Il Tirreno

Lucca

Soldi spariti nella ristrutturazione, russo denuncia l’ex amica e socia

di Pietro Barghigiani
Soldi spariti nella ristrutturazione, russo denuncia l’ex amica e socia

Recupero dell’hotel Svizzero a Bagni di Lucca, chiesto il processo per imprenditrice

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BAGNI DI LUCCA.  Una fiducia tradita tradotta in centinaia di migliaia di euro sottratti alla società. Quando il cantiere era fermo, anche per la pandemia, a muoversi erano i conti correnti della Srl per importi e destinazioni sconosciuti al proprietario dell’ex albergo da ristrutturare e unico finanziatore del progetto. Alla scoperta dei trasferimenti di denaro a sua insaputa è partita la querela con le indagini affidate alla Guardia di finanza. Ora quell’alleanza tra il mecenate straniero e il suo braccio destro in zona, nata quattro anni fa davanti a un notaio per far rinascere l’Hotel Svizzero a Bagni di Lucca, diventa un duello in Tribunale. Il sostituto procuratore Sara Polino ha chiesto il rinvio a giudizio dell’imprenditrice Olesya Plyashko, 47enne nata in Russia e residente a Coreglia Antelminelli, per i reati di appropriazione indebita, truffa aggravata e autoriciclaggio. Difesa dall’avvocato Giorgio Grandini comparirà a gennaio davanti al gup Riccardo Nerucci. Parte offesa nel procedimento è un magnate nel settore delle autostrade, un 58nne originario del Daghestan, che vive a Mosca. È assistito, come persona fisica e per l’Hotel Svizzero Srl, dagli avvocati Ottavio Bonaccorsi e Nicolò Amore e dallo scoppio della guerra in Ucraina ha potuto continuare a svolgere la sua attività perché non inserito nelle liste degli oligarchi amici di Putin.
La società. Olesya conosce la moglie del miliardario, adesso incluso nella Federazione Russa, e sapendo della volontà dell’uomo di investire in Italia gli propone di rilevare l’Hotel Svizzero, un albergo in disuso da anni a ridosso dei giardini pubblici alla Villa. L’imputata assume la carica di presidente del Cda della “Hotel Svizzero Srl” di cui il russo è unico socio e consigliere. Plyashko diventa anche presidente del Cda e socio unico della “Svizzero Costruzioni Srl” società creata ad hoc e subentrata nei lavori di ristrutturazione a una ditta che aveva incontrato delle difficoltà nel mandare avanti il cantiere.
Fiducia tradita. Il russo delega all’amica e socia la gestione del recupero dell’immobile. E in questa fiducia, secondo l’accusa mal riposta, si consumano una serie di comportamenti della donna finiti all’esame del giudice che dovrà decidere se rinviarla a giudizio. L’accordo era che il russo, al rientro in Italia, avrebbe dovuto ricevere il 60 per cento delle quote. Le cose sarebbero andate molto diversamente. Tra le fine del 2020 e la primavera del 2021, l’imputata avrebbe emesso fatture come legale rappresentante della ditta dei lavori verso il committente. In pratica chiedeva a sé stessa di essere pagata senza alcun controllo. Il conto è di 144mila euro.
La caparra ridotta. C’è poi l’episodio della caparra “ridotta”. Dopo aver comprato all’asta un immobile a Castelnuovo Garfagnana, la 47enne all’atto della vendita del bene avrebbe riferito al socio russo che la caparra era di 25mila euro anziché 250mila. Nel giro di qualche giorno gira su un conto acceso (sempre intestato Hotel Svizzero Srl) su una banca di Capannori, e ignorato dal russo, cinque assegni circolari da 50mila euro ciascuno. Conto dal quale dispone il pagamento di una fattura per 17mila euro. Marginale, ma sempre negli atti d’accusa, la vendita di un autocarro sempre senza informare il finanziatore.
Falso verbale. I lavori di ristrutturazione dell’albergo erano stimati in 3,1 milioni di euro. Soldi messi solo dal proprietario. Nel febbraio 2021, secondo la Procura, Plyashko falsifica la firma del socio (assente in Italia quel giorno) per superare il limite dell’impegno di spesa di 10mila euro fissato dallo statuto della società Hotel Svizzero e consentire così il saldo di una fattura di 100mila euro emessa dalla Svizzero Costruzioni. Anche in questo passaggio la stessa persona chiede di essere pagata e si autorizza il versamento.
Sospetti e denuncia. Dall’estero il proprietario vuole sapere la ragione dei ritardi nei lavori e Plyashko gli risponde che la società è stata messa in liquidazione. «Va bene, allora trovane un’altra» è la replica del mecenate. Alla melina dell’imminente ex socia, l’imprenditore torna in Italia e con una persona di cui si fida va in banca e scopre i trasferimenti di soldi di cui era all’oscuro e l’esistenza di un altro conto aperto a sua insaputa. Fine dell’amicizia e della società con l’amica della defunta moglie. E mandato all’avvocato di querelare la donna.


 

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