Sicurezza
Nessuno vuole le terme: ancora deserto il bando
Non sono state sufficienti le agevolazioni sugli affitti e sull’importo dei lavori Gli imprenditori interessati scoraggiati anche dal rincaro di energia e materiali
BAGNI DI LUCCA. Niente da fare, anche il nuovo bando per la concessione delle Terme, per 25 anni, è andato deserto. Non è bastato ridurre il canone di affitto e l’importo dei lavori necessari per il restauro, che il gestore avrebbe pagato scontando la somma dal canone annuo dovuto, abbassato a 38.400 euro, azzerato per il primo anno e ridotto del 50 per cento nel secondo. Né è stato sufficiente rivedere l’impegno economico che sarebbe stato servito per ristrutturare gli immobili Jean Varraud e Casa Boccella e ottenere un altro milione e 200mila euro di fondi pubblici da destinare al recupero dello stabile Jean Varraud.
Di fronte al quadro economico compromesso dalla crisi seguita alla guerra in Ucraina, all’aumento esponenziale dei costi del metano e dell’energia elettrica, nonché dei materiali necessari per i lavori gli imprenditori che pure avevano manifestato interesse si sono ritirati. Come è accaduto non solo a Bagni di Lucca, anche per i bandi per la gestione di piscine. Impianti che richiedono investimenti ingenti per il recupero e impongono costi fuori mercato per la gestione ordinaria non sono più appetibili per i privati, per niente intenzionati ad accollarsi anche l’onere dei lavori di ristrutturazione e messa norma.
Opere che alle Terme saranno comunque necessari perché non sarà altrimenti possibile, per alcun soggetto, avere autorizzazioni e convenzioni per trattamenti e cure termali. Strutture murarie cadenti a parte, vanno rifatti di sana pianta l’impianto per l’aerosol e la sala della nebbia per la cura dei bambini. Ma vanno completamente rifatti anche gli impianti elettrici, idraulici e di riscaldamento. Una strada obbligata che scoraggia il privato, in particolare in questo momento. Il periodo elettorale può indurre a promesse di soluzioni immediate e miracolistiche, ma è un fatto che, nelle condizioni attuali, le Terme non possono ottenere i permessi per ripartire. Decenni di trascuratezza, di investimenti sbagliati di cospicui fondi pubblici in altri stabilimenti poi abbandonati e in degrado, hanno portato ad una situazione che solo la mano pubblica sembra poter risolvere. Sempre che si predisponga in tempi brevi un progetto di recupero e rilancio di grande respiro, in grado di ottenere fondi pubblici dal Pnrr e da altri bandi governativi e regionali. Un complesso ristrutturato, a norma, funzionale e accogliente può attirare gestori che, pagato il canone, pensano legittimamente al bilancio e ai guadagni. Imprenditori che invece scappano e continueranno a scappare, almeno fino a quando la crisi non sarà superata, spaventati dai costi di recupero che non intendono accollarsi per eseguire, nel giro di tre anni, lavori di straordinaria manutenzione, restauro e riqualificazione. Inderogabili anche se la gestione venisse rilevata da un soggetto pubblico. Se conforta constatare il successo ottenuto dalla riapertura del Bagno Bernabò e l’interesse per rilevare ora la gestione del Bagno alla Villa, elementi che confermano quanto attraggano le cure termali, impone invece nuove strategie e nuove filosofie l’azione per arrivare al restauro e poi alla gestione delle Terme.
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