Sicurezza
Letta ignora Del Ghingaro e loda Raspini: «Lo stimo e appoggio la sua candidatura»
Il segretario Dem ieri in città per parlare del Pnrr: «Dobbiamo evitare una terza recessione provocata dalla guerra»
LUCCA. «Noi non pronunciamo il suo nome». Non siamo nel magico mondo di Harry Potter ma nella sobria città di Lucca, dove si preparano le prossime elezioni amministrative che per il momento vedono come unico candidato Francesco Raspini, vincitore delle primarie e assessore uscente dell’attuale giunta di centrosinistra. Ma sulla consultazione, ancora senza data, incombe la presenza dell’innominato Giorgio Del Ghingaro, sindaco di Viareggio che qualcuno vorrebbe portare nel capoluogo per sparigliare le carte. La visita del segretario del Pd Enrico Letta, a Lucca per il tour dei senatori democratici dedicato al Pnrr, è stata l’occasione per fare il punto sull’eterna novella che unisce i due fronti del Quiesa. Eppure il leader dei Dem si è ben guardato dal pronunciare il nome di Del Ghingaro. «Sulla situazione di Viareggio – ha spiegato Letta stuzzicato dai giornalisti – mi fido della valutazione che faranno il segretario provinciale e il segretario regionale. Sono convinto che le discussioni che verranno fatte a Viareggio porteranno a delle soluzioni. Su Lucca, invece, sono convinto dalla candidatura di Francesco Raspini, persona che conosco bene e di cui ho grande stima. Potrà dare continuità al buon lavoro già fatto dal sindaco Alessandro Tambellini. Una mia visita a Viareggio? Non so come sia uscita questa storia, ma vi assicuro che non è mai stata in programma. Non ci sarà alcun incontro». La segretaria regionale Simona Bonafè ribadisce il concetto: «Per noi le condizioni per un rientro in maggioranza del Pd a Viareggio ci sono – spiega –. Del Ghingaro? Ci aspettiamo che si tenga fede agli impegni presi alle elezioni con i viareggini».
Niente magie, dunque, solo sana (real)politik e del resto non è che ci si potesse aspettare di più dalla visita senatoriale. Chiusa la partentesi locale, Letta si è dedicato alle questioni di carattere nazionale: «Mai avremmo immaginato di vivere una situazione di guerra, morte e distruzione – ha detto –. Lavoriamo col governo Draghi per arrivare il prima possibile a un cessate il fuoco in Ucraina ed evitare che il nostro Paese viva la terza recessione nel giro di dieci anni. Dopo quella del 2008-2011 e quella del Covid, un’altra stagione di crisi e pessimismo innescata dal conflitto sarebbe devastante. Ci sono generazioni di ventenni che non hanno mai vissuto “tempi normali”. Quanto accaduto in questi ultimi anni ci impone un compito ulteriore rispetto al passato: dobbiamo togliere il limite all’orizzonte e imparare a pensare l’impossibile». Tornando al locale: «Lucca – dice il leader Dem – è inserita in un’unica grande area urbana che va da Pisa a Massa, e non ha niente da invidiare alle grandi metropoli in termini di ospedali, università, infrastrutture. Ma è fondamentale avere questa consapevolezza».
Nella sala del Trono di palazzo Ducale ci sono tutti: i senatori Pd (Andrea Marcucci in primis, poi Luigi Zanda, Simona Malpezzi e Alan Ferrari), il presidente della Regione Eugenio Giani, l’assessore regionale Stefano Baccelli, il presidente della provincia Luca Menesini, il presidente del consiglio Francesco Battistini. Si respira unità, cosa non scontata a Lucca.
La comitiva si è poi spostata in piazza San Francesco per un saluto ai militanti del circolo Pd e un pranzo a base di salumi, torta salata e “pasta del pompiere”, sorta di arrabbiata plus. In una mattinata in cui tutto – dalle dichiarazioni agli spostamenti – è organizzato e pianificato, l’unico momento genuino e spontaneo, arriva quando prende la parola Roberto Panchieri, segretario del circolo. Qualcuno teme possa sollevare questioni spinose, tra cui l’affaire Del Ghingaro. In realtà, dopo aver avvicinato a sé Letta, si limita a chiedergli di impegnarsi per fissare la data delle elezioni. Sospiro di sollievo generale. «E Giorgio?», gli chiediamo: «Non lo nominiamo – risponde – sennò si fa il suo gioco».
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