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La rinascita dello stabilimento Bernabò: il piano di recupero e i nuovi servizi
Con l’arrivo dell’autorizzazione regionale adesso si potranno fare cure termali con le acque note da mezzo millennio
BAGNI DI LUCCA. C’è la data: sarà inaugurato sabato 23 aprile lo stabilimento Bernabò nel quale, grazie all’arrivo dell’autorizzazione regionale, sarà ora possibile fare cure termali con le acque salubri note fin dalla fine del 1500 soprattutto per guarire le malattie delle pelle. Tanta gente che, per esempio, soffre di psoriasi, potrà trovare ristoro senza dover ricorrere a centri termali più lontani.
La presentazione delle opere di recupero, della storia e soprattutto dei servizi del Bagno Bernabò, si è svolta nel salone del Casinò di Ponte a Serraglio. «Questa scelta vuole consentire una maggiore affluenza in sicurezza – spiega Gabriele Ferrari, gestore del Bernabò e operatore del settore con gli stabilimenti termali di Cervarezza Terme, in provincia di Reggio Emilia – tra l’altro chi verrà potrà trovare facilmente parcheggio nell’area intorno a Villa Fiori, collegata alla sponda destra della Lima, dove si trova il Casinò, dalla passerella sul torrente».
Dopo la presentazione ci sarà la visita allo stabilimento, a Bagni Caldi. Nel Casinò si terrà durante la presentazione il convegno “Terme, Cultura, Turismo: il rilancio di Bagni di Lucca”. All’inaugurazione ci saranno i saluti del sindaco Paolo Michelini e dell’assessore alle terme Carlo Giambastiani, oltre a quelli dei nuovi gestori della struttura, di cui il dottor Serafino Viviani sarà il direttore sanitario. Nel convegno ci saranno interventi sul tema “Le acque e la storia geologica” a cura di Giampiero Venturelli, e sugli “Effetti terapeutici acque sorgenti Bernabò” a cura di Rosanna Carbognani. Seguirà l’inaugurazione vera e propria, con una visita allo storico stabilimento con l’illustrazione delle vicende del complesso da parte di Virgilio Contrucci.
Nel volume che Marcello Cherubini e Massimo Betti hanno dedicato a Bagni di Lucca, si ricorda che nel 593 la Repubblica lucchese autorizzò la costruzione di una piccola fabbrica termale, affidata alla custodia di un uomo detto bagnarolo. La Repubblica era stata incoraggiata dal parere del collegio medico, che aveva esaminato il caso della guarigione da una bruttissima forma di malattia della pelle di un certo Nicolò Bernabò, pistoiese, venuto ai Bagni di Lucca nel 1578 per curarsi: «Costui aveva preso casa a Ponte a Serraglio e tutte le mattine – scrivono Cherubini e Betti – si recava al Bagno San Giovanni accompagnato dalla moglie che, giovane e ambiziosa, mal sopportava un marito infermo e piagato nel corpo. Un giorno l’infermo fece da solo la salita che dal paese porta al Bagno e cadde nel terreno melmoso nei pressi della sorgente della Rogna. Poco mancò che non morisse: con grande fatica riuscì a non lasciarsi soffocare dalla melma. Anzi notò che le sue piaghe erano quasi del tutto guarite a contatto con la melma resa calda dall’acqua termale che lì scaturiva. Il caso fu quindi esaminato dagli illustri medici e fisici lucchesi Matteo Pissini e Vincenzo Bandinelli, ai quali non rimase che riscontrare l’avvenuta quasi completa guarigione del malato».
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