La manifestazione
Rifiuto selvaggio al casello di Capannori
In cinquanta di minuti Zero Waste ha raccolto sacchi e sacchi di plastica e vetro. Un’iniziativa che si ripete ogni anno e fa emergere un quadro sempre peggiore
CAPANNORI Dieci sacchi di multimateriale, tre sacchi di bottiglie di vetro, più tutti i rifiuti indifferenziati, il tutto in cinquanta minuti, tanto il tempo concesso dalla pioggia prima che impedisse di andare CA: è quanto è stato raccolto sabato mattina nell’ennesima iniziativa di Zero Waste a Capannori. A questi numeri che già sono importanti va aggiunto un dettaglio di non poco conto: la rimozione di queste testimonianza di inciviltà non è avvenuta in una delle tante discariche abusive che ancora, nel 2022, caratterizzano il territorio, ma in una zona dal significativo valore simbolico, ossia la zona del casello autostradale. Significativa perché per molti chje vengono da fuori rappresenta la prima immagine della città di Capannori. Un’immagine che però fa a pugni con i tanti e meritati riconoscimenti che la stessa città sta ricevendo nel campo delle politiche ambientali.
A guidare la squadra in quest’iniziativa era naturalmente Rossano Ercolini, il vincitore del Goldman Environmental Prize(l’equivalente del Nobel per quanto riguarda l’ecologia), nonché presidente di Zero Waste e direttore del Centro di Ricerca Rifiuti Zero di Capannori.
«Questa zona lapuliamo tutti gli anni – spiega Ercolini – eppure tutti gli anni la situazione è peggiore e l’area ha un aspetto sempre più abbandonato. Non so di chi sia la competenza dell’area, se del Comune o della Società Autostrade, ma anche in questo caso l’amministrazione dovrebbe far sentire la sua voce. Qui ci sono tanti rifiuti, forse lasciati da camionisti o da automobilisti che si fermano per fare uno spuntino. È vero che una persona civile non getta i rifiuti in ogni caso, ma qui, per esempio, non ci sono nemmeno dei cestini. Basterebbe realizzare un’area attrezzata per chi si vuole fermare a mangiare qualcosa, di quelle che si vedono in autostrada, con un tavolo, qualche sedia e dei cestini». In quel modo gli incivili non avrebbero nemmeno il labile alibi della mancanza di un posto per buttare i rifiuti.
Certo, il primo e più difficile lavoro da fare è quello educativo, far digerire a tutti un concetto banale, quello per cui è sbagliato buttare una cartaccia per terra, ma anche le istituzioni devono lavorare in questo senso: «Lungo le strade – prosegue Ercolini – è un tripudio di sporcizia, tra bottiglie di birra e altro. Ma anche in altre zone è facile trovare di tutto. Penso per esempio al parco Pandora, vicino al Centro Rifiuti Zero, dove è pieno di mozziconi gettati a terra, e sì che a Capannori abbiamo pure i cestini con il posacenere. Per questo tipo di abbandoni è prevista per i regolamenti comunali una sanzione di 50 euro, ma io mi chiedo se è mai stata fatta una multa. Non fraintendetemi, io non sono un tipo a favore della repressione, ma anche le istituzioni devono fare la loro parte per installare il senso del civismo nelle persone. Perché bastano pochi incivili a rovinare l’impegno di tante persone che si preoccupano per l’ambiente. E chi inquina non può essere trattato allo stesso modo di chi, invece, si impegna per rendere l’ambiente più pulito, ma nemmeno allo stesso modo di chi, più semplicemente, non butta i rifiuti in giro. Continuare a veder agire indisturbati gli inquinatori ha il sapore della presa per i fondelli verso chi, invece, si dà da fare per l’ambiente».
E poi c’è anche un altro aspetto da evidenziare: trasformare i fossati in “cestini” vuol dire pure inquinare il mare anche da parecchi chilometri di distanza, perché dal fosso al fiume, e poi al Tirreno, il percorso è naturale. «Soprattutto se si continuano a fare sfalci senza prima pulire, con il risultato di triturare la plastica abbandonata tra l’erba». l
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