La manifestazione
Dalla città alla montagna per aprire un’azienda agricola sulle orme del nonno
La storia di Damiano in fuga da Lucca per la Garfagnana facendo rivivere la casa e la vecchia attività dei parenti
MINUCCIANO. Dalla città alla montagna sulle orme di nonno Mario. È la storia di Damiano Pollastrini, 41 anni, da Lucca, che tre anni fa ha sentito il richiamo delle sue radici e ha avviato un’azienda agricola a Gorfigliano, nel comune di Minucciano. Ha scelto i ritmi della vita di campagna, quelli dettati dalle sue 50 pecore di razza garfagnina, lasciando quelli più frenetici della città che ritrova solo in estate quando il suo agriturismo, La Calamaia, viene preso d’assalto dai turisti.
Damiano è un imprenditore con tutte le difficoltà del momento: dalla burocrazia al caro bollette. Ma il valore delle sue radici e i suoi studi gli hanno dettato la strada da Lucca a Gorfigliano. L’agriturismo di Damiano nasce dalle case dei bisnonni Iacopo e Teodora che li abitavano agli inizi del ’900. Sono i genitori di notta Teresa Paladini, conosciuta da tutti come Trè, che costruirono la casa a ridosso del monte Calamaia. La zona era denominata “le Capanne” poiché vi si trovavano le stalle per il riparo degli animali, rimesse per utensili agricoli e magazzini per la conservazione dei prodotti alimentari quali farine, legumi e insaccati e così via. «Per questo ho sottotitolato l’agriturismo con il nome casa vacanze dei nonni Trè e Clemè – sorride Damiano – dopo il terremoto del 1920, al quale le nostre abitazioni sopravvissero indenni, grazie proprio al loro essere a ridosso del monte Calamaia, le stalle furono trasformate in abitazioni creando nei terreni retrostanti terrazzamenti coltivati: qui vissero Clemente Orsi (Clemè) con la moglie Teresa Paladini, in dialetto Trè, con i loro cinque figli Ilde, Teodora, Iacopo, Matteo e Mario. E Mario ereditò la casa e trasmise la passione per le tradizioni di Gorfigliano ai figli e a noi nipoti. Passavo sempre l’estate a Gorfigliano e ora sono qui con mamma Cristine e papà Claudio a mandare avanti questa attività».
Quattro i mini appartamenti che vengono affittati: il Farro, l’Aia, il Castagno e il Metato, i quali, pur mantenendo le caratteristiche proprie della “casa garfagnina”, sono forniti di ogni comfort. «Circa 10 anni fa abbiamo iniziato il recupero della struttura e siamo riusciti ad aprire l’agriturismo nell’estate 2020 – racconta Damiano – momento difficile, senza dubbio, ma gli ospiti non ci sono mai mancati, soprattutto tanti stranieri». Se nonno Mario aveva tracciato il percorso, ecco che Damiano ci ha messo del suo laureandosi in agraria. «Qualcosa che avevo nel sangue evidentemente. Così ho iniziato a fare l’imprenditore agricolo. Ho acquistato un gregge di pecore, circa 50, da Bruno Bertoncini per tutti il Pallera, e da qui ho iniziato a produrre prodotti caseari come il pecorino e la ricotta. Sono ancora gli inizi ma si vedono i primi risultati. Ho anche coltivato alcuni campi con patate e farro. Per me è stata una scelta di vita, è questo quello che volevo. Anche se d’estate i ritmi diventano simili a quelli cittadini per soddisfare i tanti ospiti, ma di certo non possiamo lamentarci. Le difficoltà sono tante, ma quando mi fermo un attimo a guardare dove mi trovo, sono pienamente ripagato».
Luoghi che sanno conquistare, luoghi che sono casa anche sei nato e ha vissuto per oltre 30 anni a chilometri di distanza. «Le spese sono tante – chiude Damiano – ci sono le bollette, la piscina e tanta, troppa, burocrazia. Questa è quella che mi spaventa di più. Alcuni aiuti le riceviamo come dal comune di Minucciano che in questi anni post Pandemia ci sta sostenendo con alcuni sgravi».
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