Il Tirreno

Lucca

Patrizia Ricci, un abito per Lucca. «Sostenete anche noi privati»

La stilista Patrizia Ricci all’interno dell’atelier (Foto Sernacchioli)
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La stilista Patrizia Ricci all’interno dell’atelier (Foto Sernacchioli)

La stilista parla della sua esperienza di apertura dell’atelier ai visitatori «Non denigriamo i turisti di massa, ma aggiungiamo quelli di fascia più alta»

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Eccola un’altra ambasciatrice che promuove Lucca puntando sulla storia e l’identità del territorio. È Patrizia Ricci, che dal 1987 porta avanti insieme al padre Piero l’Atelier di sartoria conosciuto e apprezzato anche all’estero. Innamoratissima della città, dà il suo contributo per offrire agli ospiti quanto di meglio si possa trovare nel mondo del bello e dell’artigianato. Con una iniziativa che è sperabile faccia da apripista, Ricci ha aperto il suo atelier in via Burlamacchi anche al flusso turistico. Accompagnati da guide, singoli e piccoli gruppi possono ammirare lo splendido palazzo Cittadella oggi Mazzarosa, del 1300, con i suoi soffitti decorati e dipinti, gli arredi di antiquariato e di fattura rigorosamente artigianale, le sue creazioni di sartoria, il laboratorio in cui si produce tessuto al telaio. E a questi tesori che affascinano il visitatore lasciandolo a bocca aperta, la stilista aggiunge le proposte di altri artigiani lucchesi come gli accessori di pregio nella pelletteria e, soprattutto, le luci di design che escono dal genio di Emiliana Martinelli. Non basta: ci sono anche dipinti che a volte formano una vera e propria mostra. Convinta che fare sistema, collaborare, creare una rete sia un’arma vincente, non di rado Ricci propone sfilate non soltanto nel suo atelier, ma anche in altre manifestazioni. Recentemente ha ospitato anche la presentazione di libri, come quello di Gianfelice Facchetti sullo stadio di San Siro. Ora aspetta le signore che accompagnano i mariti alla rassegna “It’s tissue”, in corso al Real Collegio. «Mi ha fatto i complimenti anche il ministro del Turismo, Massimo Garavaglia. I privati possono dare una mano a fare conoscere quanto di meglio la città può offrire. Magari andrebbero stimolati e sostenuti di più, e forse inseriti in un progetto che li mette in rete. Noi cerchiamo di farlo con le nostre forze. Sono sola, è una gran fatica, ma appaga vedere i visitatori ammirati mentre seguono la lavorazione al telaio, o si soffermano su strutture e arredi del palazzo».

Identità, arte, storia, tradizione e qualità. Ma vanno bene per una città che ha un flusso turistico in gran parte mordi e fuggi?

«Non credo sia giusto denigrare quel tipo di presenze. Intanto chi viene comunque promuove e dà ulteriore fama e visibilità a Lucca. Poi è fonte di occupazione, lavoro e guadagno. Se i soldi si fermano qui, girano per tutte le attività, anche quelle più selettive. Credo semmai che sia venuto il momento di aggiungere a questo flusso gli arrivi di fasce più attratte dalle proposte di qualità e identitarie, che possiamo offrire come poche altre città d’arte al mondo. Accanto alle due manifestazioni principe, Summer e Comics, dobbiamo sapere offrire un progetto e un programma di richiamo internazionale per Puccini, Boccherini e i grandi musicisti lucchesi. E anche recuperare le affascinanti scoperte dell’archeologia».

Il pacchetto è ancora incompleto?

«Direi che si potrebbe e dovrebbe offrire di più e di meglio, mutuando la capacità manageriale di chi ha portato Summer e Festival all’eccellenza. Sì, Lucca può offrire un pacchetto davvero completo, da calendarizzare su tutti i mesi dell’anno per evitare il mortorio da novembre a Pasqua. E da promuovere con largo anticipo. La prima occasione passa dalle celebrazioni per il centenario della morte di Puccini, che dovrebbero avere al centro i luoghi del maestro in città e nel territorio provinciale, oltre alle sue opere. Non vedrei male una struttura snella che progetta, coordina e programma, possibilmente liberata per quanto possibile dai tempi della burocrazia».

Quali vantaggi e svantaggi ci sono a operare nel centro storico?

