Il dolore
Lucca, autista di autobus palpeggia bambina: condannato
Trenta mesi di reclusione per violenza sessuale all’uomo. I fatti risalgono al 2014, la vittima all’epoca aveva 12 anni. La difesa ricorrerà in appello
LUCCA. Violenza sessuale, condannato un autista di pullman. Nei giorni scorsi al tribunale di Lucca c’è stata la sentenza per il processo di primo grado che vedeva imputato un cinquantenne autista di bus residente nella Piana. I fatti in questione risalgono al 2014: l’uomo era accusato di violenza sessuale ai danni di una bambina di 12 anni. Il collegio presieduto dal giudice Nidia Genovese (a latere Alessandro Dal Torrione e Felicia Barbieri) ha ritenuto l’imputato colpevole e lo ha condannato a una pena di due anni e mezzo di reclusione. Il pubblico ministero ne aveva chiesti tre anni e mezzo mentre i legali dell’imputato intendono ricorrere in appello. Il collegio ha stabilito anche un risarcimento provvisionale di 8mila euro nei confronti delle parti civili.
Ma torniamo ai fatti. Il fascicolo era stato istruito dal sostituta procuratrice Sara Polino. Secondo la prospettazione dell’accusa, basata sulle dichiarazioni rilasciate dalla minore nel corso di un incidente probatorio avvenuto in presenza di assistenti sociali, a bordo del bus l’autista avrebbe palpato la bambina nelle parti intime. L’imputato ha sempre sostenuto di essere innocente e si è difeso dicendo di avere, in qualche circostanza, sistemato la cintura di sicurezza intorno al corpo della ragazzina. Nel frattempo, in attesa di un riscontro processuale, l’azienda di autotrasporti per cui lavora lo ha destinato ad altre mansioni.
Per arrivare a una prima sentenza ci sono voluti otto anni perché l’iter giudiziario è stato travagliato. L’ autista era finito sotto processo con l’accusa sia di violenza privata, in quanto accusato di aver costretto la minore a sedere sul bus accanto a lui approfittando del fatto che la ragazzina in quei frangenti si trovava da sola sul pullman, sia di violenza sessuale consistita in ripetuti palpeggiamenti agli arti inferiori e alle parti intime. Ma durante il dibattimento è venuto meno l’articolo 609 quater del codice penale, contestato dalla procura all’imputato e che prevede pene più lievi (dai 3 ai 6 anni) in quanto considera circostanze attenuanti nei confronti di chi compie atti sessuali con il consenso di un’infraquattordicenne. Per la parte lesa ci fu costrizione piena e non minimo consenso.
Proprio sulla base di quanto emerso in aula, il collegio ha rinviato gli atti alla sostituta procuratrice Polino affinché potesse riconfigurare l’ipotesi di reato in violenza sessuale. E nella forma più grave, punita dall’articolo 609 bis. Il pm ha riformulato la contestazione nei confronti dell’autista e l’iter giudiziario è ripartito da capo per approdare nei giorni scorsi alla sentenza del nuovo collegio.
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