Sicurezza
Dieci anni senza il “Di Simo”. L’antico caffè rimane chiuso
I problemi di agibilità sarebbero risolti, ma nessun gestore è stato individuato. Personalità lucchesi dell’arte, cultura e turismo premono perché riapra
LUCCA. Tra poche settimane saranno dieci anni esatti da quando sulla vetrina del locale più iconico di Lucca – lo storico Caffè Di Simo in via Fillungo – comparve un cartello con la scritta “Questo esercizio rimane chiuso su indicazione dell'ufficio tecnico del Comune, in attesa di definizione delle pratiche. Ci scusiamo con i clienti”. Era il 2 settembre 2012 quando Il Tirreno riportò la notizia sulle sue cronache. In realtà il locale era chiuso dal precedente mese di luglio per problemi di agibilità. Inizialmente era stato dichiarato solo “chiuso per ferie” come riportava un avviso sulle vetrine ma poi, il fatto che non avesse riaperto neanche in occasione della prima Notte Bianca di Lucca, il 24 agosto, non passò inosservato.
Da allora, sul caffè che era stato il crocevia degli intellettuali – prima ancora che Di Simo si chiamava Caselli, da Carlo Caselli che era stato il suo fondatore a metà dell’Ottocento –, frequentato abitualmente da Giacomo Puccini che non mancava di suonarvi il pianoforte, ma anche dai poeti Pascoli e Carducci e da Giuseppe Ungaretti per dirne solo alcuni, è piovuto il silenzio. Chiuso, da dieci anni, nel mezzo di tante difficoltà per l’attribuzione della competenza sui restauri necessari, poi finito di restaurare (nel 2017) ma mai riaffidato in gestione dalla proprietà, tutta lucchese, delle signore Giulia Barsanti ed Erula Dell’Agnello, legate dal grado di parentela di cugine.
Il Caffè Di Simo, con i suoi arredi vincolati dalle Belle Arti, è una proprietà bellissima quanto “scomoda”: non è certo un semplice locale e individuare un gestore alla sua altezza (e solvibile) sicuramente non è un’impresa da poco. Nel frattempo, l’antico caffè è stato spesso al centro di battaglie anche politiche, anche in seno all’amministrazione comunale. L’ultima commissione sul Caffè Di Simo risale a settembre del 2021: a più riprese è stato chiesto al Comune di farsi avanti per avere un ruolo nella sua riapertura, ma trattandosi di un immobile privato, seppure di alto valore storico, anche questa impresa non è stata facile da attuare.
Ma il Caffè Di Simo, come tornano a testimoniare personaggi del panorama culturale e turistico lucchese, continua a essere, con la sua saracinesca tristemente abbassata, un luogo del presente: un luogo che tutti vedono e non possono godere, e per questo “manca”, ancora più a chi nella vita ha avuto occasione di frequentarlo.
«Al Caffè Di Simo ho cantato, organizzato incontri culturali e anche un concorso lirico – ricorda Silvana Froli, soprano lucchese –. Questo locale manca a Lucca. Manca un luogo di classe, non snaturato, un locale storico come le Giubbe Rosse a Firenze. Nel vecchio Caffè Caselli si faceva cultura e non solo: lì avvenivano incontri in cui si sviluppavano le attività di commercianti e artisti, di letterati, dove si aveva il “metro” del tessuto economico e artistico. Vorrei che questo luogo tornasse a essere un caffè letterario, c’è l’esigenza di un luogo di incontro dove puoi prendere un caffè che non sia “mordi e fuggi”. Adesso – sottolinea – ci sono i soldi del comitato per le celebrazioni del centenario pucciniano. È vero che il Di Simo è un bene privato, ma credo che sia possibile trovare un accordo per restituirlo alla città. Lì dentro c’è la storia di Lucca e di Puccini. Credo – conclude – che la formula migliore sarebbe una gestione pubblica, comunale, dando poi in appalto il bar, che potrebbe anche diventare un’occasione per giovani meritevoli che escono da scuole alberghiere, ma anche per ristorazioni di qualità».
Il Di Simo manca anche a chi, come Gabriele Calabrese, storico e guida turistica della cooperativa Turislucca, ogni giorno conduce i turisti negli itinerari di conoscenza della città. «Dagli Stati Uniti – premette Calabrese – già riceviamo richieste da gruppi che vogliono venire a Lucca nel 2024, centenario dalla morte di Puccini. Anni fa avevo pensato a un itinerario musicale a Lucca, e lo stiamo facendo, soffermandoci in vari punti della città e in ognuno facendo sentire musiche che ne evocano il passato: dalla musica del ’600 a Puccini, Catalani, Boccherini, Chet Baker e i Rolling Stones. Ma al Caffè Caselli non possiamo fermarci, perché è chiuso. Invece sarebbe il luogo perfetto in cui poter creare momenti musicali, anche per i turisti: molti ce lo chiedono. Il Di Simo manca come luogo fisico. Credo che la migliore gestione per questo locale sarebbe privata: nel pubblico ci sono cose che funzionano ma anche altre che non funzionano perché rimangono invischiate nella burocrazia».
«Sarebbe bello che il Caffè Di Simo tornasse a vivere – dice Ilide Carmignani, traduttrice e autrice lucchese, oltre che organizzatrice di rassegne per il Salone del Libro di Torino –. È un luogo storico che fa parte del paesaggio non solo artistico ma anche culturale di Lucca. Personalmente, lo ricordo come un luogo aperto: potrebbe essere usato per manifestazioni culturali, ma anche come luogo dove i lucchesi vanno a chiacchierare, o dove potresti portare qualcuno a prendere un caffè nel cuore della nostra tradizione. Mi è capitato di accompagnare autori a Lucca e di essermi interrogata sul luogo migliore in cui condurli. Il Di Simo è un luogo speciale di Lucca e una sua ricchezza».l
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