Italia
Tambellini torna e fa il bilancio: «Lascio un Comune migliore»
Il sindaco rientrato a palazzo Orsetti dopo essersi rimesso dall’incidente in Vespa: «In questi dieci anni la città è cresciuta». Il rammarico è la Manifattura
LUCCA. Dopo l’incidente in Vespa che lo ha costretto a tre giorni d’ospedale e a qualcuno in più a casa, ieri il sindaco Alessandro Tambellini è tornato a palazzo Orsetti. «Ho preso una bella botta, ma ho la giusta tempra» scherza il primo cittadino, apparso in ottima forma, nell’incontro organizzato di fronte ai giornalisti per presentare il bilancio di fine mandato. Le cose fatte in questi dieci anni alla guida di Lucca diventeranno oggetto di una campagna di comunicazione veicolata attraverso 35mila opuscoli che arriveranno nelle case dei cittadini. Ci sono anche un migliaio di opuscoli in cui si scende nel dettaglio dell’attività svolta e una decina di spot (vedi box).
A pochi mesi dall’addio a palazzo Orsetti (le elezioni si terranno il 12 giugno) Tambellini rivendica con orgoglio il buon governo della città. «Sono stati anni complessi, soprattutto all’inizio – dice –. C’era una condizione di bilancio complessa, il Piuss da portare avanti e altre questioni in sospeso. È stato un lavoro duro e complicato che alla fine ha dato delle soddisfazioni. Ora lasciamo le cose in ordine per chi verrà , chiunque esso sia».
Il sindaco ripercorre a volo d’uccello tutte le questioni affrontate nei suoi due mandati: dai progetti per la riqualificazione delle periferie alle alla modernizzazione della rete viaria; dagli eventi culturali (cita gli Stones, i Comics e l’ultimo concerto di Morricone, che si è tenuto proprio a Lucca) all’interesse crescente per il centro storico anche da parte di italiani e stranieri; dal sostegno che si è cercato di dare alle imprese durante il Covid o dal punto di vista urbanistico all’impegno per le questioni sociali (unioni civili, accoglienza verso i migranti, tematiche di genere).
«Certo – dice il sindaco – nel novero delle attività che abbiamo affrontato ci sono alcune questioni irrisolte. Una è legata alla Manifattura, anche se confidiamo che sia ben instradata e possa dare esiti fruttuosi. Il Carmine, invece, dopo l’ultimo bando sembra ben avviato verso una rinascita».
«La città è cresciuta negli anni – prosegue il sindaco – è cresciuta la popolazione, sono cambiate le necessità e le urgenze. Credo, come amministratori e prima ancora come uomini e donne, che siamo riusciti nell'intento di dare risposte chiare e utili a chi ha chiesto il nostro aiuto. Amministrare non significa solo intervenire sulle emergenze, cosa che abbiamo fatto anche e soprattutto durante i durissimi mesi che abbiamo vissuto a causa della pandemia. Amministrare significa restituire ai cittadini e alle cittadine una città migliore di quella che avevamo trovato. Significa portare bellezza, cultura, istruzione, attenzione, cura e decoro. Significa crescere insieme e alla stessa velocità».
Due parole sulle prossime elezioni e sulla mancata partecipazione di Giorgio Del Ghingaro, sindaco di Viareggio che per settimane è sembrato in procinto di scavallare il Quiesa. «Il trambusto non rientra nel mio stile – dice il sindaco – Io sono per la chiarezza». Sulle richieste di risarcimento avanzate nei confronti del comitato San Concordio e del capogruppo 5 Stelle Massimiliano Bindocci, il sindaco dice: «Ci sono dei limiti che credo non debbano essere superati. Non si può essere accomunati a Putin. Nel caso di Bindocci la richiesta è fatta a titolo personale e prevede un tentativo di conciliazione. Se uno ritratta e dichiara di aver sbagliato vediamo cosa succede».
G. P.
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