«La carenza di parcheggi e le difficoltà di accesso sono problemi che rileviamo ogni giorno. Gli stranieri sono più abituati a camminare, gli italiani meno. Ci vorrebbero più posti per la sosta in centro, a prezzi accessibili. Chi viene da lontano o dall’estero non apprezza poi i tempi di percorrenza se viene in treno da Firenze. E ora si aggiungono le peripezie per arrivare da Viareggio, via Pisa, per i lavori sulla linea. Le carenze nella rete infrastrutturale penalizzano parecchio. Pesano poi le tasse comunali e la qualità dei servizi, in particolare per la raccolta dei rifiuti. Il vantaggio principale di lavorare nel centro storico è invece il centro storico stesso. È per vedere la città dentro le Mura che la gente viene comunque. Il turista ama i nostri ritmi, gli piace vedere una città vera e non un museo. Però per vitalizzare la parte storica della città si potrebbe fare di più».

Da dove partirebbe?

«Dalle agevolazioni e da una politica mirata a recuperare gradualmente residenza, in particolare di giovani. E dal riutilizzo di tanti immobili pubblici che sono veri e propri quartieri oggi in degrado, come la Manifattura, la caserma Lorenzini e la palestra Bacchettoni. Non aggiungo il Carmine perché spero che davvero si parta con il rilancio, grazie alla nuova gestione. Ma non sarà facile riavere il mercato vivo e vivace. Recuperare il Carmine vuole ridare il suo cuore alla città. Un obiettivo che avvicinerebbe anche il ritorno dentro le Mura del mercato ambulante. Dicono che non ci sono gli spazi. Ma si è pensato all’anello delle Mura, o anche alla Manifattura o alla Bacchettoni? Abbiamo complessi che tante altre città ci invidiano, rivitalizziamoli con nuove funzioni che considerino l’artigianato, l’arte, la cultura, la socializzazione sulla base di un progetto complessivo. Che peccato aver perso lo sbarco della Tagetik alla Manifattura».

Centro storico superstar, ma molti ne criticano la cura e l’arredo complessivo.

«Soprattutto di sera e nei fine settimana la città non appare molto pulita, si dovrebbe intervenire. E si dovrebbe migliorare nel complesso l’immagine attraverso il rispetto delle regole sugli arredi. Parte pubblica e privati dovrebbero trovare un’intesa per offrire belle strutture nei mercati che si fanno dentro le Mura. Sarebbe poi auspicabile un’azione incisiva per riportare qualità e ridare smalto al mercato antiquario. Fondamentale infine è l’aspetto della sicurezza: dispiace dirlo, ma episodi reiterati di risse e violenze allontanano la gente dal centro».

Riesce a trovare collaboratori qualificati in un momento in cui sembra che sia difficilissimo reperirli?

«I giovani dobbiamo formarli noi, in atelier. Gli stagisti che arrivano dalle scuole in genere non sono preparati come ci si aspetterebbe. Trovare personale che sappia lavorare come si deve nell’artigianato è un problema serio».

È vero che il centro storico è il principale polo di attrazione, ma Lucca è bella anche per il suo verde e i paesi fuori delle Mura.

«Certo, sono l’altra grande attrazione. Ma il verde, a partire dai parchi fluviali, richiederebbe più cura. C’è la possibilità di ricorrere ai lavori socialmente utili? Se è possibile facciamolo e rendiamo attrezzati, belli, accoglienti e sicuri i parchi del Serchio e del Nottolini, facendone un altro fiore all’occhiello».

Lei ha una figlia ventenne. Cosa le dice della città?

«Purtroppo che offre poco o nulla. Per lo svago i giovani vanno altrove e qui non trovano spazi culturali e di aggregazione, biblioteche aperte anche la sera, piccoli teatri. E se non si rivolgono a strutture private, trovano difficoltà anche per fare sport. A partire dal nuoto: possibile non avere una piscina pubblica adatta anche alle gare? Un tempo avevamo almeno la Casina Rossa, d’estate. Ora è chiusa anche quella. Come il Caffè delle Mura».

Se fosse sindaco, quale priorità avrebbe?

«Rendere la città più viva con un impegno serio per portare residenza e agevolazioni, unito alle iniziative dei privati come in Chiasso Barletti, per riavere attività nei troppi fondi sfitti».

“Come eravamo”, allora.

«Sì, a me piacerebbe rivedere una città viva e vivace come la ricordo».


 

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