’articolo 633, che ha una portata più ampia e non scongiura il pericolo dell’utilizzo delle intercettazioni».
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