Il Tirreno

Lucca

I bambini del Vajont riabbracciano Bagni

Emanuela Ambrogi
La foto di gruppo davanti al Circolo dei Forestieri
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La foto di gruppo davanti al Circolo dei Forestieri

Festa e commozione per la delegazione arrivata dal Veneto a 59 anni dalla tragedia 

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Germano Rimini, uno (all’epoca) dei bambini di Longarone ospitati da Bagni di Lucca dopo il disastro del Vajont, ha un ricordo nitido dei giorni passati nell’affetto e nella solidarietà di Bagni di Lucca: «Ho ancora la capannina del Natale che mi fu regalata durante il soggiorno nel 1968» dice commosso alla cerimonia che ricorda lo storico gemellaggio tra le due cittadine. Ma come lui, è commossa tutta la delegazione arriva da Longarone soprattutto per festeggiare Mario Lena, lo storico sindaco che nel 1964 volle a tutti i costi fare qualcosa in concreto per la popolazione duramente colpita dall’alluvione.

La giornata del gemellaggio non è stata un rituale, si sono respirate amicizia e solidarietà e si sono visti anche lacrimoni a stento frenati dal prefetto Francesco Esposito (che conosce bene la gente di Longarone per aver prestato servizio anche Belluno) e il vicesindaco Sebastiano Pacini, che a Longarone, il 9 ottobre, ci sarà, ha assicurato, comunque vadano le elezioni. All’incontro non è mancato l’ex sindaco Massimo Betti, anche lui molto attivo nel sostenere il gemellaggio.

Il primo appuntamento della delegazione di Longarone è stata la visita a casa di Mario Lena, oggi 97 anni, dove c'erano anche i due figli Luca e Andrea. Da lui sono andati il sindaco Paolo Michelini, il vice Sebastiano Pacini, il sindaco di Longarone Roberto Padrin, l’assessore veneta Manola Sacchetta e due ex bambini, alpini, di Longarone, Sergio Salvador e Germano Rimini, che sono stati per due anni consecutivi per un periodo estivo in vacanza a Bagni di Lucca. A Lena è stata regalata una scultura in rame costruita dall'artista Giuseppe Levi. Toccante poi l'incontro che si è tenuto nella biblioteca comunale al quale hanno partecipato il prefetto Francesco Esposito, il questore Alessandra Faranda Cordella, il gruppo degli alpini di Bagni di Lucca, il consigliere comunale Silvano Salotti, i rappresentanti dei Lucchesi nel Mondo e dei Longanoresi del Mondo oltre a ufficiali della Guardia di Finanza. L'incontro è stato aperto da Marcello Cherubini, presidente della fondazione De Montaigne. Tra gli alpini di Bagni di Lucca anche Fabrizio Balleri il quale ricorda bene il lavoro e l'impegno del padre Franco, al tempo consigliere comunale e capogruppo degli alpini. «Avevo vent'anni – dice –. C'erano È e mio padre. Siamo tornati tante volte a Longarone, con questa comunità il rapporto è molto forte».

A unire Longarone e Bagni di Lucca, l’esperienza vissuta al nord per la tracimazione dalla diga del Vajont e il timore in Val di Lima per il progetto, poi non realizzato, della costruzione di una diga a monte, nella zona di Tana Termini, per raccogliere le acque e portarle alla centrale Valdarno a Borgo a Mozzano. «Finalmente siamo arrivati a questo giorno – commenta Sergio Salvador, ospitato a Bagni di Lucce nel periodo estivo nel 1968 e 1969 –. Avevamo deciso questo incontro per il 2020, ma la pandemia ha fermato tutto. È stata davvero grande l'emozione di rivedere Mario Lena dopo così tanti anni. Ricordo ancora le gite che vennero organizzate per noi bambini per visitare Viareggio, il parco di Collodi, e altre città vicino a Bagni di Lucca. Con Sebastiano Pacini e Silvano Salotti il rapporto di amicizia si è fatto più forte, ci sentiamo anche nel corso dei mesi. Ricordo che alloggiavamo all'albergo Roma e vedo come fosse adesso il giardino con la vasca delle trote. Sono tornato con la mia famiglia nel corso degli anni a salutare anche il proprietario dell'albergo».

Salvador aveva quattro anni quando la sera del 9 ottobre 1963 venne chiamato dal fratello Pierfelice, 14 anni. Quella sera restarono orfani del padre Amedeo che aveva 41 anni, chiamato al lavoro per una sostituzione alla diga. Un destino crudele. Anche Germano Rimini ricorda le gite organizzate dal Comune di Bagni di Lucca per far sentire meno dolore a questi bambini così colpiti. «Furono belli i giorni passati a Bagni di Lucca, ho ancora nel cuore la gita organizzata all'isola d'Elba, le giornate passate al mare a Viareggio – ricorda –. Bagni di Lucca fu un abbraccio di amore e solidarietà per farci soffrire un po' di meno. Alloggiavamo all'albergo Roma, al capoluogo. La sera della tragedia io persi una sorellina che aveva quattro anni (io ne avevo otto) e la mia mamma. Mio padre era al lavoro in fabbrica. Fui tirato fuori dalle macerie dai soccorritori, forse a salvarmi fu il materasso. Mi ruppi un braccio e venni ricoverato un mese in un ospedale a Firenze. La sera della tragedia persi anche i nonni materni e paterni. Sono cresciuto con la sorella di mio padre che ancora oggi, a 92 anni, è la mia mamma». Alcuni alpini longaronesi erano arrivati con le mogli nel pomeriggio di sabato e hanno avuto la possibilità di fare una visita in centro e a Ponte a Serraglio. Dopo l'incontro alla chiesa anglicana si è tenuto un pranzo al ristorante Circolo dei Forestieri. L’iniziativa ha avuto la collaborazione della ditta Geonova.

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