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Un tesoro sotto i nostri piedi, Zecchini: «Puntiamo sull’archeologia»

Un tesoro sotto i nostri piedi, Zecchini: «Puntiamo sull’archeologia»

LA LUCCA CHE VORREI. Parla il professore, autore di alcuni fra i più importanti ritrovamenti: «Perse tante occasioni, è un settore che fa arrivare turisti tutto l’anno»

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Non c’è soltanto il centenario della morte di Puccini, nel 2024, a offrire alla città un’irripetibile occasione per promuovere un programma di grande richiamo internazionale e puntare a un’ulteriore opzione per attirare turismo. C’è un’altra carta da giocare, di fenomenale impatto, che nasce dall’identità e dalla storia del territorio: l’archeologia. Non ha dubbi il professor Michelangelo Zecchini, archeologo noto per le sue scoperte e gli scavi che hanno portato tra l’altro alla luce le fattorie di epoca romana a Fossa Nera, il tempio ligneo al Frizzone, ma anche la fortezza di Castruccio Castracani sotto piazza Napoleone e il torrione con una cinquantina di metri delle Mura del 1.200 sotto Palazzo Poggi, nella zona di via della Rosa. Pareva che questo enorme patrimonio fosse destinato all’oblio e all’abbandono, ma la nuova organizzazione degli uffici e delle sezioni della Soprintendenza a Lucca cambia completamente lo scenario.

«Abbiamo la fortuna – dice Zecchini – di avere a capo dell’ufficio Angela Acordon che segue e incoraggia il lavoro di una squadra di prim’ordine formata da quattro giovani archeologhe preparate ed entusiaste come Nella Chiarenza per Lucca e la Piana, Giorgia Di Paola per la Media Valle, Marta Colombo per la Garfagnana e Giulia Picchi per la Versilia. Sono impegnatissime e determinate nella ricerca e nella tutela dei tesori di cui il territorio dispone e agiscono con grande collaborazione anche nei confronti di privati e enti. Ora possiamo recuperare il tempo perduto».

Centenario di Puccini, rilancio della “Pompei rurale” nella Piana e di tutte le altre sensazionali scoperte che si possono fare anche dentro le Mura: ci sarebbe tutto per il tanto atteso cambio di passo nella valorizzazione e promozione delle risorse identitarie. Non sarebbe più utopia chiedere e ottenere il riconoscimento come “capitale della cultura”.

«Per il centenario della morte del Maestro sono a disposizione risorse ingenti e dobbiamo confidare che il comitato organizzatore lavori con competenza e celerità per progettare non solo cerimonie e iniziative per il 2024, ma per fare proseguire nel tempo questa programmazione in città e su tutto il territorio provinciale. Nel campo dell’archeologia è tornata poi tanta voglia di fare, con grande disponibilità della Soprintendenza. Sì, Lucca ha due occasioni formidabili, a patto che non le sprechi come è accaduto nel recente passato».

A cosa si riferisce?

«Alla mancanza non solo di un progetto, ma nemmeno di un’idea per celebrare nel 2020 i 2.200 anni dalla fondazione della città-municipium. È incredibile come gli enti pubblici e i loro amministratori non abbiano afferrato la portata che avrebbe avuto proporre un programma per la città del triumvirato di Cesare, Pompeo e Crasso. Certo, c’è stata la pandemia, ma per un evento del genere occorreva muoversi con largo anticipo. Sono mancate attenzione e forse consapevolezza. Del resto era già accaduto quando era stato deciso di ricoprire la fortezza di Castruccio, che proponeva la più grande concentrazione di resti medievali scoperta e conosciuta. Avevamo proposto di riservare appena cento metri quadri, dieci per dieci, per l’accesso e la visita dalla parte di piazza XX Settembre, ma il veto autolesionistico dei commercianti ebbe la meglio sulla popolazione che pure dalle transenne seguiva affascinata i lavori, quasi un pubblico da stadio. Un referendum disse che i lucchesi all’80 per cento volevano che i reperti restassero visibili, ma non ci fu niente da fare».

Il vento è cambiato in Soprintendenza, ma negli enti, nei politici e negli amministratori?

