Il Tirreno

Lucca

Solo sei iscrizioni: chiude la materna Figlie di Nazareth

Emanuela Ambrogi
La scuola materna a Ponte a Serraglio
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La scuola materna a Ponte a Serraglio

Ha chiuso l’ultimo venerdì di luglio, dopo 62 anni, la scuola materna Figlie di Nazareth di Ponte a Serraglio

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BAGNI DI LUCCA. Ha chiuso l’ultimo venerdì di luglio, dopo 62 anni, la scuola materna Figlie di Nazareth di Ponte a Serraglio. Il motivo? Le scarse iscrizioni: soltanto sei. La struttura non resterà però chiusa e non verrà venduta. L’ordine delle suore a cui fa riferimento la scuola sta pensando a una soluzione per tenerla in vita.

Per riaprire l’asilo occorrono almeno 15 iscrizioni, i costi ingenti di gestione della struttura (luce, riscaldamento, personale, lavori da fare) sono troppo alti a fronte di solo sei richieste per l’anno che deve cominciare. Una brutta notizia per la comunità di Bagni di Lucca. Per decenni la scuola materna gestita dalle suore, in via di Lima a Camaione, ha svolto un servizio di grande aiuto per i genitori che portavano i bambini alla struttura già alle prime ore del mattino, per andare poi a prenderli nel tardo pomeriggio, grazie a un orario più elastico rispetto alle scuole materne comunali. Negli anni Ottanta e Novanta l’asilo di Ponte a Serraglio è arrivato ad avere anche oltre cinquanta bambini. Numeri che oggi appaiono impossibili da raggiungere anche per il calo demografico e lo spopolamento.

«Già nel 2021 ci sono state poche iscrizioni – dice don Raffaello Giusti, parroco anche di Ponte a Serraglio – e i costi per la gestione sono diventati troppo alti. Le bollette vengono pagate dalla “casa madre” di Pisa. È stato chiesto un anno di sospensione al Provveditorato, ma non sappiamo cosa succederà. La casa non verrà però venduta. Stanno cercando una soluzione, una casa accoglienza o una casa per esercizi spirituali. Il vero, grosso problema è la denatalità».

«Sono rimaste solo due suore nella struttura – spiega suor Brigitte Kinkarntara dalla casa madre delle suore di Padre Agostino – le spese sono diventate troppo alte e i bambini sono pochi. Bisognerebbe che ogni giovane famiglia portasse un bambino. C’è stato anche un incontro col sindaco e gli assessori, col parroco, ma non c’è soluzione. È però nostra intenzione tenere la casa in vita e stiamo pensando a un’alternativa, una nuova possibilità. Anche dalle vicinanze non ci sono possibili iscrizioni. Stiamo pensando a una casa di esercizio spirituale».

«Non vogliamo chiudere – aggiunge Trisa, una delle due suore rimaste – avevamo preso in considerazione la possibilità di fare un centro diurno, ma occorrono molti lavori e lo spazio non è sufficiente. A luglio abbiamo continuato ad avere alcuni bambini e abbiamo terminato col campo estivo. Ci sono alcune mamme in difficoltà che arrivano da comuni vicini e anche le piccole entrate per noi significano molto. Siamo disponibili per chi ha bisogno. L’asilo ora è chiuso, ma bisogna vedere cosa succederà in questo anno. Ci vorrebbero almeno 15 bambini per ripartire. Quando sono arrivata qua nel 1992 le richieste erano tantissime. Ricordo fino a 56 bambini in un anno».l


 

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