Lutto
La nave per l’America non si presenta: la cartiera risarcita per centomila euro
Sofidel, il colosso di Porcari, vince la causa contro un armatore arabo: doveva spedire a Baltimora 950 bobine di cellulosa
PORCARI. Un risarcimento di centomila euro. È quanto dovrà versare un’azienda araba al colosso lucchese della carta Sofidel – proprietaria, tra gli altri, del marchio “Regina” – a causa del mancato imbarco di 950 bobine di cellulosa dirette a Houston e Baltimora, negli Stati Uniti. L’azienda di Porcari aveva scelto il cargo “Bahri Tabuk” della “Bahri National Shipping Company of Saudi Arabia” con cui da tempo vigeva un accordo commerciale per il trasporto in America di numerose partite di una particolare tipologia di bobine di cellulosa: gli speciali portelloni e le caratteristiche delle stive delle navi arabe di quel tipo erano adatte a quel carico ma – secondo quanto si evince dagli atti del tribunale – la spedizione, prevista da Livorno per l’11 aprile 2018, venne annullata solo sei giorni prima: «A causa problemi inerenti allo spazio nave e relativo stivaggio – questo era il tenore della mail con cui venne comunicata la decisione – la merce da voi prenotata sulla nave in oggetto non potrà essere imbarcata».
IL NUOVO VIAGGIO
Di fronte all’imprevisto Sofidel ha dovuto reperire un’altra nave per noleggiare gli spazi in stiva disponibili per quelle rotte e sufficienti ad accogliere le bobine, trovandosi di fronte a pretese economiche più onerose a causa dei tempi ridotti per la consegna promessa al cliente, trovandosi costretta a corrispondere al nuovo vettore un nolo cinque volte più elevato – 501.872 dollari contro circa 100.000 – oltre ad affrontare le spese accessorie maturate per le giacenze delle merci e i tempi più lunghi per il carico e scarico. La società lucchese – recitano gli atti – «ha dedotto di aver sostenuto ulteriori costi aggiuntivi per 134.213,55 euro (di quali 8.853 euro per la sosta merce dal 12 aprile al 30 aprile 2018 in porto e 97.500 per selle in legno che, tuttavia pacificamente non furono poi utilizzate per il carico)». La nave alternativa è stata individuata nella Vectis Aegle ed è salpata alla volta degli States qualche settimana dopo rispetto al cronoprogramma iniziale della cartiera. La soluzione alternativa di Bahri, invece, era per il 15 maggio. Oltre un mese dopo.
LA SENTENZA
L’azienda lucchese, assistita dall’avvocato Vittorio Canepa, aveva inizialmente ottenuto il sequestro conservativo della nave, subito rinunciato contestualmente al rilascio di una garanzia da parte degli assicuratori della compagnia di navigazione, mentre erano in corso le trattative per un accordo bonario: successivamente, però, ha dovuto proporre l’azione dinanzi al tribunale per il risarcimento dei danni subiti, oltre 600.000 euro, pari alle spese sostenute per individuare la soluzione alternativa. L’armatore arabo – difeso dai legali Pietro Palandri e Filippo Pellerano di Genova e da Nino Saccà – ha inizialmente eccepito che il giudice italiano non fosse competente a decidere la causa, indicando alternativamente quello arabo o un arbitrato negli Stati Uniti. Inoltre ha sostenuto l’infondatezza della domanda di risarcimento ritenendo che nulla fosse dovuto. Il giudice Luigi Nannipieri, invece, ha dapprima confermato di essere correttamente stato interessato dalla causa, e ha poi accertato la responsabilità del vettore – Sofidel ha presentato istanza contro l’agente della spedizione, Delta Agenzia Marittima ndr – liquidando il risarcimento in misura inferiore alle richieste di Sofidel, 100.000 euro, quanto avrebbe incassato se avesse imbarcato le bobine, oltre al rimborso delle spese legali quantificate in 10.018 euro.
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