«Lo vedremo presto con la prossima amministrazione. Intanto bisogna lavorare per ricostruire la rete di volontari che era stata fondamentale per gli scavi del recente passato. Non è facile, ma si può contare sull’entusiasmo di tante persone innamorate della storia del proprio territorio. Nella Media Valle già possiamo contare ad esempio sulla collaborazione di un personaggio unico come Virgilio Contrucci, camerlengo della Vicaria Val di Lima, che conosce palmo a palmo una zona che ha tesori di eccezionale rilevanza».

Ci sono state tante polemiche per la mancata valorizzazione delle scoperte. Si è parlato a lungo di reperti di grande valore finiti negli scantinati dei musei. O delle alzate delle fattorie romane ricoperte dalla vegetazione.

«La situazione è migliorata. A Villa Guinigi è visitabile una sezione di pregio con i materiali ritrovati in tanti scavi. Semmai il problema è la pubblicizzazione. Nel museo territoriale di Capannori ci sono i reperti dello scavo del Frizzone e il tempio ligneo, trasportato lì dopo il mirabile recupero fatto a Prato. Per la Pompei rurale abbiamo una documentazione enorme e la fattoria romana principale è stata consolidata per preservarla. È ancora in piedi. Insomma, la materia prima non manca. Ora dobbiamo farla conoscere di più. Al tempo degli scavi di Fossa Nera arrivammo ad avere 15.000 visitatori in una stagione».

La fine del Porto della Formica a San Concordio non sembra confortare.

«L’attenzione e la sensibilità delle amministrazioni sono calate, lo dimostra il fatto che nel piano operativo non si fosse considerata la presenza, nella zona di via Squaglia, di una delle più grandi necropoli etrusche, da tutelare. Meglio va con le oltre cento fattorie di epoca romana di Fossa Nera, la più grande concentrazione in Italia. Ne abbiamo scavate quattro, a campione, ma sono state individuate tutte le altre. In superficie affiorano strutture. Non solo. Nell’area ci sono rilevanti insediamenti dell’età del bronzo, sappiamo dove sono e la Soprintendenza mostra grande interesse per ripartire con gli scavi».

Sfugge il motivo per cui Lucca abbia finora così poco creduto nei tesori dell’archeologia che possiede.

«Eppure basta vedere il flusso e l’attenzione che richiama un piccolo sito come la domus romana all’angolo tra via Battisti e via San Giorgio per rendersi conto di quale risorsa avremmo. Mi voglio augurare che nasca una nuova consapevolezza e si parta con la valorizzazione e la promozione necessarie. Mi sorprende che la politica abbia finora sottovalutato come l’archeologia può portare turismo tutto l’anno. Già ora basterebbe creare un legame tra le strutture museali che raccolgono i reperti e i luoghi da cui provengono, con percorsi e itinerari. Sarebbero frequentatissimi. È stato fatto un lavoro importante, i frutti ci sono. All’impegno della Soprintendenza ora va unita una nuova sensibilità degli amministratori sulle origini della città e quanto possono essere di richiamo, oltre che di arricchimento culturale. Un grande supporto potrebbe venire anche dall’imprenditoria privata, se passasse il concetto che l’archeologia porta visitatori, fama e ricchezza».

Se Zecchini fosse sindaco, quali priorità avrebbe?

«Intanto darei una veste più consona al nostro patrimonio immenso di architettura e a monumenti come le Mura nel rapporto tra il centro storico e l’immediata periferia. Eliminando in ogni modo il transito dei Tir sulla circonvallazione. Poi punterei con tutte le competenze e le risorse a disposizione sulla valorizzazione dei nostri tesori identitari in campo culturale, ampliando il sapere e la promozione. Punti di partenza Puccini e la musica, insieme al sistema museale collegato anche all’archeologia. Al tempo stesso lavorerei a un progetto complessivo per il recupero e la rivitalizzazione dei grandi immobili pubblici, parti di città oggi morte. Potrebbero diventare tra l’altro grandi centri di fruizione e produzione culturale. Nella ex Manifattura, scavando per i lavori di recupero, troveremmo sicuramente una gran quantità di reperti di valore. Nell’immobile potrebbe poi sorgere un centro che li accoglie e li espone».l

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