Il Tirreno

Lucca

Economia

Anche il fantasma del caro energia fra i molti ospiti all’apertura del Miac

di Luigi Spinosi
Anche il fantasma del caro energia fra i molti ospiti all’apertura del Miac

Partita con tanti operatori la tre giorni dedicata alle tecnologie per l’industria cartaria

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LUCCA. La manifestazione è partita col botto: molti stand e tantissimi operatori, tra chi qui è presente per mostrare i suoi prodotti al servizio dell’industria cartaria e chi, invece, è qui per vedere quei prodotti come potenziale cliente. Il Miac, la mostra internazionale dove a mettersi in evidenza sono le ultime soluzioni tecnologiche al servizio dell’industria cartaria, ha aperto i battenti ieri al polo Fiere, nel cuore del distretto cartario lucchese, forse il più importante a livello globale, dove le industrie che lavorano la carta (e accanto a loro quelle che costruiscono macchinari per lavorare la carta) danno lavoro a quasi 8mila persone e producono una ricchezza capace di cambiare il volto non solo di un territorio, ma di un’intera regione. Un’apertura caratterizzata da due presenze. Da un lato gli esponenti del mondo politico e istituzionale dal livello nazionale alle amministrazioni locali. Dall’altro il convitato di pietra rappresentato dal caro energia, un elemento con il quale l’industria cartaria si sta confrontando ormai da più di un anno. Certo, i numeri del settore cartario sono ancora positivi, ma il futuro preoccupa, e parecchio.

E se il campo protagonista della mostra, ossia l’industria tecnologica legata al cartario, non è direttamente toccato dal problema, lo è invece – e parecchio – il “settore cliente”, ossia il cartario. Non è un caso dunque che la prima tavola rotonda post taglio del nastro sia stata dedicata proprio a questo tema. A confrontarsi l’assessore regionale alle attività produttive Leonardo Marras, il presidente del settore carta di Confindustria Toscana Nord Tiziano Pieretti e il presidente di Assocarta Lorenzo Poli. E proprio Poli ha dato parecchi elementi, sotto forma di numeri, a descrivere bene la situazione critica vissuta dal settore. Ma tra tutti due hanno colpito in modo particolare, anche perché dicono tutto del quadro in cui l’industria cartaria si trova a operare: 4,2 e 47. Si tratta di percentuali: la prima, 4,2%, è riferita all’incidenza del costo del gas (sostanza di cui non si può fare a meno nella lavorazione della carta) nel fatturato delle aziende cartarie nell’anno 2020. La seconda, quel 47% (e non ci siamo dimenticati nessuna virgola) si riferisce sempre all’incidenza del costo del gas nel fatturato nell’anno 2022. L’impatto di questa situazione è evidente: Poli ha ricordato come questo stia già avendo effetti oggi, sotto forma di ricorso alla cassa integrazione per esempio, ma anche come questo potrà avere effetti devastanti nell’immediato futuro sull’occupazione, col rischio di chiusura dei siti produttivi e di un effetto cascata sull’intera filiera.

Servono interventi strutturali e servono politiche comunitarie per riportare il gas su prezzi “umani”, perché si espone l’intera economia europea (e non solo per il cartario) a una concorrenza cui diventa impossibile far fronte, e non solo per il diverso prezzo dell’energia. C’è anche il fattore “dumping ambientale”, che penalizza la correttezza: «Noi siamo sempre stati molto attenti all’ambiente e alle persone – ha evidenziato Poli – e questo porta la competizione su livelli extraeuropei, con quei paesi dove non sono così attenti verso l’ambiente e il fattore umano». E quell’attenzione è monetizzabile, e se si aggiunge l’elemento del crollo dei noli, che rende assai meno costoso spostare le merci, ecco che ci si rende conto di come diventi ogni giorno più difficile reggere la concorrenza. Certo in questo quadro da tregenda non mancano elementi incoraggianti, e uno di questi è rappresentato proprio da quella tecnologia in mostra lì accanto: «Visto che siamo sempre stati penalizzati sul fronte dei costi energetici – ha aggiunto Poli – noi siamo riusciti ad andare avanti su questo fronte rispetto ad altri Paesi. Grazie all’evoluzione tecnologica da ogni singolo pezzettino dei macchinari siamo riusciti a estrarre quello zero virgola qualcosa di risparmio».

Poi il tema delle scelte da fare. L’assessore Marras ha ricordato la necessità di tradurre in pratica il progetto delle comunità energetiche, ma anche di accelerare le risposte alle richieste di autorizzazione per l’impiantistica per la produzione elettrica. Però qui non mancano i problemi, ricordati da Pieretti (come l’utilizzo del pulper per la termovalorizzazione), rappresentati dalla difficoltà a superare le opposizioni locali. E Pieretti ha fatto un esempio assai indicativo: «La Piana è una delle aree dove è più forte il problema delle polveri sottili. Il 60% di queste, come dimostrato da una ricerca, è causato dalla combustione della biomassa. Quel materiale potrebbe essere destinate invece ad alimentare una centrale a biomassa, producendo teleriscaldamento e abbattendo l’inquinamento. Ma (e qui si è rivolto direttamente agli amministratori presenti in sala ndr) quanti di voi, nonostante i vantaggi, sarebbero disposti ad accogliere quella centrale del genere sul proprio territorio?».


 

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