Sicurezza
Una ciocca di capelli per la libertà. La solidarietà dell’Itis Fermi Giorgi
Un taglio simbolico per allieve, insegnanti e collaboratrici scolastiche
LUCCA. In Iran e nei paesi di religione islamica tagliarsi i capelli rispecchia una vecchia cerimonia locale che significa lutto. Un’iniziativa che, all’indomani dell’uccisione della 22enne Mahsa Amini per mano della polizia morale iraniana, ha assunto in tutto il mondo una valenza sì simbolica ma al tempo stesso importante. Un forte messaggio di solidarietà alle donne iraniane che arriva anche da tutto l’ambiente dell’Itis Fermi Giorgi: studenti, docenti e collaboratori scolastici si sono ritrovati ieri mattina, durante il quarto d’ora dell’intervallo, per manifestare la loro vicinanza a persone che sono state private di un diritto fondamentale come la libertà. Un gesto diventato l’icona della lotta che stanno portando avanti tutte le donne iraniane che, nonostante la grossa ondata repressiva nel loro Paese da parte delle truppe governative, sono riuscite a diffondere attraverso i social una protesta che sta facendo letteralmente il giro del mondo.
Le ciocche dei capelli delle studentesse e docenti del Fermi sono state inserite in una busta e verranno spedite alla sede dell’ambasciata iraniana a Roma. Un’iniziativa nata dall’idea delle professoresse Alba Forni e Dora Bertolacci, soddisfatte per la spontanea e grande partecipazione in una mattinata che ha saputo unire due nazioni separate da oltre 4mila chilometri. «Era fondamentale dare un segnale di vicinanza in questa battaglia di civiltà alle donne iraniane – spiegano Forni e Bertolacci (referente del progetto Oltre l’aula) – tutti gli studenti devono capire come si debba combattere per la salvaguardia dei diritti anche di vive lontano dall’Italia. Dallo scoppio delle proteste, in Iran ci sono stati almeno 200 morti negli scontri. Le donne italiane sono a fianco di quelle iraniane».
La spontaneità di questo piccolo sit-in è l’aspetto che ha colpito favorevolmente le docenti, segnale di come gli studenti stiano seguendo l’evolversi della situazione e abbiano capito l’importanza di estendere una rete internazionale all’insegna della solidarietà. «La protesta in Iran si è estesa ormai pure alla popolazione maschile e ci pare un altro segnale incoraggiante – chiosano Forni e Bertolacci – è fondamentale esprimere la solidarietà alle donne iraniane in qualsiasi modo».
“Zhen, Zhian e Azadi, donna, vita, libertà” è lo slogan delle proteste che risuona da quattro settimane nelle piazze iraniane e in tutto il mondo. E che ieri sono riecheggiate anche a Lucca.
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