Attenzione
Addio Pablo, il cuoco che seppe cambiar vita
Aveva scelto la cucina a 58 anni di età ha lavorato in ristoranti come il Bistrot a Forte dei Marmi
LUCCA. No, non è mai troppo tardi. O almeno non lo è stato per Juan Pablo Abalos Navarrete (per tutti semplicemente Pablo), scomparso ieri a 64 anni, che sei anni fa decise di dare una svolta alla sua vita diventando cuoco.
Un vezzo di mezza età, un capriccio, al massimo una scommessa. Questo poteva sembrare la scelta di Pablo. Ma lui, con creatività e tenacia, era riuscito a trasformarlo in una vera professione. Che lo ha portato a frequentare le brigate di locali importanti a Lucca e soprattutto in Versilia: era stato nella cucina dello stellato Bistrot dei fratelli Vaiani a Forte dei Marmi, ad esempio. E l’ultimo suo impiego lo aveva avuto al bagno Teresa, in Darsena a Viareggio.
Pablo era di origine cilena. Era arrivato in Italia a quarant’anni di età, sul finire dello scorso secolo. Un trasferimento – come lui stesso raccontava – «non dovuto alla necessità, ma all’emozione». Pablo, infatti, amava l’Italia: è il Paese, diceva, capace di «sublimare la bellezza, una bellezza trasversale che passa attraverso il cibo e la natura».
La “prima vita” di Pablo in Italia è dedicata a uno studio editoriale e di impaginazione di successo, che lo porta a tanti successi e soddisfazioni. «Però non era il mio – raccontava –, non mi ci sentivo».
È il 2016 e Pablo ha 58 anni. Si guarda dentro, si guarda attorno e si chiede: «Che cos’è che mi è sempre piaciuto davvero fare?». E la risposta è lì, dove è sempre stata: la cucina.«Un’emozione che mi ha portato a riconoscere la vocazione», diceva Abalos.
Così decide di iscriversi alla Scuola Tessieri, un’importante accademia a Ponsacco. «Da lì ha proseguito la sua formazione, facendo diventare un lavoro la sua passione, anche se in età non più giovane», racconta Mariella Lencioni, presidente dell’Associazione cuochi lucchesi e amica di vecchia data di Pablo.
Abalos è bravo. E per questo viene chiamato in cucine importanti, anche se non entra “fisso” in nessuna di queste, ma aiuta quando c’è bisogno.
E poi c’è l’attività proprio nell’Associazione cuochi lucchese. Ed è su questo versante che Lencioni lo ricorda: «Ci mancherà molto – scrive su Facebook rivolgendosi a lui – la tua presenza ai nostri consigli, eventi ed ad ogni altra occasione. Il tuo sorriso un po’ malinconico e il tuo sguardo sempre attento a percepire ogni singola parola dell’interlocutore. Hai lasciato un grande vuoto nella nostra Associazione, perché, anche se non ne facevi parte da molto tempo, hai dato veramente molto. E tutti quelli che hanno avuto la fortuna di incontrarti si ricorderanno sempre del tuo “sorriso malinconico”».
Abalos ha vissuto per molto tempo in via Fillungo a Lucca e ultimamente si era trasferito a Camaiore.
I funerali saranno celebrati venerdì alle 10 nella basilica di San Frediano.
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