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Carta, le bollette lievitate mettono a rischio le linee: si va verso lo stop

Luigi Spinosi
Carta, le bollette lievitate mettono a rischio le linee: si va verso lo stop

Dopo i costi del gas, le difficoltà nei contratti di fornitura. Medugno (Assocarta): «Possibile una riduzione delle produzioni»

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PORCARI. Da mesi si sente ventilare l’ipotesi di uno stop dell’attività delle cartiere, alle prese con le difficoltà, ogni giorno più grandi, legate al costo dell’energia. Ma se un fermo totale, nonostante tutto, non è all’orizzonte, più probabile è invece la possibilità di un rallentamento della produzione, fermando una parte delle linee, in modo da limitare quei costi in attesa di tempi migliori.

È il quadro paradossale di un settore che non conosce crisi di mercato, perché il suo prodotto tira, che si tratti di tissue o di imballaggi (una produzione di cui soprattutto in questo periodo c’è una grande richiesta).

Per avere un’istantanea della situazione, in un panorama che cambia (solitamente in peggio) di giorno in giorno, abbiamo interpellato il direttore generale di Assocarta Massimo Medugno. Due i temi principali (che poi vuol dire problemi) sul tappeto in questo momento.

Partiamo dai costi: «A giugno dell’anno scorso il costo dell’energia era di 20 euro a Megawattora – spiega Massimo Medugno, direttore generale di Assocarta – adesso (dato di martedì 23, da specificare perché il quadro è in continua evoluzione ndr) siamo a 290 euro, tra le 14 e le 15 volte di più».

Ma a questo problema, che sicuramente è il più importante per un settore energivoro come quello cartario e che ormai si trascina da parecchi mesi (e che trova la sua spiegazioni in questioni geopolitiche, ma anche finanziarie) in questo preciso momento se ne sta aggiungendo un altro: non solo l’energia costa parecchio di più, ma diventa difficile anche fare gli accordi per ottenerlo. Stiamo parlando dei contratti di fornitura del gas, che vengono sottoscritti proprio in questo periodo: «Questo è l’altro grande problema – riprende Medugno – perché è questo il periodo in cui si sottoscrivono gli accordi con i fornitori, dal momento che è a ottobre che inizia l’anno termico. Solo che non si riescono a far nuovi contratti, e quando ci sono prevedono condizioni molto pesanti, dai prezzi al pagamento anticipato di un mese o fideiussoni. Condizioni che alla fine si traducono in impatto pesante sulle finanze aziendali. Del resto, lasciando perdere un momento il discorso sui profitti accumulati dalle le compagnie, le incertezze, con quello che sta accadendo nel mondo, riguardano tutti, anche i fornitori».

Tra le conseguenze di tutto questo c’è anche la difficoltà a programmare, un verbo che è fondamentale nel mondo imprenditoriale: si devono infatti sottoscrivere anche gli accordi con i clienti, raccogliere le commesse, e quindi proporre un prezzo di vendita del prodotto finito. Ma come farlo quando ancora nemmeno tu che lo realizzi sai quanto ti verrà a costare il prodotto finito?

Servono delle contromisure, tra quelle ritenute più urgenti dagli imprenditori del settore vi è l’introduzione del cosiddetto “price cap” ossia, sintetizzando al massimo, l’introduzione di un limite massimo al prezzo del gas. In teoria non dovrebbero esserci ostacoli visto che – sarà il clima elettorale – tutte le forze politiche si dicono favorevoli.

Ma serve un intervento delle istituzioni anche sul fronte dei contratti: «Dovrebbe scendere in campo il governo – spiega Medugno – che fornisca la garanzia dello Stato per rinnovare i contratti».

Insomma servono delle scelte immediate, oltre a quelle non meno importanti ma più futuribili, come per esempio la “riscoperta” dei nostri giacimenti. Qualcosa deve essere fatto perché in gioco c’è molto, e non solo quello diretto rappresentato dal futuro di un settore importante per l’economia nazionale (e fondamentale per quella lucchese) come il cartario. Da questo settore, anche se ce lo dimentichiamo dipendono tutti gli altri: perché tutti i prodotti hanno bisogno di essere confezionati. E infatti, come detto in premessa, il mercato c’è eccome: «Siamo la base di una filiera abbastanza lunga – conferma Medugno – e in particolare l’imballaggio tira. Per esempio in questo momento è trainato dalla produzione stagionale per il settore ortofrutticolo. Ma più in generale la cara ha un forte appeal. E poi dalla tenuta del settore dipendono molti aspetti, come l’economia circolare e la sostenibilità: basti pensare ai sei milioni di tonnellate di carta che vengono riciclati ogni anno».

E l’ipotesi di fermare tutto, come ventilato da alcuni produttori di fronte a costi che rendono sconveniente continuare a lavorare? «Per me è un azzardo dire oggi che le aziende si fermeranno – chiude Medugno – ma è plausibile che pensare a una riduzione della produzione con lo stop ad alcune linee».


 

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