Sicurezza
La prima auto elettrica italiana in mostra: è nata nel 1891 in Garfagnana
Aperta a Castelnuovo una mostra permanente per la prima vettura elettrica italiana. Creata dal conte Carli è stata ricostruita sui disegni originali dagli studenti dell’Isi
CASTELNUOVO. Una mostra permanente dedicata a un pezzo del nostro passato, ma che sa molto di futuro. È quella allestita per celebrare la prima auto elettrica italiana, nata nel 1891 in Garfagnana, per opera del conte Giuseppe Carli.
Il locale Lions Club ha voluto valorizzare una delle eccellenze del territorio con l’esposizione del veicolo, costruito dai ragazzi dell’Ipsia Simoni di Castelnuovo seguendo i progetti originali, in un fondo sfitto situato nel centro storico, in via Fulvio Testi davanti al Loggiato Porta. L’esposizione è partita il 13 agosto, durate la Settimana del Commercio, e rimarrà in maniera permanente grazie al Lions Club del neo presidente Maurizio Lunardi e alla proprietaria del fondo Renata Spoto.
Alla cerimonia di inaugurazione erano presenti Maurizio Donati, presidente dell’associazione Antiche Ruote, a cui si devono il ritrovamento dei progetti di Carli e l’idea della ricostruzione, e il professor Pierluigi Gonnella per l’Isi Garfagnana.
Il triciclo venne progettato e realizzato dal conte Giuseppe Carli e dal suo fedele collaboratore Francesco Boggio. Funzionante con un motore a batteria, fu la prima auto elettrica italiana. Carli e Boggio ne avrebbero voluto sperimentare tutte le potenzialità alla Parigi- Rouen, la prima corsa automobilistica del mondo in programma il 22 luglio 1894 a cui si iscrissero ben 102 partecipanti. Tra loro un solo italiano, anzi, garfagnino: appunto il conte Carli. Avevano pensato il triciclo per quella gara, dove volevano dimostrare che il motore elettrico non aveva niente da invidiare, quanto a prestazioni, al motore a scoppio. I loro sogni si fermarono però alla dogana francese: intoppi burocratici impedirono di arrivare a Parigi e di prendere parte alla corsa. Per l’imprenditore fu l’inizio di una fase discendente che lo portò al fallimento nel giro di pochi anni, e all’abbandono della sua terra natale. Morì nel 1913 a Livorno, città della moglie, dove si era trasferito.
Dimenticato per decenni, è stata l’associazione “Antiche ruote” a ricostruirne la memoria, compresi i numerosi interventi innovativi fatti per l’industrializzazione della Garfagnana. Il triciclo elettrico è stato ricostruito cinque anni fa dagli studenti dell’Isi sulla base dei disegni originali di Carli, di proprietà dell’associazione. A grandezza naturale e perfettamente funzionante, è stato ospitato in diverse mostre toscane, oltreché nella sede del Consiglio regionale e al Lingotto di Torino e in varie trasmissioni televisive nazionali.
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