Sicurezza
Autotrasporti, tre imprese verso la cassa integrazione
Favilla (Confartigianato): «Ci sono aziende che pagano i dipendenti con ritardo di sei mesi. Servono misure dal governo»
LUCCA. Iniziano a manifestarsi le prime conseguenze del caro carburante sulle imprese. Tre aziende del comparto lucchese dell’autotrasporto sono pronte ad attuare la cassa integrazione per i loro dipendenti. È quanto risulta a Roberto Favilla, direttore di Confartigianato, che invoca ulteriori misure, oltre alla riduzione operata dal governo di 15 centesimi al litro, per arginare questo trend. «Il nostro settore è in difficoltà per quanto accade da inizio 2022 – dichiara Favilla –. Il fatto che tre aziende, delle quali una con 12 dipendenti, stiano valutando di ricorrere alla cassa integrazione è l’ulteriore conferma. In più, i continui rialzi dei prezzi del gasolio potrebbero spingere tanti autisti a optare per la pensione. A marzo 2020, durante il primo lockdown, gli autotrasportatori sono stati mandati allo sbaraglio per rifornire le grandi catene di distribuzione, raggiungendo anche zone pericolose a livello sanitario. Il comportamento della nostra categoria, all’epoca, risultò impeccabile: credo che ci vorrebbe della riconoscenza per sopperire a quei problemi, esistenti da decenni, ma che stanno emergendo solo in queste settimane». Al di là dello sciopero proclamato dagli autotrasportatori per lunedì 4 aprile, c’è il concreto pericolo che molti tir siano costretti a fermarsi e non per scelta. «Proseguendo su questa china, gli autotrasportatori non avranno più disponibilità economica per fare rifornimento di carburante. Basti pensare che ci sono aziende che pagano i dipendenti dopo sei mesi – aggiunge Favilla, preoccupato dall'andamento del confronto –. Dal governo, rappresentato al tavolo del confronto dal vice ministro Teresa Bellanova, ci aspettiamo altre soluzioni rispetto a quelle adottate. Con l’attuale costo della benzina, serve a poco la riduzione di soli 15 centesimi a litro, così come il credito d’imposta poiché arriveranno agli operatori arriveranno tra un anno e mezzo. Servono misure concrete adesso».
Le richieste di Confartigianato, che si sposano in toto con quelle delle varie sigle sindacali, riguardano diversi aspetti. «Per prima cosa è fondamentale ridurre, almeno della metà, le accise – chiosa Favilla –. In seconda battuta chiediamo l’adeguamento automatico del costo del servizio di trasporto con il costo dei rincari, costi di esercizio obbligatori per contratti verbali, il rafforzamento della norma sui termini di pagamento con autorità certa di controllo e un tavolo delle regole per l’accesso al mercato e alla professione dell’autotrasportatore», conclude il direttore provinciale di Confartigianato.
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