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Crediti inesistenti sul gasolio: nei guai un’impresa edile

di Luca Tronchetti
Crediti inesistenti sul gasolio: nei guai un’impresa edile

Sequestro per equivalente di 100mila euro tra soldi, autocarro e moto dopo l’indagine della Finanza

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CAPANNORI. Un’impresa edile con sede legale a Livorno e sede operativa a Capannori finisce nei guai per aver utilizzato crediti d’imposta inesistenti legati al consumo di gasolio del parco automezzi composto da autocarri, gru e altre macchine. Così, al termine dell’indagine iniziata a fine 2021 dai finanzieri del comando provinciale di Lucca, venti giorni fa il giudice delle indagini preliminari Riccardo Nerucci ha dato esecuzione a un sequestro preventivo per equivalente – chiesto dal sostituto procuratore Enrico Corucci – per un importo superiore ai 100mila euro nei confronti sia dell’impresa edile, una società a responsabilità limitata, sia in solido dei due soci (un rappresentate legale e un amministratore di fatto entrambi residenti in Lucchesia). Un decreto finalizzato alla confisca che è stato eseguito dalle Fiamme Gialle sottoponendo a vincolo cautelare le disponibilità bancarie dell’impresa edile – che si occupa di costruzione, lavori di completamento e rifinitura edifici – e degli amministratori oltre a un autocarro del valore di oltre 40mila euro e di un motociclo di quasi cinquemila euro.

Gli accertamenti

Da febbraio a ottobre 2021 i militari del comando provinciale hanno appurato che l’impresa edile ha portato a compensazione per assolvere al pagamento di oneri fiscali, assicurativi e contributivi i crediti d’imposta connessi al presunto consumo di gasolio per autotrazione, ma che tali erano da considerarsi inesistenti. Il motivo? É stato riscontrato, grazie anche al controllo dell’Agenzia delle Dogane, che la società a responsabilità limitata con sede nella Piana non risultava aver mai presentato all’ufficio competente le necessarie istanze per vedersi riconosciuti dallo Stato i benefici fiscali. E senza quelle indispensabili dichiarazioni, l’impresa edile non poteva aver maturato i relativi crediti d’imposta che sono stati utilizzati a compensazione dei debiti erariali in violazione dell’articolo quater del decreto legge 74 del 2000 in vigore dal 2015. Per questa ragione il rappresentante legale e l’amministratore di fatto sono indagati dalla procura e rischiano una condanna da sei mesi a due anni visto che non hanno versato le somme dovute per un importo superiore ai 50 mila euro annui. Si tratta di una delle svariate operazioni della Guardia di Finanza per il contrasto dei fenomeni illeciti e finanziari più gravi e insidiosi.




 

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