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Cartario, nuovo Sos: «Quotazione del gas cresciuta di 12 volte dal giugno 2021»
Bona ribadisce la necessità di interventi
PORCARI. «L’essenzialità della carta non nasce per decreto, ma in quanto materiale indispensabile per l’imballaggio, per la cultura, l’igiene e l’istruzione oltre che essere parte fondamentale dell’economia circolare, riciclando ogni anno 6 milioni di tonnellate di carta e avendo già raggiunto il tasso di riciclo dell’85%. Si può ottimizzarne l’uso, ma farne a meno significa non proteggere gli alimenti, avere meno igiene, penalizzare la cultura e l’istruzione, tornare dunque indietro nella sostenibilità del Paese»: così Emanuele Bona, presidente della Federazione Carta e Grafica, commenta le dichiarazioni apparse sui media riguardanti il costo dei prodotti in carta e la conseguente intenzione di volerne farne a meno negli esercizi commerciali.
«La quotazione del gas è aumentata a oggi di circa 12 volte, con punte di 16-17 volte rispetto al giugno 2021 – riprende Bona – e ciò ha determinato conseguenti aumenti dei costi in cartiera, che si riverberano su tutta la filiera, e incrementi ingenti in tutte le attività di stampa e trasformazione, incluse quelle relative ai materiali flessibili. Ma quel che è peggio sono i costi energetici, che a questi livelli, rischiano di fermare o rallentare la produzione. A queste condizioni è a rischio la tenuta dell’intera filiera, con tutte le conseguenze che ciò comporta».
Secondo Bona bisogna, quindi, con rapidità intervenire sui costi energetici di produzione oltre che sostenere l’industria culturale tramite un credito d’imposta per l’acquisto di carta per la stampa di libri, come richiesto anche dall’Associazione degli Editori: «La carta non dev’essere considerata solo un costo, ma un valore per quanto rappresenta in termini di rinnovabilità, riciclabilità, compostabilità e di effettivo riciclo oltre che necessaria per l’apprendimento e per la diffusione della cultura e dell’informazione».
Ma come incidere sui costi energetici di produzione? Innanzi tutto viene chiesto il price cap a livello europeo e il disaccoppiamento tra prezzo del gas e delle rinnovabili sempre a livello europeo (coerentemente all’esistenza del mercato unico). Indispensabile anche l’estensione a livello nazionale del credito imposta per il caro energia al quarto trimestre.Inoltre, trasparenza e informazione sui contratti (numerosi) che non sono “negoziati” sulla piattaforma Ttf di Amsterdam.
E, ancora, “Electricity e Gas Releases”. Su questi due punti il governo ha annunciato importanti novità giusto il primo settembre. L’electricity release riguarderebbe l’energia rinnovabile già nella disponibilità del gestore dei servizi energetici (dai 17 ai 25 TWh), dando la priorità agli energivori. Ovviamente, si sottolinea, il prezzo di ritiro da parte del gestore è stato di molto inferiore alle quotazioni odierne e, quindi va “rivenduto” aa un prezzo ragionevole agli energivori, come fatto dalla Francia che ha utilizzato l’elettricità da nucleare.
La “gas release” dovrebbe invece assicurare che tutto il gas supplementare estraibile dai giacimenti nazionali sia effettivamente estratto e che i prezzi offerti dagli operatori riflettano i costi marginali di estrazione . Inoltre, andrebbe previsto un ulteriore quantitativo offerto all’interno del meccanismo (attraverso il gas di nuova importazione), riservando una quota dei contratti che il Governo sta concludendo per limitare la dipendenza dalla Russia a questo meccanismo e curando che il prezzo offerto rifletta i reali costi di trasporto e di estrazione.
Ancora, autorizzare in via generale l’utilizzo di altri combustibili (da biomassa, il combustibile solido secondario da rifiuti e gli stessi oli combustibili) da parte degli impianti industriali per il soddisfacimento del relativo fabbisogno energetico. La misura attua gli indirizzi europei per affrontare la crisi energetica legata all’invasione dell’Ucraina da parte della Russia. Questo nell’immediato: occorre poi pensare ad una strategia che renda l’Italia, secondo paese manifatturiero d’Europa, indipendente sotto il profilo energetico.
C’è poi il problema dei contratti con i fornitori di energia. Per questo viene chiesto un sistema di garanzia pubblico per il rinnovare i contratti di fornitura gas per il nuovo anno termico (ottobre).
Infine, per mitigare gli effetti inflazionistici su bene essenziali e strategici come i libri, viene chiesta l’introduzione di un un meccanismo specifico di credito d’imposta per l’acquisto della carta destinata alla stampa di tutti i libri, in particolare quelli scolastici.
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