Sicurezza
Salvato dal defibrillatore e dagli angeli del paese mentre gioca a calcetto
Un 46enne va in arresto cardiaco durante la partita di calcetto. Compagni di squadra e primi soccorritori lo tengono in vita
MINUCCIANO. È una questione di minuti, forse secondi. Una vita si sta spegnendo davanti ai nostri occhi e bisogna fare qualcosa. Soprattutto bisogna sapere cosa fare. Sono questi i momenti in cui si capisce di che pasta è fatta una persona.
Se Andrea Baldini, 46enne originario di Pugliano e titolare di un negozio di computer ad Aulla, è ancora aggrappato alla vita, lo deve alla prontezza e alla capacità di amici e compaesani. Sono stati loro a praticargli il messaggio cardiaco e dargli la scarica col defibrillatore (qui ce n’è uno in ogni frazione) rimettendo in moto quel cuore che si era prematuramente fermato. Una tragedia sfiorata che si è verificata martedì sera al nuovo impianto polivalente di Pieve San Lorenzo, dove si giocava una partita di calcetto tra vecchi amici che giusto ad agosto trovano il tempo per tornare in campo.
Andrea sta giocando sereno, ma a un certo punto chiede il cambio e va a sedersi in panchina. Qui accusa un malore, perde i sensi e cade a terra privo di sensi. Il corpo è rigido e tremante, tanto che in un primo momento si pensa sia in preda a un attacco epilettico. I compagni, i primi a soccorrerlo, cercano di aiutarlo per evitare l’eventuale rischio di soffocamento. Ma il problema è un altro: non c’è battito. Andrea è in arresto cardiaco. Subito parte la chiamata al 118: dalla centrale operativa di Camaiore il medico prende cognizione della situazione e attiva l’ambulanza di Piazza al Serchio. Ma per arrivare a Pieve San Lorenzo ci vogliono almeno venti minuti. Troppi per Andrea. Così, via telefono il medico dà istruzioni ai suoi compagni di squadra, che iniziano a praticargli un massaggio cardiaco, guidati passo passo dal 118. Contemporaneamente le urla di aiuto provenienti dal campo arrivano alle finestre delle case che si affacciano sull’impianto.
Tra coloro che abitano a due passi c’è Alberto Pierotti, 61enne macchinista ferroviario in pensione, che dopo decenni trascorsi a Genova, è tornato a godersi un po’ di riposo nella sua terra d’origine. «Stavo uscendo per andare a fare il turno in Misericordia, sono un volontario – racconta –. Ho sentito le grida e sono andato al campo. Andrea era a terra privo di sensi e gli stavano praticando il massaggio cardiaco. Il problema è che non si riprendeva. Così, d’accordo con il 118 e con gli altri soccorritori più esperti, sono andato a prendere il defibrillatore che si trova a una ventina di metri da lì. Non l’avevo mai usato ma avevo fatto un corso organizzato proprio qui, anni fa».
Nel frattempo, sul posto è arrivata anche Maria Massari, titolare del bar Martini, che si trova a poco più di cento metri di distanza. Anche lei ha fatto il corso di primo soccorso. «Sono arrivati dei ragazzi nel locale a chiamare aiuto perché un uomo si era sentito male – racconta –. A quel punto ho telefonato a Paola Dal Rio, un’amica infermiera, e nel frattempo mi sono precipitata sul campo. Sono stata volontaria della Misericordia di Piazza al Serchio e qualche anno fa ho partecipato ai corsi di primo soccorso sull’utilizzo del defibrillatore organizzati da Comune e Croce bianca. Sinceramente quando sono arrivata mi è preso il panico perché ho riconosciuto il volto di Andrea, qui del resto ci conosciamo tutti. Vedere una persona che conosci che sta morendo davanti ai tuoi occhi è dura. Ci vuole sangue freddo e soprattutto bisogna sapere cosa fare. Mentre ero al telefono con Paola ho aiutato Pierotti e gli altri presenti a usare il defibrillatore. Gli abbiamo dato una prima scossa ma il battito non riprendeva. Non ci siamo fermati e abbiamo continuato il massaggio».
Paola Dal Rio è il terzo angelo di questa vicenda. Infermiera al distretto di Fivizzano, nel momento in cui l’amica Maria la chiama al telefono sta rientrando a casa dal lavoro: «Ho cercato di fare quello che potevo, prima via telefono e poi di persona – racconta – Del resto è il mio mestiere. Maria mi ha spiegato la situazione io le suggerito di usare il defibrillatore, così come ha fatto il medico che dalla centrale del 118». Il cuore di Andrea ci ha messo un po’ a ripartire ma grazie alla scossa e al massaggio cardiaco si è rimesso in moto, sebbene il ragazzo sia sempre rimasto in stato incosciente. «Quando sono arrivata – prosegue Dal Rio – ho aiutato il medico dell’ambulanza poi è arrivato Pegaso e l’hanno trasportato all’Opa di Massa. Speriamo vada tutto per il meglio. Ho salvato una vita? Tutti abbiamo contribuito: è stato un lavoro di squadra, compagni di calcetto, 118, i primi soccorritori. Quando accadono queste cose dobbiamo cercare di rimanere umani. Non si può vedere una persona che muore senza intervenire, per aiutarla o per difenderla, come invece è accaduto altrove di recente. In questa comunità c’è ancora la voglia di darsi una mano l’un l’altro. E poi Andrea lo conosciamo tutti, sua madre era maestra qui a Pieve San Lorenzo. Non potevamo restare fermi».
Sull’accaduto interviene anche il sindaco di Minucciano Nicola Poli: «A quella partita – dice – avrei dovuto esserci anch’io, che conosco Andrea dalle scuole medie. Voglio ringraziare chi è intervenuto a nome di tutta la comunità: nella disgrazia abbiamo avuto la fortuna che ci fossero persone formate al primo soccorso e dei defibrillatori a portata di mano. Ora facciamo il tifo per Andrea, che è ricoverato all’Opa di Massa, e ha una moglie e due figli che lo aspettano: sembra che il suo cuore abbia ripreso la funzionalità ma lo tengono sedato per un risveglio controllato. Siamo con lui».
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